giovedì 27 aprile 2017

Da "A bordo dei dischi volanti" di George Adamsky




Sebirblu, 27 aprile 2017

Nonostante  il  boicottaggio continuo che  il  leggendario  contattista George Adamsky ha subito nel corso delle sue strabilianti testimonianze, in seguito agli incontri extraterrestri, non  possiamo  che  valutare  positivamente  tutta  la  sua  divulgazione.

Uno  dei testi che lui  ha  scritto ‒ "A bordo dei dischi volanti" ‒ scaricabile QUI ed altri QUI  oltre a rivestire un interesse antropologico, delinea i capisaldi di una disciplina spirituale assodata e conosciuta ormai da parecchi ricercatori e confermata anche da altri contattisti come Giorgio Dibitonto nel suo famoso libro "Angeli in Astronave", anch'esso acquisibile QUI.

Dal Cristo è stato detto che dal frutto si vede l'albero, ed è proprio dal primo dei tre messaggi ricevuti da Adamski durante i suoi viaggi a bordo delle astronavi galattiche che emerge tutta la sostanza senza tempo, ed oggi più che mai attualissima, destinata a far riflettere  quanti ancora si ostinano a rifiutare  l'esistenza di altri  Esseri cosmici.




L'Incontro con un Maestro

"Figlio mio, lei è stato condotto qui ed ha potuto vedere ciò che si trova all'interno di uno dei nostri apparecchi più piccoli e della grande astronave-madre. Ha viaggiato a bordo dell'uno e dell'altra, solo per una breve distanza, e tuttavia a sufficienza per acquisire conoscenze importanti, da trasmettere ai suoi simili sulla Terra.

Ha veduto lo spazio aperto, che è costantemente attivo, pieno di particelle in movimento, dalle quali si creano tutte le forme. Non esiste né un principio né una fine. Nell'immensità dello spazio vi sono innumerevoli corpi che voi della Terra chiamate pianeti.

Sono diversi tra loro per dimensioni, come tutte le forme, ma risultano peraltro molto simili al vostro e ai nostri globi. Quasi tutti sono popolati e governati da Esseri come voi e come noi. Mentre alcuni di essi stanno solo adesso raggiungendo una fase atta a poter ospitare forme di vita umana, altri non hanno ancora raggiunto tale stadio di sviluppo.

Lei deve comprendere, infatti, che tutti i mondi sono soltanto delle configurazioni che attraversano un lungo periodo di evoluzione strutturale, dal più piccolo al più grande. Ogni pianeta si muove in coordinazione con un certo numero di altri attorno ad un Sole centrale in perfetta sincronia, formando così un'unità che voi Terrestri chiamate "Sistema".

In ciascun complesso, a quanto abbiamo appreso nel corso dei viaggi, vi sono dodici pianeti. Tale complesso, a sua volta, fa parte di una compagine di altri dodici sistemi dipendenti sempre da un nucleo centrale che può paragonarsi al nostro Sole.

Questi agglomerati formano ciò che i vostri scienziati chiamano "universo-isola". Abbiamo motivo di ritenere che dodici "universi-isola" costituiscano un'immensa unità nella Casa del Padre, il Quale, come dice la Bibbia terrestre, ha "molte dimore"... e così via, all'infinito.

Sul nostro pianeta, e su altri mondi appartenenti alla stessa formazione stellare, la forma che voi chiamate "uomo" si è evoluta ed è progredita intellettualmente e socialmente, passando attraverso vari stadi, sino al punto da apparire inconcepibile ai popoli della Terra.

Tale evoluzione si è realizzata unicamente per mezzo dell'adesione a quelle che voi chiamate leggi di Natura. Da noi, viene invece conosciuta come adeguamento alle leggi della Suprema Intelligenza che presiede al tempo e allo spazio.




Come lei ha visto, noi viaggiamo nel Cosmo con la stessa facilità con cui si attraversa una stanza. Solcare lo spazio non è difficile per coloro che hanno imparato a dominare le leggi in forza delle quali tutti i corpi vivono e si muovono: uomini e pianeti.

Si comprende allora che la distanza tra due mondi non è affatto da intendersi così come la concepite voi Terrestri. Rammenti che un tempo il divario tra le masse di terra del suo pianeta, che voi chiamate continenti, era considerata molto grande, e necessitava parecchio tempo per recarsi dall'una all'altra.

Ora i vostri aerei hanno abbreviato tale distanza, riducendola ad una frazione del tempo che era richiesto in passato: tuttavia le lunghezze dei percorsi sono rimaste immutate. Lo stesso avverrà quando potrete ampliare la vostra conoscenza e apprendere gli ordinamenti che agiscono nello spazio infinito.

Sebbene vi siano alcune differenze nelle condizioni atmosferiche (e nella densità dell'energia; ndr), dovute alla grandezza e all'età del pianeta, in effetti esse sono di poco maggiori rispetto a quelle che si riscontrano sulla vostra Terra tra il livello del mare e una montagna alta alcune migliaia di metri. Certe persone risentono più di altre di tali cambiamenti, ma con il tempo riescono ad acclimatarsi.

Il suo mondo non si trova nella fase più bassa di sviluppo dell'Universo. È il meno evoluto tra quelli del nostro Sistema, ma al di fuori di questo vi sono altri mondi sui quali i popoli non hanno ancora raggiunto il vostro livello, sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista scientifico.

Inoltre, vi sono ambienti in cui il progresso si è spinto molto avanti in campo scientifico, mentre è rimasto ad un infimo livello nella comprensione personale e sociale, anche se è stata raggiunta la conquista dello spazio.

Nella nostra dimensione, i popoli di tutti i pianeti, ad eccezione di quelli della Terra, viaggiano liberamente nello spazio: alcuni solo per brevi distanze, mentre altri superano percorsi assai maggiori e giungono fino ad altri sistemi.

Il vostro concetto della vita e dell'Universo è molto limitato. Di conseguenza, voi avete molte cognizioni errate riguardo agli altri mondi e alla loro composizione: d'altronde conoscete così poco anche di voi stessi!




Tuttavia, è pur vero che da parte di numerosi abitanti della Terra si manifesta un crescente e sincero desiderio di ricerca per una maggiore comprensione. Noi, che abbiamo già percorso il cammino che ora state compiendo voi, siamo disposti ad aiutarvi e a dispensare la nostra Conoscenza a tutti coloro che sono inclini ad accettarla.

Il primo fatto di cui la vostra gente deve rendersi conto è che gli abitanti di altri pianeti non sono diversi, fondamentalmente, dagli uomini terrestri. (esclusa la consistenza energetica che è più rarefatta di quella fisica; ndr). In essi, lo scopo della vita è in sostanza identico al vostro.

Nel genere umano, per quanto possa essere nascosto in profondità, esiste il desiderio di elevarsi a qualcosa di più alto. Il vostro iter scolastico sulla Terra, in un certo senso è modellato sul progresso universale della vita.

Infatti, nelle vostre scuole, voi progredite di classe in classe e di studio in studio, verso un'istruzione più elevata e completa. Allo stesso modo l'uomo progredisce di pianeta in pianeta e di sistema in sistema, verso una comprensione sempre più grande del contesto universale.

Siete altresì vincolati da ciò che chiamate "tempo". Ma anche secondo le vostre valutazioni temporali, quando conquisterete il volo spaziale rimarrete sbalorditi dalla rapidità con cui potrete raggiungere altri mondi. Per questa avventura dovrete trovare nuove parole.

Voi dite che i nostri apparecchi o "dischi", come li chiamate, volano: ed è una definizione adatta al funzionamento dei vostri aeroplani. Ma in realtà noi non "voliamo" nel senso che intendete voi. Annulliamo l'atmosfera per mezzo di un procedimento meccanico, che la vostra scienza indica come "sospensione della gravità".

In tal modo, non siamo ostacolati dalla resistenza o dall'interferenza atmosferica. Ecco perché i nostri velivoli sono in grado di effettuare bruschi cambiamenti di direzione e muoversi a velocità che sbalordiscono gli aviatori e i vostri studiosi.

Potremmo dirvi molte cose su quanto concerne il controllo gravitazionale: si tratta di una conoscenza necessaria, sia per lasciare un pianeta che per tornarvi senza pericoli.




Saremmo felici di trasmettervi tale conoscenza che ci è tanto utile, ma voi non avete ancora imparato a vivere in pace e in spirito di fratellanza per il bene di tutti gli uomini, come invece abbiamo imparato noi su altri mondi.

Se rivelassimo questo segreto a lei o a qualunque altro uomo della Terra diventando così di pubblico dominio, alcuni dei vostri popoli si affretterebbero a costruire navi per viaggiare nello spazio, le armerebbero di cannoni, e partirebbero per tentare di conquistare e di sottomettere altri pianeti.

Lei sa bene che nel suo mondo vi sono certi gruppi che hanno già rivendicato i diritti di proprietà sulla Luna, con lo scopo di trasformarla in base militare. Molti vostri scienziati sperano, in un futuro non troppo lontano, di riuscire a costruire astronavi come le nostre per viaggiare nello spazio.

È perfettamente possibile che questo avvenga. Ma agli uomini terrestri non sarà permesso di avventurarsi nei cieli in gran numero, né di rimanervi, fino a quando non avranno imparato ad abbracciare la vita universale vissuta dai popoli di altre stelle, anziché l'egoistica vita personale quale è conosciuta sulla Terra. Ed inoltre, dovrete imparare molte cose sull'Universo, poiché è appunto in esso che dovrete muovervi.

Come le è stato detto, noi viaggiamo nello spazio allo scopo di apprendere. A bordo delle nostre navi vi sono molti strumenti, alcuni dei quali le sono già stati mostrati, e diversi altri non ha ancora veduto. Per quanto voi Terrestri abbiate confinato tutti i nostri apparecchi nella categoria dei "dischi volanti", abbiamo veicoli spaziali di innumerevoli tipi e svariate grandezze, adibiti a differenti funzioni.

I più grandi vascelli spaziali non si sono mai accostati all'atmosfera del vostro globo: anzi, non si sono mai avvicinati a meno di parecchi milioni di chilometri dalla Terra.

Non possiamo mettere a repentaglio le vite di migliaia di persone viaggianti a bordo di queste navi gigantesche, perché se accadesse qualcosa di imprevisto, tanto da richiedere un atterraggio forzato sul vostro pianeta prima che i relativi popoli abbiano raggiunto una comprensione maggiore, i nostri correrebbero un serio pericolo.


Astronave enorme (quasi 5000 Km di diametro) fotografata dallo spazio. Ved. QUI.

Figlio mio, il motivo principale che ci ha condotti in questo periodo vicino alla Terra è di avvertirvi della grave minaccia che oggi incombe sull'Umanità. E poiché sappiamo molto di più di quanto voi possiate immaginare, riteniamo sia nostro dovere illuminarvi, per quanto è possibile.

I vostri popoli hanno ora l'occasione di accettare la conoscenza che speriamo di trasmettere per suo mezzo o tramite altri, oppure rifiutarsi di ascoltare ed auto-distruggersi. La scelta spetta agli abitanti della Terra: noi non possiamo imporre nulla.

Durante il suo primo incontro con il nostro fratello qui presente, lui le ha rivelato che le esplosioni delle bombe nucleari sulla Terra destano il nostro interesse. Eccone la ragione: benché la potenza e le radiazioni atomiche sperimentali non abbiano ancora varcato la sfera di influenza del pianeta, esse mettono in pericolo la vostra vita.

Avrà inizio una contaminazione che, con l'andare del tempo, saturerà l'atmosfera di elementi letali che i vostri scienziati e militari hanno racchiuso nelle vostre bombe.

Le radiazioni liberate da questi ordigni non sono per ora andate molto lontano, poiché risultano più leggere della vostra atmosfera ma più pesanti nello spazio.

Tuttavia, se gli Umani dovessero scatenare questa potenza in una guerra globale, una parte molto considerevole della popolazione verrebbe annientata, il suolo diventerebbe sterile e le acque, avvelenate, rimarrebbero prive di vita per molti anni.

È possibile addirittura che il corpo stesso del vostro pianeta ne rimanga menomato al punto di distruggere il proprio equilibrio all'interno della nostra galassia.

Questi sono gli effetti che concernerebbero direttamente il vostro mondo. Per noi, invece, viaggiare diventerebbe difficile e pericoloso per un lungo periodo di tempo, poiché le energie liberate da tali deflagrazioni multiple si espanderebbero oltre la vostra atmosfera fin nello spazio aperto.




Come sa, dal momento che conosciamo l'uso ed il controllo di energie assai più potenti di quelle che i fratelli terrestri hanno imparato ad usare, noi potremmo, se lo volessimo, annullare la vostra potenza con una forza ancor più grande. Ma ricordi ciò che le abbiamo detto: noi non uccidiamo i nostri simili, neppure per autodifesa.

Tentiamo, e continueremo a tentare, di impedire una guerra del genere, portando agli Esseri umani la cognizione delle conseguenze di una loro eventuale azione. Infatti, non v'è nessuno che scateni uno scontro bellico se non per ignoranza.

E non esiste uomo che non abbia sognato almeno una volta nella vita un mondo quasi perfetto, che voi chiamate "Utopia". Sappiate che tutto quanto egli è in grado di immaginare rappresenta il vero in qualsiasi altro luogo. Perciò, qualunque scenario è potenzialmente realizzabile anche per voi Terrestri.

Per noi, appartenenti ad altri pianeti della galassia, tutto ciò è realtà. Sulla Terra, vi sono certuni che hanno esclamato: "Ma quanto dev'essere monotona la perfezione!". Ma non è affatto così, figlio mio, perché vi sono molteplici gradi di perfezione, come le miriadi di sfaccettature diverse in tutte le cose.

Sui nostri mondi siamo felici, ma non indugiamo. È come quando un uomo raggiunge la cima di una collina vista dal basso e allo sguardo gliene si presenta un'altra: lo stesso avviene con il progresso. La valle che si estende nel mezzo deve essere attraversata, prima che sia possibile affrontare una nuova salita.

Comprendere le Leggi Universali, conduce in alto, ma nello stesso tempo impone certe restrizioni. Ciò che oggi è per noi, potrebbe esserlo anche per voi Terrestri. Innalzati dalla vostra Conoscenza, voi verrete da essa impediti ad agire con violenza nei confronti dei fratelli.

Vi renderete conto allora che la stessa percezione, innata in ogni Essere, di possedere il divino privilegio di scegliere la propria vita e modellare il proprio destino, sebbene tramite tentativi ed errori, è valida anche per ogni gruppo, nazione o razza umana.

Così come esistono numerosi sentieri che portano in basso, lontano da ogni progresso, ve ne sono pure diversi che conducono in alto. Anche se un uomo può optare per uno, ed un secondo preferirne un altro, ciò non deve dividerli, poiché sono fratelli.

In verità, l'uno può imparare molto dall'altro, se lo vuole. Infatti, nell'immensità della Creazione infinita, non esiste un'unica via che porti alla Meta finale. (Il ritorno alla condizione originaria; cfr. QUIQUI QUI; ndr).




Sulla Terra abbiamo udito ripetere molte volte l'espressione: "La strada della felicità".  È una  bella  frase, perché  il  progresso è letizia, e  si  incontra  lungo  tutta la via che porta alla vetta, fin dall'inizio. E la gioia (perché la felicità vera si conquisterà solo in futuro; ndr) affratella gli uomini nella tolleranza verso gli sforzi altrui, anche se questi sono di natura differente.

Non vi è nulla di irrimediabile, per quanto concerne la vostra Terra e i suoi abitanti: manca soltanto la comprensione che voi per l'Essere Supremo siete ancora dei "bambini" riguardo alla vita universale. Vi è stato detto che nei nostri mondi viviamo secondo le leggi del Creatore, mentre sul vostro vi limitate solo a parlarne.

Se già metteste in pratica davvero i precetti che conoscete, i popoli della Terra non si massacrerebbero l'un l'altro. Lavorerebbero, invece, gruppo per gruppo, nazione per nazione, per conseguire il bene e la gioia là dove sono nati, ossia in quella che chiamate "patria".

Io  credo  che  le  individualità  terrestri  rimarrebbero  sbalordite  nello  scoprire con  quanta  rapidità  un  cambiamento  possa  verificarsi in tutto il pianeta. Ora che  disponete dei  mezzi  per comunicare  dappertutto  sul vostro globo,  messaggi di esortazione all'amore e alla tolleranza, anziché al sospetto e alla critica, troverebbero cuori disposti ad accoglierli.

Infatti, gran parte della popolazione globale è stanca di lotte e dolori. Noi sappiamo che, come non mai, in parecchi sentono la sete di Conoscenza che assicuri loro la liberazione. Osserviamo che nelle loro menti albergano paura e confusione, perché hanno visto e subito i risultati di due grandi guerre che sono servite soltanto a gettare i semi per una terza.

Perciò non è troppo tardi, dacché vi sono ovunque, sul vostro pianeta, intelletti e cuori ricettivi. Ma c'è poco tempo, figlio mio! Perciò si avvii, con la benedizione del Padre Infinito, a svolgere la sua missione, e aggiunga la sua voce a quella di coloro che diffondono il messaggio di speranza.

Tratto dal libro "A bordo dei dischi volanti" di George Adamsky, Ed. Mediterranee.

Relazione, adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it

martedì 25 aprile 2017

Dall'Oltre, i Martiri dicono di non aver sofferto!


L'Ultima Preghiera dei Martiri Cristiani di Jean-Léon Gérome 1824 - 1904

Sebirblu, 25 aprile 2017

Chissà quanti di noi, immersi nelle proprie riflessioni in questo speciale tempo di risveglio animico, si sono trovati a considerare che genere di Fede fosse quella manifestata da innumerevoli martiri, specialmente agli albori del Cristianesimo.

Quale Forza misteriosa può mai indurre una creatura umana a sfidare l'istinto di conservazione che la premunisce dai pericoli, ma soprattutto dalla morte? Allora, non c'era la Chiesa costituita ma soltanto un'idea, il tramando verbale degli eventi prodigiosi accaduti in Palestina...

Eppure, dagli anfiteatri romani, con la presenza delle belve ed ogni sorta di crudeltà, ai tempi dell'inquisizione, con roghi e torture (supportati dall'assenso dei Pontefici), fino ad ora sotto varie forme di persecuzione, i martiri sono ormai milioni a causa delle loro convinzioni profonde.

Non penso che una semplice religione tradizionale con i suoi riti e i suoi dogmi possa da sola, imperniata semplicemente sul "credere", produrre simili atti eroici.

Ritengo invece che questo coraggio di affrontare le peggiori prove lo dia soltanto la conquista profonda della consapevolezza interiore, la Conoscenza della nostra Origine divina ed immortale e la raggiunta noncuranza verso le cose del mondo.


Martiri cristiani nel Colosseo di Kostantin Flavitsky 1830 - 1866

È proprio questa Fede certa e matura, sperimentata su di sé, fondata sul "sapere" piuttosto che sul "credere alla cieca" in conseguenza di ciò che è stato detto, scritto o insegnato, che porta alla protezione speciale del Cielo nei momenti più tragici di tale persecuzione.

Dalle rivelazioni ultrafàniche pervenuteci e raccolte in gran parte nel libro che vivamente ho consigliato QUI  e QUI, abbiamo la testimonianza di molteplici individualità che hanno subìto il martirio e che hanno dichiarato "post mortem" di non aver sentito alcun dolore fisico.

Piuttosto, riferiscono tutte di aver avuto una così sublime esperienza estatica da "essere rapite" fuori dal veicolo fisico prima ancora della loro tragica morte.

Pubblico perciò quello che è accaduto ad alcuni martirizzati, passati alla storia, quando al loro tempo si chiamavano: "Stefano, lapidato, seguace di Giovanni Battista; Lorenzo, messo ad "arrostire"; Giovanna d'Arco, arsa viva, citata da Caterina da Siena che ne testifica la fine drammatica ma indolore.

Infine, Giordano Bruno, al quale ho dedicato un più ampio spazio riportando il dialogo avvenuto tra lui e Sagredo, un suo discepolo, prima di essere condotto al patibolo.


Le "Fiaccole" di Nerone di Henryk Siemiradzki 1843 - 1902

Ecco alcuni estratti dal libro "LA VITA" - da scaricare:

(Trespioli) "Anche se, o Martiri, avevate le ossa frantumate dalle zanne delle tigri, sul vostro volto aleggiava il paradisiaco sorriso di chi sente e vede il gaudio della Gloria..." E la Voce che rispose, pareva quella del Protomartire:

(Santo Stefano) "Un martirio soffersi: quello della brutalità dei miei fratelli. Soltanto questo dolore poteva dare contrazioni spasmodiche al mio cuore e al mio volto.

Ma la gioia, che teneva l'Anima mia in estasi allo spettacolo della beatitudine delle Celesti Sfere, faceva sì che lo Spirito si librasse oltre la vita prima della sua dipartita dal corpo fisico.

E tutti coloro che ebbero la Gloria del martirio per il trionfo della dottrina di Gesù fecero morte straziante in apparenza, ma nella realtà soavissima: sublime smaterializzazione che Dio concedeva a riprova della Sua Possanza."

(Trespioli) "Stefano confermava quella che è la speranza dei credenti: dolce e non angoscioso è il trapasso quando splende la Grazia."


La Lapidazione di Santo Stefano (Protomartire) di Jacobus Buys 1724 - 1801

Mentre a San Lorenzo (breve sunto mio), al quale fu profetizzato da papa Sisto II che di lì a tre giorni sarebbe trapassato e quindi avrebbe avuto il tempo di mettere in salvo le ricchezze dei fedeli a lui affidate per i poveri, avvenne che, dopo aver ubbidito, fosse arrestato, flagellato, scorticato e arrostito vivo.

Ma quando, sulla graticola, il suo corpo martoriato stava carbonizzandosi egli disse al boia: "Voltami dall'altra parte ché da questa son già cotto!" E questo, ovviamente, sta a significare l'assoluta assenza di dolore durante il supplizio.


Il Martirio di San Lorenzo di Tiziano Vecellio - Pieve di Cadore 1485 - Venezia 1576

(Santa Caterina da Siena) "Giovanna d'Arco ricevette, al pari di me, ordini diretti. Io non ero destinata al rogo; dovevo percorrere la vita terrena fra un generale consenso di simpatia; Giovanna al contrario ebbe il martirio, ma non lo soffrì; le fiamme, consumandone il corpo, fecero sentire unicamente l'effetto di una serena fuga dalla materia."

(Trespioli) "Era un'altra conferma: e rividi lo spasimo di mille e mille arsi dalle fiamme, sanguinanti sotto la mannaia, fatti a brani dalle belve: non era strazio, era «una serena fuga dalla materia», mentre le Anime belle ascendevano nella gioia della Luce."

(Ed ecco presentarsi l'Essenza di colui che rivestì la personalità del grande filosofo nolano di cui più avanti troverete la breve biografia e il suo ultimo dialogo, come promessovi).


Giordano Bruno 1548 - 1600

(Trespioli) "Ben prevedendo che io, malgrado l'esperienza che mi son fatto, potessi dubitare dell'identità personale del mio interlocutore, Giordano Bruno volle rivelare la sua figura umana toccando argomenti nel tempo da lui discussi."

(Giordano Bruno) "Non aver dubbi: sono colui che si chiamava Giordano Bruno, colui che lanciava inni alla libertà e per cui ogni libertà gli fu negata dagli uomini... Libertà! Alato sogno delle Anime tutte che, seguendo il perfezionarsi, sentono dolore per coloro che sono misconosciuti.

Libertà, dono di Dio, che guidò tanti martiri, da Catone, costretto al suicidio, a me, che fui vittima degli ipocriti, alla tragica fine.

Ma i martiri della libertà lasciano tracce luminose, incancellabili. Io lo so: il mio nome suona obbrobrio per tutti quelli che stanno curvi dinnanzi all'oscura potestà della cupidigia del potere. Ma io vedo la turpe banda impotente anche se sogghignante o furente..."

(Trespioli) "Non ho riprodotto l'invettiva integralmente per ovvie ragioni, ma poteva ben essere del focoso agitatore di coscienze... e per dare nuova attestazione continuò..."

(Giordano Bruno) "Ebbi da tempo il presentimento della mia drammatica morte. Spesso mi venne in visione il conforto dell'immagine di Giovanna d'Arco e la sua voce mi diceva: «Cammina

Quando la ribellione o il rigetto mi infiammavano contro gli oppositori al mio ideale o riportavo snervanti delusioni, ancora l'eco risuonava: «Cammina! Cammina!...» Iddio confortò i miei ultimi momenti, sul rogo innocuo ai sensi, con un tocco di pietà verso i miei nemici."


Santa Giovanna D'Arco di Jules Eugène Lenepveu 1819-1898

(Trespioli) "Tu sai che Vanini, prima di essere arso, ebbe mozza la lingua come bestemmiatore: l'accusa era che egli aveva sostenuto l'eternità dell'Universo, contraddicendo  implicitamente  il  dogma  della  Creazione."

(Giordano Bruno) "Ed è eterna come Dio infatti, anche se l'Universo è emanazione di Dio. Ogni cosa che esiste si modifica e non si distrugge: così la Vita è eterna."

(Trespioli) "Perdona se insisto: come concepire il Creato eterno? Ciò che è creato ha un principio, appunto perché creato; ciò che ha principio non può essere «ab æterno»."

(Giordano Bruno) "In nome di quel Dio che creò l'Universo e ne regola i moti e lo regge con le Sue Leggi, io vedo, so, asserisco che Iddio non ebbe principio mai, che la Vita non è concepibile abbia un inizio, poiché il Tutto fa parte dell'Essenza divina.

In Dio tutto è eterno; l'estrinsecazione formale è emanazione, è esteriorizzazione, è creazione di ciò che è eterno e, sotto tale aspetto il Creato ha principio ma nel contempo è eterno. Amico, il Mistero ti si farà lucente dopo la morte. Vanini non ha bestemmiato."

(Trespioli) "Per primo forse, o Bruno, spalancando gli spazi popolati di astri, hai rivelato che l'Infinito ha il suo centro ovunque e in nessun luogo la periferia."

(Giordano Bruno) "Fratello, non fui il primo e nemmeno il solo ad affermare quella ed altre verità: che sin dal principio della Creazione vi fu un punto di partenza, Dio, ed un solo punto di arrivo, Dio.

Sostituisci al monosillabo immenso il più comprensibile termine "Vita" e constaterai facilmente che non è una frase ad effetto. Così pure non era una metàfora la figurazione geometrica di cui mi sono servito nel tempo, anch'essa per una maggiore comprensione.


"Io dirò la verità" - intervista a Giordano Bruno - libro di Guido del Giudice

Con altre Anime anche la mia seguiva l'armonia del Creato. Lo Spirito, tu sai, è radiazione di Dio e, come tale, simile a tutte le altre Essenze: ecco perché necessita la Fratellanza; nessuno che ti legga potrà ripetere che tale concetto sia un sogno assurdo del mistico, bensì una sublime realtà dimenticata da coloro che si sono lasciati sopraffare dalla materialità della vita."

Breve cenno biografico

Giordano Bruno nacque a Nola presso Napoli nel 1548. Entrato nell'Ordine domenicano fu costretto ad uscirne nel 1576 perché imputato di eresia. Dopo aver peregrinato in Italia, andò a Ginevra dove fu accolto nella Chiesa Calvinista e frequentò l'Università.

Ma anche qui manifestò il suo spirito ribelle e fu costretto a fuggirsene. A Parigi nel 1582 elaborò i suoi primi scritti; e di lì passò a Londra al seguito dell'Ambasciatore di Francia. Qui compose la maggior parte dei dialoghi italiani.

Dall'Inghilterra passò in Germania ove concepì i suoi poemi latini e donde tornò in Italia, e precisamente a Venezia, dietro invito di un gentiluomo veneziano, Giovanni Mocenigo.

Denunciato all'Inquisizione per eresia dallo stesso Mocenigo, Giordano Bruno domandò perdono e si sottomise; ma chiamato a Roma dal Tribunale supremo del Sant'Uffizio, nel corso di un lungo processo egli non volle abiurare le sue idee.

Fu allora riconosciuto eretico e consegnato al braccio secolare (1600).


Giordano Bruno al rogo - di André Durand  (particolare)

Ultimo dialogo tra Giordano Bruno e Sagredo

Febbraio 1600

Nell'angusto, buio e lungo corridoio delle carceri di Castel Sant'Angelo, si odono passi che segnano l'avvicinarsi di ospiti ai condannati prossimi all'esecuzione.

Con un forte rumore di chiavi si apre la pesante porta della cella ove è rinchiuso il condannato al rogo: Giordano Bruno; è lì, steso su un rude pagliericcio, mentre i suoi occhi lucidi, fermi e sereni si illuminano di gioia e di tenerezza alla vista dell'ospite.

"Sagredo, mio giovane amico!" esclama il grande filosofo. I due si abbracciano; il guardiano esce in silenzio, richiudendo dietro di sé la porta della nuda e umida cella.

"Corri gravi rischi, figliuolo. L'Inquisizione non vede di buon occhio chi ha simpatia per gli eretici."

"Maestro, non potevo non salutarvi." Il giovane nasconde a stento l'emozione di trovarsi di fronte al grande saggio, ormai prossimo all'esecuzione della feroce sentenza.

"Sei un uomo ormai e il tuo coraggio comunque ti premierà."

"Ho chiesto un permesso speciale al cardinale Bellarmino. Si è dimostrato disponibile... Forse qualcosa sta cambiando..."

"Sì, sta cambiando" - conferma Bruno - "anche grazie alla mia scomparsa: la storia di questo mondo è segnata più dalla morte che dalla Vita. Essa genera paura, inquietudine, quesiti, tanto più se è illustre. Ciò mi rende sereno, amico mio, so di compiere il mio destino."




"Maestro, ma non temete il fuoco che brucerà le vostre membra?"

"Sì, Sagredo, ho paura; il mio corpo ha paura..." - precisa il condannato - "ma io so che non morirò... quando il mio abito fisico sarà bruciato, io sarò lì; lo vedrò cadere, osserverò i volti trionfanti, attoniti e sgomenti dei miei persecutori..."

Malgrado le parole del Maestro, il volto del giovane è triste e sconsolato. "In quel momento sarò libero Sagredo... non ti crucciare, amico mio... Questo era il mio percorso, comune a tutti coloro che cercano la Verità, bandita da un mondo che si regge sulla menzogna...

Verrà un giorno, figliuolo, che l'uomo si risveglierà dall'oblìo e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, ad una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo...

L'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui, su questa Terra."

Si volta e guarda il suo allievo quasi raggiante: "Lo ha previsto da tempo immemorabile la Vita..."

"Maestro, ma perché questo destino crudele? Chi può aver voluto tutto questo?"

"Io stesso, Sagredo, ben prima di nascere in questa dimensione. La morte ignea del veicolo fisico è una purificazione profonda, è il Battesimo di fuoco.

In tanti abbiamo scelto questo trapasso, non solo come esempio ad un'Umanità ottusa, meschina e crudele, ma anche per adempiere al compito che la Vita ci ha assegnato e che abbiamo accettato di buon grado... per Amore...

In fondo, anche se in modo inconsapevole, la Chiesa sta compiendo la nostra volontà".

"Ma allora... il cardinale Bellarmino asseconda questo volere?"


Il Cardinale Roberto Bellarmino  (1542-1621)  di Anonimo

"Bellarmino ora esegue le disposizioni della Chiesa, volte a conservare il potere; ma realizza pure la volontà vera, quella di una morte illustre che lasci traccia nella storia.

Anche gli uomini di chiesa sono parte dell'Uno: la mia fine servirà per mostrare il vero potere, quello occulto, che si muove dietro ad ogni istituzione religiosa e a tutti i poteri del pianeta.

In questo mondo illusorio, ove menzogna, bontà ipocrita e paura dominano, una dipartita insigne è più efficace di un'intera vita. Le umane genti la ricordano.

L'uomo che la infligge è colui che più la teme; è un paradosso, ma chi la procura, cerca disperatamente di comprenderla, di penetrare la mente di Dio."

"Bellarmino quindi... anche lui... è alla ricerca di Dio?"

"Certo, anche Bellarmino è un fratello."

"Maestro, ma perché tutto questo, perché tutta questa sofferenza, queste atrocità, ingiustizie, dolori: fratelli che uccidono altri loro fratelli! Come può Bellarmino firmare ad animo leggero la sentenza della vostra morte?"

"Non lo ha fatto ad animo leggero, Sagredo. È stata per lui una decisione sofferta e penosa, ma non poteva fare altrimenti; avrebbe dovuto rinunciare alla tonaca che indossa e a ciò che predica.

Egli non ne ha coscienza, non sente l'Unità dell'Infinito Universo, non sa che la sua azione di oggi avrà per lui una reazione in un'altra vita futura; questo vale anche per me e per tutti coloro che hanno cercato invano di risvegliare l'Umanità dall'inganno.




La Terra è una dura scuola: ogni opera lascia una traccia, perché la Giustizia vera sussiste, figliuolo, anche se in questo mondo non appare."

"La Giustizia vera vuole la vostra morte?" Sagredo è tanto incredulo quanto ammirato della saggezza del suo Maestro... "La vogliamo noi stessi, caro, non i nostri corpi transeunti, noi come Esseri immortali.

Che ci piaccia o no, siamo noi gli artefici di noi stessi. Lo Spirito non teme la morte fisica, perché sa bene che non esiste. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi.

Allora ci assale la paura e dimentichiamo di essere divini, di poter modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco... Siamo figli dell'Unico vero Sole che illumina i mondi.

Il dolore e la sofferenza non c'erano all'inizio della storia, ai tempi dell'antico Egitto che conservava ancora memoria delle gloriose ed immortali Origini. Un giorno non lontano, una nuova Era giungerà finalmente sulla Terra.

La morte non esiste. La miseria, il dolore e le sue tante tragedie, sono il frutto della paura e dell'ignoranza di ciò che è la Realtà autentica."

"Ma quanto tempo ancora sarà necessario?"

"Anche il tempo dipende da noi, Sagredo. Esso è l'intervallo tra la creazione di un'idea e la sua manifestazione... L'Umanità ha concepito il germe dell'utopìa e la preparazione procede verso il suo compimento inevitabile: il secolo passato è risultato essere una tappa importante, che precede la nascita futura.

Le Essenze divine vegliano su tale gestazione della Terra e alcune nascono qui per aiutare gli Umani a comprendere che la Trasformazione dipende anche dal loro Risveglio."

"Anche voi, Maestro, siete venuto qui per questo scopo?"

"Anch'io Sagredo, ma non sono il solo. C'è un folto gruppo di Esseri che sono scesi più volte nel corso della storia e si riconoscono nel grande Ermete, Socrate, Pitagora, Platone, Empedocle...

In questo secolo, Leonardo, Michelangelo, Shakespeare, Campanella, nomi noti, ma anche gente umile, semplici guaritrici, molte delle quali finite sul rogo..."



Galileo spiega agli inquisitori il moto della Terra. E sebbene non sia stato condannato, ha comunque subìto la tortura, come dichiarato da lui stesso all'episodio 468 del libro "La Vita", per mezzo di una ruota dentata che gli straziava le caviglie. Il dipinto è di Carlo Felice Biscarra  (1859).

Giordano è commosso al ricordo dei tanti che l'hanno preceduto sulla via del patibolo.

Sagredo è profondamente colpito; è divenuto partecipe di una Verità finora a lui sconosciuta. Giordano continua: "È il Battesimo di fuoco che serve a trasmutare il corpo fisico in modo che gli Esseri si manifestino nella singola realtà originaria.

La loro rivelazione ormai è ineluttabile. Non so quando, ma so che in tanti siamo giunti in questo secolo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della Nuova Cultura che fiorirà inattesa, improvvisa, e proprio quando il Potere si illuderà di aver vinto."

Rumori di fondo fanno intendere che la visita deve volgere al termine. Il respiro di Sagredo diventa affannoso...

"Maestro, come posso ritrovarvi?"

"Guarda dentro di te, Sagredo, ascolta la tua Voce interiore e ricorda che l'Unico vero Maestro è l'IO che sussurra al tuo interno. Ascoltala: è la Verità, e si trova dentro di te.  Sei divino, non lo dimenticare mai."

La porta della cella si apre e compare il guardiano; ha il volto di un uomo apparentemente duro, che  esprime però del timore reverenziale  verso quel personaggio di cui è il carceriere. Non pronuncia alcuna parola ed attende con rispetto che il visitatore si allontani.

Giordano e Sagredo si alzano e si salutano, entrambi commossi.

"Non ci stiamo separando Sagredo, il distacco non esiste. Siamo tutti Uno, in eterno contatto con l'Anima Unica..."

Da "La futura scienza di Giordano Bruno" di Giuliana Conforto

sabato 22 aprile 2017

Da Leggersi con la Massima Attenzione! È l'Ora!




Sebirblu, 22 aprile 2017

Fra tutte le parole espresse più di duemila anni fa dal Cristo, quelle del Discorso Profetico si attagliano perfettamente al tempo che stiamo vivendo.

Siccome penso che la maggioranza, gentili Lettori, non abbia mai preso seriamente in esame il testo tramandatoci, vi invito a farlo ORA affinché siate almeno avvertiti di ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi, per prenderne maggiore coscienza.

Alcuni forse storceranno il naso, ma visto che è questo il momento in cui "la Verità DEVE essere gridata dai tetti", pubblico con grande determinazione il paragrafo 24 di Matteo con la speranza che possa far riflettere molte Anime sensibili.




Il Discorso Profetico di Gesù - da Matteo par. 24

24,1 Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio stesso.

2 Gesù disse loro: «Vedete tutte queste cose? In Verità vi dico, non resterà qui pietra su pietra che non venga diroccata».

3 Sedutosi poi sul monte degli Ulivi, i Suoi discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della Tua venuta e della fine dei Tempi».

4 Gesù rispose: «Guardate che nessuno vi inganni; 5 molti verranno nel mio nome, dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno. 6 Sentirete poi parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi; è necessario che tutto questo avvenga, ma non è ancora la fine.

7 Si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi; 8 ma tutto questo è solo l'inizio dei dolori. 9 Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del Mio Nome.

10 Molti ne resteranno scandalizzati, ed essi si tradiranno e si odieranno a vicenda. 11 Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12 per il dilagare dell'iniquità, l'amore di molti si raffredderà. 13 Ma chi persevererà sino alla fine, sarà salvato.

14 Frattanto questo Vangelo (dal greco = Buon Annuncio; ndr) del Regno sarà annunziato in tutto il mondo, perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine.

15 Quando dunque vedrete l'abominio della desolazione, di cui parlò il profeta Daniele, stare nel Luogo Santo - chi legge comprenda, 16 allora quelli che sono in Giudea fuggano ai monti, 17 chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere la roba di casa, 18 e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. (Chi ama la propria vita la perderà. Gv. 12, 25; ndr).




19 Guai alle donne incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni. 20 Pregate perché la vostra fuga non accada d'inverno o di sabato. (Perché non si troverebbe nessuno che aiuti; ndr).

21 Poiché vi sarà allora una tribolazione così grande, quale mai avvenne dall'inizio del mondo fino ad ora, né mai più ci sarà. 22 E se quei giorni non fossero abbreviati, nessun vivente si salverebbe; ma a causa degli eletti quei giorni saranno abbreviati.

23 Allora se qualcuno vi dirà: "Ecco, il Cristo è qui, o - È là", non credeteci. 24 Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. 25 Ecco, io ve l'ho predetto.

26 Se dunque vi diranno: "Ecco, è nel deserto, non ci andate; o - È in casa, non ci credete. 27 Come la folgore viene da oriente e brilla fino ad occidente, così sarà la Venuta del Figlio dell'uomo.

28 Dovunque sarà il cadavere, ivi si raduneranno gli avvoltoi. (Si intenda "i cadaveri spirituali" e gli avvoltoi "le forze oscure"; ndr).

29 Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte. (I Tre giorni di Buio QUI; ndr).

30 Allora comparirà nel cielo il Segno del Figlio dell'uomo (la Croce; ndr) e si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell'uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria.

31 Egli manderà i suoi Angeli (i Fratelli delle Stelle; ndr) con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all'altro dei cieli.

32 Dal fico poi imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina. 33 Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che Egli è proprio alle porte.




34 In Verità vi dico: non passerà questa generazione (vale a dire l'epoca cristica, i duemila anni; ndr) prima che tutto questo accada. 35 Il cielo e la terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno.

36 Quanto a quel giorno e a quell'ora, però, nessuno lo sa, neanche gli Angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre.

37 Come fu ai giorni di Noè, così sarà la Venuta del Figlio dell'uomo. 38 Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell'arca, 39 e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li inghiottì tutti, così sarà anche alla Venuta del Figlio dell'uomo.

40 Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. 41 Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l'altra lasciata. (Poiché dipenderà dalle loro vibrazioni atte ad amare gli altri incondizionatamente; ndr)

42 Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43 Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44 Perciò anche voi state pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.

45 Qual è dunque il servo fidato e prudente che il padrone ha preposto ai suoi domestici con l'incarico di dar loro il cibo al tempo dovuto? 46 Beato quel servo che il padrone al suo ritorno troverà ad agire così! 47 In Verità vi dico: gli affiderà l'amministrazione di tutti i suoi beni.

48 Ma se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, 49 e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, 50 arriverà il padrone quando il servo non se l'aspetta e nell'ora che non sa, 51 lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano: e là sarà pianto e stridore di denti.




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