domenica 1 giugno 2014

L'Aspetto Esoterico della Parola - Energia Vivente



"Conversazione al balcone" di Stefano Novo 1862 - 1927

L'Aspetto Esoterico della Parola - Energia Vivente

Sebirblu, 31 maggio 2014

Sin dall'antichità la parola è risultata essere la pietra miliare della vita fisica, l'espressione più importante ed incisiva del pensiero che in essa si concretizza prendendo corpo e colore secondo il livello vibratorio d'origine.

Un tempo la parola era intrisa di sacralità e di spiritualismo: "In Principio era il Verbo, e il Verbo si è fatto carne" sta a significare proprio che il Pensiero, posto in espansione dalla Potenza Padre si è manifestato in sembianze umane come Amore-Figlio, il Cristo, la Parola per antonomasia.

(Per approfondire ulteriormente il significato nascosto e profondo, che non è mai stato chiarito nemmeno da chi avrebbe dovuto farlo, andare QUI, nella seconda parte del post, all'Aurora del Terzo Millennio).

Oggi la parola, creatrice di realtà, è andata deteriorandosi sempre più rendendo attuale nuovamente la famosa Torre di Babele, in un'estrema mortificazione che ne ha tarpato interamente i valori abbrutendo l'essere umano e relegandolo in uno dei più bassi livelli della nostra storia.

Questo, perché non si conosce la sua vera natura che è costituita da energia vibrazionale e quindi soggetta alla plasmatura di pensiero che come tale si può sempre correggere, al contrario della parola che una volta pronunciata, resta.

L'uso corrente del linguaggio ha acquisito infatti una superficialità così esponenziale da far passare per modernismo persino la volgarità e il turpiloquio che ormai vengono utilizzati normalmente dalla stragrande maggioranza delle persone.




Ma la cosa peggiore è che questa riprovevole abitudine si è diffusa anche tra coloro che dovrebbero essere peculiarmente esempio di vita come insegnanti e religiosi, e invece non se ne accorgono nemmeno!

Le parole che attualmente vengono usate e sprecate in discorsi vani e senza senso costituiscono una tale quantità di energie che se potessero essere viste sul piano mentale ci sconvolgerebbero.

Esse, contrariamente a quanto si crede, non sono innocue ma vanno ad alimentare quella gigantesca forma-pensiero malsana, negativa e devastante che condiziona l'esistenza umana.

È necessario, a colui che vuole progredire spiritualmente, porre maggiore attenzione all'uso della parola, perché la qualità dei rapporti con gli altri è uno dei principali esami a cui verrà sottoposto.

Deve dimostrare di saper gestire l'energia della parola e misurarne gli effetti che possono essere edificanti o distruttivi in rapporto al modo in cui sono stati provocati e, di conseguenza, caricarlo ulteriormente di karma negativo che poi dovrà duramente smaltire con relativo affanno.

Inoltre, va considerato che il piano terrestre è interdipendente e prossimo ai livelli più densi dell'astrale inferiore, dove pullulano entità ancora sofferenti ed involute che vengono attirate immediatamente, per legge di affinità, dalle vibrazioni afose e pesanti emesse dal genere umano.

Ciò causa una serie di disturbi che rallentano l'evoluzione, quando non la complicano addirittura, perché il più delle volte gli individui si ritrovano affiancati da esseri indesiderabili che si alimentano di queste energie a bassa frequenza. 

(Vedere QUI, all'ultima parte del post, "Il problema del Male", l'approfondimento su Circumsessio, Obsessio e Possessio).



«L'Incubo» di Henry Fuseli 1791 - 1825

Ecco un estratto dal libro "Guida alla Padronanza di Sé" di Amadeus Voldben, al capitolo quinto: 

"Il Governo della Parola".

«Se alla fine della giornata ciascuno potesse riandare con la mente a tutte le parole dette, noterebbe, forse con stupore, quanto dispendio inutile di energia abbia fatto con grande disinvoltura e leggerezza.

Nell'esame dei propri atti, che ogni sera l'uomo desideroso di progredire non dovrebbe mancare di omettere, potrebbe valutare tutto quello che nel giorno ha seminato qua e là, abusando di un dono altissimo, il linguaggio, che gli fu dato per il suo e l'altrui bene.

Il parlare è cosa facile, non richiede superamento di ostacoli, è alla portata di ognuno; basta aprir bocca ed emettere il fiato: un meccanismo estremamente semplice.

Ma quanti pentimenti e amarezze può aver causato una parola pronunciata avventatamente è fatto che molti hanno sperimentato nella loro esistenza. Quali danni può provocare una conversazione imprudente, un discorso irriflessivo, emerge troppe volte nella vita di tutti i giorni.

L'abuso della parola è causa di perdita della tranquillità ed è sommamente importante farne l'oggetto di meditata attenzione. Bisogna essere vigili su come si usa la parola, poiché una volta uscita dalla bocca è difficile richiamarla.

Quanti sanno dominare in tempo un gesto d'ira, una frase o un termine inopportuno? Vi è chi parla di sincerità nel parlare, di schiettezza, di spontaneità, ma il problema non è tanto quello di dire ciò che si pensa quanto quello di pensar bene in modo che si possa dire tutto senza danno e senza offendere nessuno.

Non è sul fiume di parole che si deve contare per ottenere un benefico effetto in chi ascolta, ma è sulla saldezza degli argomenti, sulla loro scelta adatta per far breccia nell'animo di chi è pronto a ricevere.


"Confidenze" di Sir Lawrence Alma Tadema  1836 - 1912  (Dettaglio)

Le Sei Regole per il Governo della Parola

Riportiamo le sei regole dell'Avesta (libro sacro iraniano o «Comandamento»  di Zarathustra; ndr) per il governo della parola, veramente preziose per conquistare la padronanza su uno strumento fondamentale per la vita dell'uomo.

Non lasciar mai parlare il lato basso del tuo carattere.
Non parlare di un soggetto che non conosci a fondo.
Non parlare di ciò che personalmente non sai essere la verità.
Non parlare se l'oggetto delle tue parole non è chiaro e definito nel tuo pensiero.
Non parlare se non con intonazione cordiale.
Non parlare se i tuoi uditori non ti ascoltano, poiché una buona parola è inutile ad un orecchio cattivo.

Lasciamo alla riflessione del lettore questi insegnamenti dell'antica saggezza. Che siano le norme della propria vita per ascoltare, nel silenzio esteriore, la Voce interna che è la sola autorità meritevole di attenzione.

Il Controllo della Parola

Chi parla, sia esso un oratore che un conversatore, nell'attimo di esprimere il suo pensiero con parole compie automaticamente un estemporaneo e rapido processo di traduzione del suo pensiero, quasi senza avvedersene, scegliendo e selezionando i termini necessari e adatti.

Gli uomini di maggiore capacità mentale attueranno questo procedimento in modo più immediato e quelli abituati alla concentrazione e a riflettere lo compiranno in maniera più idonea.

Il parlare rapido impedisce a questo corso il suo svolgersi regolare, sottraendo l'afflusso delle parole alla giusta selezione operata dal giudizio. Sono infatti numerosi i fattori e i criteri che fanno scegliere ad un parlatore alcuni vocaboli anziché altri, che consigliano di usare un tono piuttosto che un altro.

Il giusto iter selettivo potrà essere operato soltanto da chi è interiormente calmo. Egli vedrà meglio e più limpidamente la particolare situazione del momento, trovandosi nella condizione migliore per dominare interferenze estranee.

La calma nel modo di parlare è la manifestazione dell'intima quiete. I contadini, e in genere le popolazioni di montagna, abituati alla serena tranquillità della natura, parlano lentamente, scandiscono le sillabe, riflettendo nella pacatezza della loro pronuncia la solennità delle placide vette montane.




In essi è lo stesso ritmo tranquillo delle cose che li circondano, ed essi lo manifestano nel camminare, nel muoversi come nel parlare; quel ritmo che gli uomini d'oggi hanno alterato per immergersi nel convulso agitarsi della civiltà tecnologica.

Uomini di città, presi nel vortice della fretta, senza la capacità spirituale di dominare il mondo artificiale da essi creato; uomini del rumore, delle officine, degli stabilimenti, parlano a scatti, a monosillabi, in fretta, accorciando le parole nella febbre di dir presto, presi dalla velocità che tormenta quegli individui agitati e confusi.

L'autodominio è un potente aiuto per riuscire a frenare il parlare inconsulto. Con questo mezzo si riuscirà a far tacere del tutto la parte inferiore di noi stessi che è quella che più frequentemente vorrebbe, invece, far sentire la sua voce.

Il controllo della parola è il segreto per mantenersi sempre nei limiti sostanziali del linguaggio quanto nella sua forma espressiva. Chi saprà costantemente dominarsi non arriverà mai a taluni eccessi nei quali cadono facilmente gli impulsivi.

I temperamenti esuberanti sono soggetti a superare le barriere. In costoro, più degli altri, la vigilanza deve essere costante in modo da rilevare quanto vi sia di eccedente nelle manifestazioni verbali. Una volta riscontrato l'eccesso, è doveroso applicare la volontà decisa per non esagerare andando oltre.

Con l'esercizio progressivo, chi sarà capace di regolarsi arriverà indubbiamente a far buon uso della parola, in modo che essa non sarà mai per lui motivo di dolore o perdita del prezioso dono della tranquillità.

Egli imparerà soprattutto che poche parole bastano nella vita per dire ciò che non sanno esprimere tante chiacchiere. Apprenderà anche a parlare con calma, adagio, pensando a quel che dice, adattandolo alle persone, all'ambiente, alle circostanze.

Sono dannosi i vocaboli negativi di critica, di lamentela, di ingiurie. Nessuno ha il diritto di offendere chicchessia. Poi ci sono le espressioni inutili, superflue, quel cicaleccio che svuota l'individuo.


"Osteria di campagna" di Raffaello Sorbi 1844 - 1918

Se  avessimo  un  registratore  tascabile  che  riprendesse  tutte  le  parole  dette  in una giornata e la sera potessimo riascoltarci, forse arrossiremmo per tutte le sciocchezze uscite dalla nostra bocca.  Eliminare,  sfrondare  è  cosa  indispensabile.

La modalità espressiva è un'altra cosa essenziale da curare. Senza avvedercene, spesso siamo aspri, insolenti, ironici, cattivi verso gli altri.

Anche il tono della voce può essere indisponente ed è per questo che abbiamo certe reazioni altrui che non sappiamo spiegarci ma che terremmo in considerazione se ci esaminassimo di più.

Troppe volte è proprio il modo con cui vengono dette le cose che è sommamente increscioso. Se vi è indispensabile puntualizzare delle verità di natura poco piacevole per chi vi ascolta, allora è preferibile usare un'inflessione cordiale o addirittura  scherzosa  per  sdrammatizzare  un  po'.

L'individuo che è padrone di sé, lo si può riconoscere dal tono di voce che utilizza nel parlare. Naturalmente non alzerà mai la voce, alterandosi. Sembra cosa facile. Provate a farlo, misurerete la vostra capacità di mantenere la calma nell'uso del linguaggio e della comunicazione con gli altri.

Inoltre, se le innumerevoli espressioni che la lingua con troppa facilità si accinge a pronunciare ogni momento, fossero prima ben maturate nel pensiero, per la maggior parte non verrebbero dette, ed altre sarebbero più precise ed efficaci.

Si eviterebbero così tutti i danni prodotti da quelle inutili e il dispendio incredibile di energie che potrebbero essere dirottate meglio dove è necessario.

Non esagero nell'affermare che se i tre quarti delle parole che ordinariamente vengono proferite non lo fossero, questo non pregiudicherebbe l'attività singola. Abituatevi a fare un bilancio di quelle pronunciate e vi accorgerete di aver soltanto appesantito i vostri discorsi.

Correggere e signoreggiare la parola implica avere raggiunta una consapevolezza continua di sé stessi perché è il mezzo che più utilizziamo nelle relazioni con i nostri simili ed è senz'altro un traguardo molto difficile da raggiungere dopo il dominio sui pensieri.»




Anche la nostra Guida entelica, e QUI c'è l'intero messaggio, ci disse:

"Prima di emettere vibrazione di parola, analizzate il vostro pensiero. Che sia equilibrato, retto, illuminato e rischiarato dalla Luce della Verità. Siate giusti e le vostre azioni, le vostre parole risulteranno giuste.

Se il pensiero è inizialmente di tendenza negativa, può essere corretto, deviato, ridimensionato.

Non siate istintivi come gli animali, ma che tale pensiero sia puro all'origine, che sia soppesato, meditato, che passi attraverso il vaglio della Ragione e della Coscienza (Vedere QUI), dopodiché l'emanazione parola sarà anch'essa pura, sarà come perla rara.

Che la vostra parola, così come l'azione, siano limpide come il vostro pensiero. Il Cristo vuole la perfezione: «Siate perfetti così com'è Perfetto il Padre mio che è nei Cieli»" (Mt. 5, 48)




Ed io concludo dicendo che proprio in quell'occasione Gesù disse anche: 
"Sia il vostro parlare «Sì» [se è] sì; «No» [se è] no; tutto il resto viene dal maligno." Mt. 5, 37.


Brano di Amadeus Voldben tratto dal suo libro: «Guida alla Padronanza di Sè»

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