sabato 31 dicembre 2016

La "Partita" a Scacchi tra Dio e il Diavolo




Sebirblu: 31 dicembre 2016

Di questo prestigioso ed illuminato Autore, come delle sue opere, ho già parlato QUI. Egli merita senz'altro un'attenzione particolare, specialmente da parte di coloro che anelano ad avere risposte serie ai tempi gravosi e bui che opprimono oggi l'Umanità intera.

La visione allegorica qui descritta invita a riflettere sullo scenario reale che si mostra solo a chi sa vedere oltre la cortina fumosa del mondo ingannevole che ci circonda.

Penso che esprima con molta efficacia la condizione in cui si trova chiunque si sia "Risvegliato alla Luce" e voglia rendere partecipi gli altri della sua straordinaria "Scoperta".




La "Partita" a Scacchi

Vedo due Esseri cimentarsi con gli scacchi. Da solo, non sarei mai riuscito ad immaginare che Dio potesse mettersi a rivaleggiare col Diavolo. Eppure...

Sento, tuttavia, che si tratta di un'immagine e che devo interpretarla. Mi applico quindi a comprenderla. Innanzitutto capisco che i pezzi del gioco posizionati sulla scacchiera rappresentano degli individui e mi sembra addirittura di riconoscermi in uno di essi, direi tra i più piccoli...

Mi rendo conto allora che in tale competizione anche una semplice pedina può essere preziosissima, se per esempio si trova al posto giusto, nel momento giusto. Tutto dipende dalla strategia di colui che studia le mosse da farsi.

Osservando la sfida, mi appare sempre più evidente che l'Eterno si trovi in una posizione di svantaggio. Nella scena impersonifica mio Padre.

Penso: «È impossibile che Lui, essendo Dio, non vinca la partita. Egli è più forte del Diavolo. Questi è una creatura, e non può vincere contro Colui che lo ha creato. Il Divino Genitore è necessariamente più intelligente dei figli partoriti, anche dei più dotati».

Tuttavia... Il Suo sfavore è ben visibile. Lo guardo con occhi ansiosi. Sono come un bimbetto che osserva il suo Papà, lo sa Onnipotente e, malgrado ciò, lo vede indietreggiare di fronte ad un turpe e misterioso avversario vestito di nero.

Peggio ancora, vedo pure che a tratti Gli vengono le lacrime agli occhi, o quasi, perché la contesa lo obbliga a cedere uno, due, o magari tre dei suoi pezzi, che per Lui sono così preziosi...

Il bambino (ossia me, nella visione), si ribella all'idea che suo Padre, valentissimo, il più bravo di tutti, perda terreno di fronte ad un antagonista così brutto, ma proprio brutto!




Ancora bimbo, scopro per la prima volta l'esistenza del male: qualcosa di così sgradevole ed opprimente che sembra capace di sconfiggere il bello e il buono, di sopprimerlo, di annientarlo, di distruggerlo, e che per me non ha senso.

Per la prima volta nella mia vita percepisco la realtà di questa forza mortifera, e ne soffro moltissimo... Non riesco a concepire come essa possa vincere, neanche in forma parziale, nemmeno per un istante.

Il fanciullino, che sono, ha bisogno di aiuto, di luce, ha bisogno di una spiegazione che gli permetta di respingere un dubbio così schiacciante, così atroce... Non potendone più, mi metto a dire con voce di pianto:

Papà...! Papà...! Papà...! Non voglio che Tu perda! Non voglio!... Fa' qualcosa... Sei Dio... Sei Onnipotente! Lo so... lo so che sei Onnipotente... e allora devi vincere! Non puoi perdere! Devi vincere... vincere... Voglio che Tu sia il Vincitore!

Mi sento avvilito, pieno di dolore, immerso nel dispiacere, e mentre soffro di questa esperienza i miei occhi si mettono a guardare la scacchiera. La guardo, la fisso... e mentre la fisso... così, senza un motivo particolare, di punto in bianco... Teeh! Ecco la spiegazione!... Ce l'ho davanti allo sguardo!

Mi accorgo, infatti, che tutti i pezzi che appartengono a mio Padre hanno il privilegio di essere provvisti di libertà, e che alcuni di essi, credendosi in posizione sfavorevole, anziché rimanere sul quadratino dove Lui li ha messi, si spostano da soli, chi verso un quadrato vicino, e chi più lontano ancora.

Ed è questa singola mancanza di fiducia nei confronti di Dio – mio e loro – che provoca la rispettiva perdita, la propria squalifica.

Sempre nella visione, pur rimanendo il fanciullino che sento di essere, capisco che mio Padre è davvero Onnipotente, ma che la libertà insita nella Sua legge d'Amore, della quale possono usufruire le pedine davanti a Lui, lo mette in posizione di svantaggio di fronte al rivale.




Viceversa,  nel campo  del  Diavolo  tale  libertà  non  esiste. Al suo posto c'è la paura; ed è tramite questa che l'Avversario riesce a mantenere ogni suo pezzo solidamente ancorato al quadratino che la sua diabolica intelligenza gli sceglie di volta in volta.

A questo punto, mi ritrovo dalla parte della realtà, quella di tutti i giorni, e la Voce silenziosa mi dice: «Mia cara, piccola pedina, ti ricordi quel testo che diceva che qualsiasi cosa avvenga, Io ricostruirò la mia Chiesa?» Me lo ricordo, sì, ma non con le parole esatte, e allora cerco il testo.

Rintracciatolo, mi metto a rileggerlo. Porta la data del 19 marzo 1969, e dice: "Il mondo moderno è la mia rinnovata Passione. Anche se tutti i Sacerdoti Mi dovessero abbandonare, come avvenne per i Miei discepoli, salvo uno che Mi seguì sul Golgota ‒ Giovanni, sarà proprio attraverso di lui che Io rinnoverò il mondo".

La rilettura dello scritto mi fa capire che la vittoria finale appartiene all'Eterno. È cosa certa, sicura, ma durante la «partita» che oppone Dio all'Avversario ci possono essere delle sconfitte apparenti del Divino, dei trionfi illusori della morte sulla vita, del male sul bene, dell'infelicità sulla gioia, di Satana sul Cristo.

E tuttavia, anche se pare che a volte la morte prevalga sulla vita, tale trionfo non sarà mai definitivo, ma sempre provvisorio. Dio ha deciso che il bene e il male si separino l'uno dall'altro in questa maniera, che la morte si squalifichi da se stessa credendosi vittoriosa sulla vita.

Quello che conta, dunque, non è la serie di vittorie temporali e transitorie, ma solo quella finale.

Sto riflettendo su quanto il Signore mi ha appena fatto capire. Aspetto un commento dalla Voce silenziosa, ma visto che non arriva, ne deduco che l'esperienza or ora vissuta debba essere abbastanza esplicativa.

Per me lo è, ma mi domando se lo sia anche per gli altri. Intuisco che se una persona non ama la Verità con cuore sincero, queste immagini, malgrado la loro potente chiarezza, non le saranno sufficienti.




Mi chiedo quale sia il fattore che impedisca a certi individui di lasciarsi convincere dalle spiegazioni che la Provvidenza divina invia a tutti indistintamente. Allora la Voce incorporea si fa udire di nuovo, e mi parla così:

"Esistono due tipi di persone. Le prime accolgono quello che viene offerto loro dall'Alto, invece le seconde non lo accettano. Le prime confidano nella Provvidenza, le seconde non vogliono credervi. Le une hanno buona volontà, le altre non ne hanno, e non desiderano nemmeno averla.

E ancora, talune sono come bimbette che creano la propria letizia con quello che ricevono dagli adulti dai quali sanno di dipendere, talaltre hanno un'anima somigliante ai contestatori professionali. Non v'è nulla che le convinca ad accettare la Verità allorché qualcuno la propone.

Per loro detta Verità non esiste, e se esiste, non ha alcun valore. Non la amano, la odiano. Se si accorgono che essa è in procinto di emergere da qualche parte, le negano il diritto di nascere in anticipo, la uccidono prima che nasca, la abortiscono.

Di conseguenza, se un testimone della Verità non dichiara il suo nome, la sua asserzione non è valida, se invece lo dice, è il nome a non esserlo.

Se un libro espone la Verità con tanto di "Imprimatur", si tratta per esse di vecchio paternalismo; se, al contrario, si presenta privo di tale placet, guai a colui che si è permesso di pubblicarlo così!"

A queste condizioni, mi dico, a che scopo indugiare oltre? È preferibile che io prosegua la mia strada senza perdere altro tempo; è meglio agire nel modo in cui Virgilio consigliava di fare al proprio compagno Alighieri nel corso del viaggio che entrambi compirono tra i meandri dell'Inferno: "Non ragioniam di lor, ma guarda e passa". (Divina Commedia - Inferno - Canto III - v. 51)


Gustave Doré  (1832-1883)

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Estratto da: "Il Regno dei Giorni Felici" di Johannes De Parvulis

mercoledì 28 dicembre 2016

XI secolo: un Rabbino predice la Fine per il 2017!


Alfred Lakos

Innanzitutto è necessario tener presente che il Messia atteso dagli Ebrei sarebbe ormai "dietro l'angolo" per la maggioranza della popolazione israelita (e d'altra parte anche molti cristiani pensano che il Ritorno del Cristo sia imminente; ndt).

Un Rabbī nato nel 1140 d.C. predisse la Fine dei Tempi nel 2017!

Judah ben Samuel fu un leggendario rabbino tedesco del dodicesimo secolo d.C. (1140-1217) che lasciò ai posteri diverse profezie sorprendenti e specifiche sul futuro di Israele e di Gerusalemme, puntualmente realizzatesi.

Conosciuto pure con il nome di Judah he-Hassid (Juda il Pio), questo personaggio visse e lavorò a Regensburg (Ratisbona) fino ai primi anni del 1200 e fu l'autore di numerosi libri in lingua teutonica.

Ludwig Schneider, fondatore della rivista "Israel Today", ha tradotto alcune delle sue opere nel corso degli ultimi anni, compreso "Il Libro del Devoto – Sefer Hassidim" e il "Libro dei calcoli – Sefer Gematriyot".

Dopo le crociate cristiane in Terra Santa, tra l'XI e il XIII secolo, si sviluppò una corrispondenza regolare tra gli Ebrei di quei luoghi e i Cristiani d'occidente. Così, ad esempio, i rabbini di Worms e di Regensburg, in Germania, erano a conoscenza che gli Ayyubiti di Saladino comandavano in Palestina dal 1187 d.C.

A quell'epoca, Judah ben Samuel pubblicò i risultati dei suoi calcoli biblici (Gematria) e le sue osservazioni astrologiche riassumendole come segue:

"Quando gli Ottomani, i Turchi – che erano già una potenza da non sottovalutare sul Bosforo a quel tempo – conquisteranno Gerusalemme, vi regneranno per otto giubilei. In seguito, la stessa Gerusalemme diverrà terra interdetta nel corso del nono, poi la città sarà di nuovo dominata dalla Nazione ebraica, che darà inizio al tempo messianico finale."

Un giubileo è un arco cronologico di 50 anni – dice il Levitico al par. 25, 8-13. È il cinquantesimo anno dopo il sette volte sette, periodo in cui ogni persona deve riprendere possesso della propria Terra.

I calcoli di Judah ben Samuel erano puramente teorici ai suoi giorni; non v'era assolutamente alcun segno del loro compimento. Era impossibile prevederne l'esito, visto che la prima delle sue predizioni si sarebbe dovuta realizzare 300 anni dopo il suo trapasso.

Ai Mamelucchi, che avevano regnato su Gerusalemme dal 1250 d.C., succedettero i Turchi-Ottomani che conquistarono il territorio nel 1517 e lo mantennero per 400 anni, corrispondenti appunto (50 x 8 = 400) ad otto giubilei, fino al 1917.


Francisco Goya - La Carica dei Mamelucchi alla Porta del Sole 

In quell'anno, con una precisione profetica impressionante, i Britannici, forti del mandato internazionale ricevuto, rovesciarono l'egemonia turca e in virtù di tale diritto la Terra Santa divenne libera.

Anche dopo la Guerra di Indipendenza (dal 1948 al 1949), avvenuta tra la neonata Israele e le nazioni arabe attaccanti (Egitto, Siria, Libano, Irak e Transgiordania) ribellatesi alla nuova "presenza" nel loro territorio, Gerusalemme rimaneva ancora divisa da una striscia di terra che passava esattamente al centro della città, con la Giordania che deteneva il controllo della sua parte orientale ed Israele che controllava quella ad ovest.

Tale striscia era chiamata "terra di nessuno" sia dagli Ebrei che dai Giordani. Chiunque vi si fosse introdotto sarebbe stato fucilato.

E così rimase fino al 1967 (precisamente a 50 anni dal 1917, come compimento del nono giubileo) allorché, nella famosa "Guerra dei Sei Giorni", Israele si appropriò della Cisgiordania, e l'intera Gerusalemme venne conquistata dall'esercito israeliano per ritornare ad essere, ancora una volta totalmente ebraica.

Da allora, secondo Judah ben Samuel, sarebbero cominciati i tempi messianici, vale a dire il decimo ed ultimo giubileo.

Diversi ricercatori e studiosi si sono occupati degli scritti di questo rabbino per cercare di comprendere come poteva aver raggiunto queste conclusioni, ma senza risultati. (Non ne riporto l'elenco per non tediare chi legge, ma lo si può trovare nel testo d'origine; ndt).

Il segreto con cui Judah "il Pio" ha potuto arrivare a predizioni così precise, almeno a guardare dai calcoli reali, sta nel fatto di aver dedicato la propria vita all'Altissimo.

I suoi discepoli, come il Rabbino Isaac ben Moshe (Vienna), il Rabbino Baruch ben Samuel (Magonza) e il Rabbino Simcha (Spira), riportano che Judah ben Samuel era un modello di astinenza e di abnegazione, pervaso dall'ardente desiderio della venuta del Messia.

Egli veniva spesso chiamato "Luce di Israele", tanto che persino i vescovi andavano a chiedergli consiglio. Se qualcuno gli domandava da dove provenisse la sua saggezza, lui rispondeva:

«Il profeta Elia, precursore del Messia, mi apparve e mi rivelò molte cose dicendomi che la condizione preliminare della preghiera è di essere alimentata dall'entusiasmo e dalla gioia verso la Grandezza e la Santità di Dio».



"Elia rapito su un carro di Fuoco davanti 
ad Eliseo–  di Giuseppe Angeli  (Venezia, 1712-1798)

Conclusione di Sebirblu

Ecco la sintesi delle sorprendenti profezie di questo rabbino, come da schema successivo.

Nell'anno 1217 d.C., egli vaticinò che i Turchi-Ottomani avrebbero regnato su Gerusalemme per 400 anni (8 giubilei); lo annunciò addirittura tre secoli prima, dal momento che tale occupazione ebbe inizio nel 1517.

Compiutosi questo tempo con un'esattezza che ha del miracoloso, nel 1917 il generale George Allenby, al comando delle forze militari alleate, entrò nella Città Santa "a piedi", come segno di rispetto alla sacralità del luogo.




Durante i 50 anni successivi (nono giubileo), benché gli Ebrei decimati dall'olocausto della seconda guerra mondiale avessero preso possesso della loro antica Terra, in quel momento "di nessuno", come la chiamò il rabbino, fondando lo Stato di Israele nel 1948, le profezie di Judah ben Samuel si compirono in pieno.

Infatti, nel 1967, all'inizio del decimo giubileo, gli Israeliti, di nuovo provocati dagli Arabi, si impadronirono di Gerusalemme Est e di molti dei loro territori, ampliando considerevolmente la Nazione che si ricompose dopo la storica invasione romana del 70 d.C.

Il 2017, dunque, segnerà il termine dell'ultimo cinquantennio profetizzato con l'avvento dell'Era messianica e il nuovo millennio di Pace annunciato dall'Apocalisse di Giovanni.



La sigla E.V. sta per Era Volgare.

A questo proposito invito i Lettori ad "unire i puntini" andando a confrontare quello che ho scritto QUI, QUI e QUI con le strane "coincidenze" astrologiche e gli eventi dell'anno alle porte.

Come si vede, è innegabile che il mosaico formantesi davanti agli occhi dei ricercatori si faccia sempre più interessante, sapendo leggere però ed interpretare nel modo giusto anche le Scritture.

Certo è che Judah "il Pio", santo lo era davvero, se ha potuto ben 800 anni prima della sua dipartita, lasciarci in eredità calcoli così precisi sulla fine dei tempi.

Traduzione, adattamento e cura di Sebirblu.blogspot.it


giovedì 22 dicembre 2016

La Luce avanza! Rendendo ancor più ciechi i ciechi.




Sebirblu e Pietro Ubaldi, 22 dicembre 2016

A ricordo del passato, una dolce Luce albeggia all'orizzonte del mondo fenomenico. Nel triste grembo della sua indifferenza, il pianeta si prepara ad accogliere, ancora una volta, la Ricorrenza Sacra che i più ormai rigettano, trattenendone soltanto il lato formale.

Il momento è solenne. L'Universo assiste alla genesi della Meraviglia suprema, maturata nel suo seno attraverso incommensurabili periodi di lenta preparazione, quasi conscio da quale sforzo titanico della Sostanza scaturisca nel suo punto culminante,  la  sintesi  massima:  la Via,  la Verità,  la Vita.

Viene alla luce il Raggio regale più mirabile e bello, in cui limpido traspare il concetto della Legge d'Amore e il pensiero dell'Altissimo.

Dio, sempre presente nel profondo delle cose, si mostra chiaramente, e la Sua strabiliante apparizione, nella fitta oscurità raggiunta dal genere umano, si avvicina alle Sue creature.

Il  cuore  e  la mente, sfioranti regioni sempre più alte, erompono  in un  inno  di  lode al Creatore; la voce si fonde nel canto immenso di tutto il Creato.

Di fronte al Mistero, nell'attimo supremo della Manifestazione, tutto diventa espansione  mistica,  l'arida  enunciazione  si  accende pervasa  dal  soffio  sublime.

Nel momento più buio della notte aleggia negli spazi un alito divino. Seguendo il cammino della Stella, la vibrazione-pensiero si illumina percorsa dall'Immenso... e si raccoglie in preghiera:



San Giuseppe col Bambino Gesù  ‒  di Guido Reni  (15751642)


"Ti adoro, recondito Io dell'Universo, Anima del Tutto, Padre mio e Padre di tutte le cose, respiro mio e respiro di tutte le cose.

Ti adoro, indistruttibile Essenza, sempre presente, nello spazio, nel tempo ed oltre, nell'Infinito.

Padre, ti amo, anche quando il Tuo respiro è dolore perchè il Tuo dolore è Amore; anche quando la Tua Legge è fatica, perchè la fatica che la Tua Legge impone è la via delle ascenzioni umane.

Padre, mi immergo nella Tua Potenza, in essa mi riposo e mi abbandono, alla Sorgente io chiedo l'alimento che mi sostenga.

Ti cerco nel profondo ove Tu sei, donde mi attrai. Ti sento nell'Infinito ove non giungo e donde mi chiami.

Non Ti vedo, eppure mi accechi con la Tua luce; non Ti odo, eppure sento il suono della Tua voce; non so ove Tu sia, eppure Ti incontro ad ogni passo; Ti dimentico e Ti ignoro, eppure Ti ascolto in ogni mio palpito.

Non so individuarti eppure verso di Te gravito, come gravitano tutte le cose, verso di Te, centro dell'Universo.

Potenza invisibile che reggi i mondi e le vite, Tu sei nella Tua Essenza, al di sopra di ogni mia concezione.

Che sarai Tu mai, che io non so descrivere e definire, se il solo riflesso delle Tue opere mi acceca?

Che sarai Tu mai se già mi stupisce l'incommensurabile complessità di questa Tua emanazione, piccola scintilla spirituale che tutto mi anima?

L'uomo Ti insegue nella scienza, Ti invoca nel dolore, Ti benedice nella gioia. Ma nella grandezza della Tua potenza come nella bontà del Tuo Amore Tu sei sempre oltre, oltre tutto il pensiero umano, al di sopra delle forme e del divenire, un lampo nell'Infinito.

Nel muggito della tempesta è Dio, nella carezza dell'umile è Dio; nell'evoluzione del turbine atomico, nel lancio delle forme dinamiche, nel trionfo della vita e dello Spirito è Dio.

Nella gioia e nel dolore, nella vita e nella morte, nel bene e nel male è Dio; un Dio senza confini, che tutto comprende e stringe e domina, anche le apparenze dei contrari, i quali guida ai suoi fini supremi.

E l'Essere sale, di forma in forma, anelante di conoscerTi, ansioso di una sempre più completa realizzazione del Tuo pensiero, traduzione in atto della Tua Essenza.

Io Ti adoro, supremo Principio del Tutto, nella Tua veste di materia, nella Tua manifestazione di energia; nel perenne rinnovellarsi di forme sempre nuove e sempre belle, io adoro Te, Concetto, sempre nuovo e buono e bello, inesauribile Legge animatrice dell'Universo.

Ti adoro, gran Tutto, sconfinante oltre tutti i limiti del mio Essere.

In questa adorazione mi anniento e mi alimento, mi umilio e mi accendo, nella grande Unità mi fondo, e nella grande Legge mi coordino, perchè la mia azione sia sempre armonia, ascensione, preghiera, amore."




Così pregate, nel silenzio delle cose, guardando soprattutto verso il profondo che si trova dentro di voi.

Pregate con animo puro, con slancio intenso, con fede potente, e la radiazione animica, armonicamente sintonizzata con la grande vibrazione, conquisterà gli spazi.

E una voce udrete, di conforto, raggiungervi dall'Infinito.

Pietro Ubaldi (QUI)

Post Scriptum di Sebirblu

Auguro a tutti voi, gentili Lettori, un sereno S. Natale ed un migliore anno nuovo, ringraziandovi della squisita attenzione che prestate al mio blog, onorando così il mio lavoro.

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Fonte: "La Grande Sintesi" di Pietro Ubaldi  Ed. Mediterranee

domenica 18 dicembre 2016

Ecco la Maestosa REALTÀ dove Volano le Aquile




Sebirblu, 18 dicembre 2016

In occasione del Natale, ossia di questa ricorrenza che molti celebrano senza domandarsi di CHI siano veramente i "natali" e PERCHÉ necessiti più che mai entrare nella VERA CONOSCENZA dei fatti accaduti due millenni fa, offro a voi, gentili Lettori, un articolo chiarificatore a complemento dell'altro, postato QUI.

So che, purtroppo, lascerà molti di voi indifferenti, se non addirittura infastiditi ma, per una volta almeno, ponetegli la doverosa attenzione, perché esso non rientra affatto in uno dei soliti scritti tradizionali, adatti al periodo. Vi accorgerete MOLTO PRESTO di quanto vi possa essere utile sapere!

Abbiamo tutti "festeggiato"  ed ancora una volta non si sa bene PERCHÉ – il giorno dell'Immacolata Concezione. (Infatti, ciò che ha attratto di più [sic] è stato usufruire del "ponte").

Pochi, se non pochissimi, sanno che si riferisce al concepimento straordinario della Vergine Maria, non soltanto perché esente dalla Colpa d'Origine (vedere QUI) ma per la Sua nascita soprannaturale.

Ecco come i Vangeli Apocrifi (che vuol dire SEGRETI, e NON "FALSI" come si crede) la riportano:




La Miracolosa Nascita di Maria.

Si avvicinò il giorno della Festa delle Encenie (Riconsacrazione del Tempio da parte di Giuda Maccabeo nel 164 a.C. Ndr) e i figli di Israele, facenti parte di tutti i popoli e tribù, andavano a Gerusalemme, nel Tempio del Signore, per offrire singolarmente i propri doni.

Tra loro c'era pure Gioacchino che preparò le sue offerte da presentare al cospetto dell'Altissimo.

Ma gli si avvicinò uno scriba di nome Ruben che gli disse:

"A te non è lecito offrire doni e sacrifici nel Tempio, giacché tu non hai suscitato una discendenza in Israele. Infatti la Scrittura dice: Maledetto chiunque non abbia generato un maschio in Israele".

Gioacchino rimase grandemente umiliato a causa di quell'affronto davanti a tutto il popolo e, colmo di grande vergogna, si allontanò dal Tempio del Signore assai contristato.

NON RITORNÒ A CASA SUA, NÉ PIÙ SI FECE VEDERE DALLA MOGLIE, ma si ritirò nel deserto; si recò dai pastori che erano nei pascoli con le loro bestie, e pose la sua tenda là tra i monti per lungo tempo, CIOÈ PER CINQUE MESI.

Non volle ritornare a casa, per non essere additato con le stesse parole offensive dai suoi conterranei che erano stati presenti e che le avevano udite dal sacerdote.

Gioacchino disse tra sé: "Non discenderò di qui né per mangiare né per bere fino a quando non mi visiti il Signore Dio: mio cibo sarà la preghiera, e bevanda le mie lacrime".

Si ricordò del patriarca Abramo e come nella sua tarda vecchiaia, il Signore gli avesse dato un figlio di nome Isacco.

Rimasta a casa, sua moglie Anna innalzava piangendo due lamentazioni; diceva: "Piangerò la mia vedovanza, e poi la mia sterilità, poiché sono senza figli". Mentre piangeva, pronunciava ogni giorno questa preghiera:

"Signore Dio mio, non avendomi dato figli, perché mi hai tolto anche il marito? Ecco che ORMAI SONO PASSATI CINQUE MESI dacché io non lo vedo, non so dove cercarlo; qualora fosse già morto, certo mi curerei della sua sepoltura".

Un giorno, mentre piangeva molto amaramente, discese nel giardino di casa sua per passeggiare, e alzati gli occhi al cielo, pregava il Signore, dicendo: "Signore, Dio dei miei padri ti benedico nei secoli!




Degnati di visitare me, tua misera serva, con la misericordia salvifica, come hai visitato la madre della nostra stirpe Sara, dandole un figlio; e come hai esaudito la sua preghiera, così esaudisci anche me e guarda verso la tua ancella" [...]

Detto questo alzò nuovamente la voce gemendo, e disse al Signore: "Signore Dio, Creatore Onnipotente che hai dato prole ad ogni Tua creatura, perché escludi me sola, misera, dai doni della Tua benevolenza?

Ma tutto è possibile a Te, Signore. Restami soltanto propizio. Tu, Signore, sai che fin dall'inizio del mio matrimonio, questo io ho voluto, questo solo ho desiderato: che qualora Tu mi avessi dato un figlio o una figlia, lo avrei offerto a Te nel Tuo Sacro Tempio".

Dopo che Anna aveva detto questo, apparve improvvisamente davanti ai suoi occhi un Angelo di Dio e la confortò. Si rivolse a lei, dicendo:

"Anna, non piangere! È invece indispensabile che tu ti rallegri e gioisca, poiché l'Eterno ha esaudito la tua preghiera e ha guardato le lacrime che tu hai versato.

L'Altissimo ha infatti annuito alla tua domanda, giacché la tua stirpe sarà al Suo cospetto, e quanto nascerà da te desterà l'ammirazione di tutti i secoli, e la tua discendenza sarà celebrata in tutta la Terra". Ciò detto, l'Angelo del Signore scomparve ai suoi occhi. [...]

In quello stesso tempo, Gioacchino era relegato tra i monti in mezzo ai suoi pastori ove pascolava le greggi e un giorno, mentre era solo, gli apparve un giovane che gli disse: "Che cosa aspetti qui, e perché non vuoi tornare da tua moglie?"

Gioacchino rispose: "Ho vissuto con lei per vent'anni, ma Dio chiuse il suo utero e non mi volle dare figli da lei, perciò con dolore e vergogna sono uscito dal Tempio del Signore, dopo avere subìto dai sacerdoti la più grande ingiuria davanti a tutto il popolo.

Or dunque resterò qui con i miei armenti fino a quando Dio vorrà che io resti in questa vita. Per mano dei miei ragazzi (i suoi pastori; ndr), darò una parte ai poveri, alle vedove, agli orfani e a coloro che temono Dio.

Perché ritornare alla mia casa, io che, come indegno, sono stato scacciato con vilipendio dal Tempio del mio Signore?"


"Gioacchino" di Juan Simon Gutiérrez  1700

Dopo che disse questo, il giovane gli rispose: "Non temere, Gioacchino, e non turbarti per la mia apparizione. Io sono un Angelo del Signore, sempre davanti alla Maestà di Dio ed ho portato dinnanzi a Lui le vostre preghiere ed elemosine.

Ed ora, da Lui sono stato mandato ad annunziarti che le ha gradite. Sono apparso oggi a tua moglie Anna che piangeva e pregava e l'ho consolata.

Sappi che ti partorirà una figlia chiamata Maria e sarà benedetta dal Signore al di sopra di tutte le sante donne.

Ella infatti sarà il Tempio del Dio vivo, e lo Spirito Santo riposerà su di Lei, sicché tutti diranno che non ve n'è mai stata un'altra così; ma anche nei secoli futuri non ve ne sarà una simile.

Perciò, scendi dai monti e ritorna da tua moglie e LA TROVERAI CHE HA UNA CREATURA NEL VENTRE: infatti Dio ha suscitato in lei un germe di vita (dunque, rendi ringraziamento a Dio) e questo germe sarà benedetto, ed Ella stessa sarà costituita Madre di benedizione eterna [...]

E COME NASCERÀ MIRABILMENTE DA MADRE STERILE, così, qual Vergine incomparabile e ineffabile, GENERERÀ IL FIGLIO DELL'ALTISSIMO che sarà chiamato Gesù, il Quale conformemente al Suo nome, SARÀ IL SALVATORE DI TUTTE LE GENTI E DI TUTTO IL MONDO."

Così, quando Gioacchino raccontò la visione ai suoi pastori, essi gli dissero: "Guardati dal trascurare ancora gli ordini dell'Angelo di Dio, ma levati e partiamo. Cammineremo a lenti passi, facendo pascolare le greggi."

Mentre camminavano DA TRENTA GIORNI ed erano ormai vicini, ad Anna, che stava pregando, apparve un Angelo del Signore che le disse: "Va' alla Porta che si chiama «Aurea» e fatti incontro a tuo marito, perché egli oggi verrà da te. [...]

Ad un certo punto, alzando gli occhi, vide Gioacchino che arrivava con le sue bestie e, correndogli incontro, gli si appese al collo ringraziando Dio e dicendogli: "Ero vedova, ed ecco non lo sono più; ERO STERILE, ed ECCO HO CONCEPITO."

E ci fu grande gioia tra tutti i suoi vicini e conoscenti, tanto che tutta la Terra di Israele si rallegrò a quella notizia.


Giotto - Incontro di Gioacchino ed Anna alla Porta Aurea - (Affresco) Cappella degli Scrovegni - Padova

Come se ne deduce, e facendo qualche semplice considerazione, è impossibile dunque che vi sia stato concepimento umano normale, perché i tempi non coincidono affatto!

Per giunta, bisogna tener conto, anche se non fosse così, che l'età avanzata dei due coniugi non avrebbe permesso loro più di procreare!

A CONFERMA della validità dei testi antichi, anche se non canonici, vi è l'Ultrafanìa di cui ho reiteratamente parlato nel mio blog, ad esempio QUI.

Nei prestigiosi volumi "Scintille dall'Infinito", mai entrati in commercio per Volontà Superiore, viene riportato questo dall'Entele Maestro:

Il Mistero Maria e il Cristo

Il percepire diventa vibrazione pulsante! Venite con Me nell'immensità dei Cieli infiniti.

Come potete figurarvi i Cieli infiniti? Essi sono paragonabili agli oceani. Un movimento di colori che va all'incolore: l'incolore è lo stato di Grazia, di Luce di Sapienza. In questo luogo, che non è né alto né basso, vivono le Masse intelligenti, Intelligenze Purissime.

Quando dico "Intelligenza" non confondete ciò con l'espressione umana: Intelligenza equivale ad Entità, Individualità, Essenza Sostanziale; dicendo "Purissime" intendo dire che esse non hanno abitato la Terra.

In questo ambiente mirabile, una di queste Essenze Purissime fu chiamata da Dio, scese nel mondo, in apparenza come scendono tutti, concepita.

Analizziamo il concepimento di questo Essere. Una donna, che si chiamava Anna; l'uomo, che si chiamava Gioacchino: due individui umanamente buoni, puri secondo la Legge. Già in tarda età, essi volgevano al tramonto i loro giorni offrendo l'anima al richiamo, alla metamorfosi gloriosa.

Una voce mirabile disse: "Partorirai, Anna, una figlia a cui verrà posto il nome di Maria". Essi tremarono, prostrandosi a terra e dicendo: "Sia fatta la volontà di Colui che È".


"La Natività della Vergine" di Filippo Abbiati  (1640 - 1715)

L'INNESTO AVVENNE NON PER CONNUBIO poiché essi vissero in stato di castità, quindi il soffio dell'uomo non sfiorò la compagna: Maria nacque, per Volontà Eterna, vergine.

Anche voi siete nati, ma non vergini; su di voi grava la reincarnazione; su di Essa nessuna reincarnazione, poiché allo stato di Essenza apparteneva alle Intelligenze Pure.

PRESE DUNQUE MARIA DELLE FORME DIAFANE, perché il concepimento fu Divino. Il Seme del Genitore, che è il Principio, il Padre, la Potenza, è buttato qua e là sulle Creature che Egli segna per la Sua gestazione, non per la prolificazione della carne.

Questo è il punto scottante. La Creatura generata dall'Eterno scese nel tempo con l'impronta dell'unica Missione: doveva essere Madre Divina.

La stessa voce dell'Angelo annuncia alla Medesima il grave compito (che Ella ignorava, perché la Legge d'oblio l'aveva avvolta) secondo l'ordine dall'Alto: i genitori mai avevano raccontato circa la Sua nascita.

"Sia fatta la Tua volontà, o Signore". Maria si turbò per timore di non saper servire, non per quello di una maternità che Ella umanamente non poteva dare.

Così il Seme che l'aveva generata divenne per il mondo il Figlio; quindi Ella, mentre fu Madre,  fu figlia di cotanto Figlio: "Sono figlia di cotanta Potenza".

La porta chiusa si apre, l'intreccio è fluidicamente composto; quando dico fluidicamente intendo energie radianti e pulsanti che legano i due movimenti: sostanza definita Spirito, cioè Potenza, intreccio astrale, che può sembrare agli occhi fisici manifestazione corporea.

Tutto quello che voi conoscete circa Maria non è la realtà. Ebbe un protettore? Sì. Fu affiancata umanamente ad un individuo che era servo del Signore, un obbediente alla Legge, un'intelligenza di uomo limitatissima, che doveva solo chinarsi agli ordini che prendeva tramite l'Angelo.

Giuseppe era il mezzo che riceveva. Per intuito? No. Udiva la voce. Matrimonio? Non si compì alcun matrimonio davanti ad altare. Non ce n'era bisogno, perché Maria era sposata ab aeterno alla Sua Missione.

Maria rappresenta la Grazia che il Cristo offre all'Umanità, perché Ella è ancora sul mondo. È diventata tal quale era, cioè potenza di Spirito, Puro Spirito, Intelligenza ritornata al dominio, là dove tutti si riuniscono, là dove hanno convegno coloro che non furono toccati dalla carne.

ECCO PERCHÉ FU ASSUNTA IN CIELO! Il corpo fisico, nato non per germe fisiologico, era incorruttibile; sciolte le energie che lo formavano, si dispersero poi nell'etere, mentre l'Intelligenza Purissima ascendeva.


"L'Immacolata Concezione" di Bartolomé Esteban Murillo  1618 - 1682

Eccoci dunque arrivati alla seconda parte: la Manifestazione Cristica. L'Evento in assoluto più importante nella storia del genere umano.

"La condensazione dava una realtà evidente, che al tocco corrispondeva a carne legata a sangue. Il corpo di Gesù non aveva peso specifico, non lasciava perciò impronta sul terreno, né faceva ombra, perché, essendo la Luce, non avrebbe potuto proiettarne.

Non si sottrasse la Potenza all'incanalamento doloroso di materia. Egli raccolse i quantitativi più densi per foggiare l'intreccio corporeo che doveva servire al movimento sostanziale di tutta una massa vitale. 

Dal Principio Uno  –  Padre  –  (Periodo dei profeti, di circa 4.000 anni, fino a Giovanni Battista; ndr), 

al movimento Secondo  –  Figlio  –  viaggio di terra (Manifestazione - Cristo, pressoché di 2.000 anni; ndr), 

al movimento Terzo    Spirito Santo  –  tocco di Sapienza (Nuova Pentecoste con il Risveglio spirituale di tutta l'Umanità e l'inizio degli ultimi 1.000 anni, come riportato nell'Apocalisse; ndr).

Tre epoche dunque, tre fasi: sempre il Tre rivelatore delle energie prime e nell'Uomo il Tre sta come occhio di sole."

Chiarimento ultrafànico tratto dal libro "La Vita" di Gino Trespioli (Ep. 548), da "download-are" QUI), ricevuto tramite la signora BiceValbonesi e proveniente dal Maestro, Entità purissima (nelle etichette "La Voce")  che fu anche la Guida di tutta l'Opera. 




DIO  NON  NASCE,  MA  SI  MANIFESTA! 
Si  rende  visibile!

Che motivo avrebbe avuto la Divinità di nascere con dolori e contrazioni d'utero, quando il decreto alla disubbidienza dell'allegorica coppia adamitica fu: "Tu donna partorirai nel dolore", conseguenza della libera scelta del distacco dalla Legge?

Forse che il Cristo doveva soggiacere al frutto dell'arbitrio umano?

Evidentemente no! Solo in apparenza doveva avvenire tutto questo, mantenendo però intatta la sublime sostanza! Il testo apocrifo qui di seguito lo dimostra.


"La strada per Betlemme" di Joseph Brichey

La "Nascita" di Gesù il Cristo

Allora disse Giuseppe a Maria: «Figliola, molto hai sofferto per cagion mia. Entra e abbiti cura. E tu, Simeone, porta l'acqua e lava i suoi piedi. E le darai da mangiare, e se di qualcos'altro avrà bisogno fa' come desidera l'anima sua».

Fece dunque Simeone ciò che gli aveva ordinato il babbo, e la condusse alla grotta, che all'entrar di Maria cominciò ad aver luce del giorno, e si illuminò quasi fosse mezzodì.

(Risulta infatti, dal Protovangelo di Giacomo (cap. IX), che Giuseppe fosse un vedovo di una certa età con sei figli: quattro maschi – Giuda, Giuseppe, Giacomo, Simeone – e due femmine – Lisia e Lidia; ndr).

Maria poi, tra sé, continuava a ringraziare e non smetteva mai. E Simeone disse a suo padre: «Padre, che pensiamo che succeda a questa fanciulla? ché tutto il tempo parla tra sé e sé».

Gli disse Giuseppe: «Non può parlar con te perché è stanca del viaggio. Perciò parla con se stessa: Ella rende grazie». E accostandolesi disse: «Alzati, signora figliola; sali nel lettuccio e riposa». E così dicendo uscì fuori.

Poco dopo Simeone lo seguì e gli disse: «Sbrigati, signor padre, vieni al più presto, ché Maria ti domanda. Molto ti desidera. Credo che il suo parto sia vicino».

Gli disse Giuseppe: «Io non mi allontano da Lei. Ma tu che sei giovane, va' celermente, entra in città e cerca una levatrice, che venga presso la fanciulla; ché molto giova la levatrice ad una donna partoriente».

Rispose Simeone: «Io sono sconosciuto in questa città; come posso trovare una levatrice? Ma senti, signor padre; io so e son certo che il Signore ha cura di lei, che Egli le procurerà una levatrice e una balia e tutto quanto le è necessario».

E mentre così parlava, ecco avvicinarsi una ragazza col seggiolone con cui soleva portar soccorso alle donne partorienti, e si stette lì ferma.

Al vederla si meravigliarono, e Giuseppe le disse: «Figliola, dove te ne vai con codesto seggiolone?».

La ragazza rispose: «Mi ha mandato qui la mia maestra, perché è venuto da lei un giovane in gran fretta a dirle: "Vieni presto ad accogliere un nuovo parto, perché una fanciulla partorisce per la prima volta". Ciò udendo, ella m'ha mandato innanzi a sé; giacché ecco, essa mi segue».


"L'Angelo appare ai pastori" di Walter Rane

E Giuseppe guardando la vide arrivare. E le andò incontro, e si salutarono a vicenda. Gli disse la levatrice: «O uomo, dove vai?».

Egli rispose: «Cerco una levatrice ebrea». Replicò la donna: «Sei tu d'Israele?». E Giuseppe: «Io son d'Israele». Ed ella gli chiese: «Chi è la fanciulla che partorisce in questa grotta?» E lui: «Maria che m'è stata data in sposa, che fu allevata nel tempio del Signore».

Precisò la levatrice: «Non è tua moglie». E Giuseppe: «Mi è stata data in sposa, ma ha concepito di Spirito Santo». Insistette la levatrice: «Questo che tu dici è vero?». Rispose Giuseppe: «Vieni e osserva».

Ed entrarono nella grotta; Giuseppe la invitò: «Va', visita Maria». E quella, volendo penetrare nell'interno della grotta, ebbe paura; perché una gran luce vi risplendeva, che non venne mai meno né giorno né notte in tutto il tempo che Maria restò là.

Disse dunque Giuseppe a Maria: «Ecco, t'ho condotto la levatrice Zachele, che ora sta fuori, dinanzi alla grotta. E per l'immenso chiarore non osa entrare, né può».

All'udir ciò Maria sorrise. E Giuseppe le raccomandò: «Non sorridere, ma sii prudente; perché è venuta per visitarti, se per caso (Tu) non abbia bisogno di medicina». E la fece entrare e quella si fermò davanti a lei.

E avendo permesso Maria d'essere osservata per lo spazio di [più] ore, la levatrice esclamò a gran voce e disse:

«Signore Iddio Grande, abbi pietà, perché mai non s'è ancor udito né visto, né sospettato che le mammelle siano piene di latte, e il nato maschietto dimostri vergine sua madre.

Nessuna polluzione di sangue è avvenuta nel nascente, nessun dolore s'è manifestato nella partoriente. Vergine ha concepito, vergine ha partorito, e dopo aver partorito rimane vergine».

Tardando la levatrice nella grotta, entrò Giuseppe; ella gli andò incontro, poi uscirono fuori entrambi e trovarono Simeone che se ne stava ritto, il quale la interrogò: «Signora, come va per la fanciulla? Può aver qualche speranza di vita?» (A quei tempi era facile trapassare di parto; ndr).

La donna replicò: «Che dici mai, buon uomo? Siedi e ti racconterò una cosa meravigliosa». E alzando gli occhi al Cielo, la levatrice disse con voce chiara:

«Padre Onnipotente, come mai ho visto un tal miracolo che mi stupisce? Quali son le mie opere, per cui son stata degna di vedere i Tuoi santi misteri, sì da far venir qui in quel momento la Tua serva e farle veder le meraviglie dei Tuoi beni, oh Signore? Che farò? Come posso raccontar ciò che ho visto?...

Entrata a visitar la Fanciulla, l'ho trovata con la faccia rivolta in su, che guardava attonita in Cielo e parlava tra sé. E suppongo che pregasse e benedicesse l'Altissimo. Accostandomi dunque a Lei le chiesi:

"Figliola, dimmi, non senti qualche dolore? Non c'è qualche punto delle tue membra ch'è dolorante?". Ma lei, quasi nulla udisse, e come un solido masso, così se ne stava immobile, guardando fissa in Cielo.

In quel momento tutte le cose si sono fermate nel più gran silenzio, con timore.




Sono cessati i venti non dando più soffio, nessuna foglia d'albero s'è mossa più, non s'è udito più rumore d'acqua, non scorrevano i fiumi, né fluttuava il mare e tutte le fonti d'acqua tacevano, non è risonata più voce d'uomini, e c'era un silenzio profondo.

Lo stesso polo in quel momento ha cessato dall'agilità del suo corso. Le misure delle ore eran quasi passate. Tutte le cose con gran timore s'eran taciute stupite, aspettanti la venuta della Maestà di Dio, la fine dei secoli.

Come dunque s'è avvicinata l'ora, è venuta fuori la virtù di Dio all'aperto.

E la fanciulla che stava guardando estasiata il Cielo è diventata come una vigna. Già s'avanzava infatti il termine dei giorni. È VENUTA FUORI LA LUCE, Colei che s'è vista averLo partorito, l'ha adorato.

Il Bambino poi, come il sole, era tutto rifulgente all'intorno, puro e giocondissimo all'aspetto; perché è apparso Pace che tutto placa. In quel momento ch'è nato, si è udita una voce di molti [Spiriti] invisibili, che dicevano all'unisono: "Amen".

E la stessa Luce ch'è nata si è moltiplicata e con il suo Splendore ha oscurato quella del sole. E si è riempita questa grotta di un'incomparabile fulgore con una soavissima fragranza.

È nata questa Luce così, come la rugiada scende dal Cielo sulla Terra. Il suo profumo è olezzante più d'ogni altro effluvio d'aromi.

Io son rimasta stupita e meravigliata, e m'ha invasa la paura : guardavo infatti cotanto Splendore della Luce nata. Questa stessa Luce poi, a poco a poco, CONCENTRANDOSI, SI È FATTA SIMILE A UN BAMBINO; e subito s'è prodotto un infante come sogliono i bimbi nascere.

Ho preso allora coraggio, mi son chinata, l'ho toccato, e l'ho preso su nelle mie mani con gran timore, e mi son spaventata perché NON C'ERA PESO IN LUI come d'uomo nato.

E l'ho guardato, e NON C'ERA OMBRA DI IMBRATTO; ma era come nella rugiada dell'Altissimo Iddio tutto nitido nel corpo, leggero a portare, magnifico a vedere.

E mentre mi meravigliavo oltremodo che non piangesse come sogliono piangere i bambini appena nati, e lo tenevo guardandoLo in volto, Egli mi ha sorriso, con un giocondissimo riso, e aprendo gli occhi m'ha fissata acutamente, e subito una gran Luce è uscita dai suoi occhi come un gran lampo».


"La Nascita di Gesù" di James Seward Immanuel

Simeone all'udir ciò rispose: «O beata donna, che sei stata degna di vedere e testimoniare questa nuova visione e santità! E io son felice d'aver ciò udito, benché non abbia visto, ma ho tuttavia creduto».

Riprese la levatrice: «Ho da manifestarti ancora una cosa meravigliosa che tu ne stupisca».

E Simeone: «Manifestala, o signora, perché gioisco all'udire queste cose».

Ella gli disse: «Nel momento in cui ho preso il Bambino nelle mie mani, l'ho visto avere un corpicino pulito e non imbrattato, come sogliono con sudiciume nascere gli uomini. E ho pensato in cuor mio, se per caso altri feti non fossero rimasti dentro la matrice della fanciulla...

Subito ho chiamato Giuseppe e gli ho dato il bimbo nelle mani. E mi sono accostata alla fanciulla e l'ho toccata e l'ho trovata monda di sangue. Come riferire? Che cosa dire? Non trovo il bandolo! Non so come raccontare tanto Splendore del Dio Vivente.

Ma tu, o Signore, mi sei testimone, che l'ho toccata con le mie mani, e ho trovato questa fanciulla che ha partorito, vergine nel parto, ma anche... dal sesso d'un uomo maschio.

In quel momento ho gridato a gran voce e ho glorificato Iddio, e son caduta sulla mia faccia e l'ho adorato. Dopo sono uscita fuori. E Giuseppe ha avvolto il Bambino nelle fasce e l'ha deposto nella mangiatoia».

Estratto da: "Vangeli apocrifi", a cura di Giuseppe Bonaccorsi, vol. I° - Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1948




Conclusione

Come si vede, gentili Lettori, ecco la differenza tra le due "nascite".

L'una relativa alla Vergine Maria, concepita per intervento Superioreossia senza congiunzione umana, conclusasi poi normalmente e soggetta, come tutti, alla Legge d'oblio, con l'alta Missione di Madre-Spirito non solo per Suo Figlio e Suo Dio ma per tutti noi:

Ricordiamoci le parole emesse dal Cristo sulla Croce rivolte a Maria e a Giovanni apostolo:  "Donna,  ecco tuo Figlio",  e rivolto a Giovanni  "Figlio ecco tua Madre".
(Gv. 19, 26-27)

Eredità sublime! Giovanni rappresentava l'Umanità intera che avrebbe dovuto riconoscere Maria come Madre, mentre a Lei, nel contempo, veniva affidato tutto il genere umano affinché ne fosse l'Ispiratrice e la Guida.

L'altra "nascita" invece, quella di Gesù, non verificatasi come parto d'utero, e quindi non classificabile con il termine di "Natività" ma come "Manifestazione Divina", fu RAGGIO UNICO, DIO STESSO, condensatosi in forma apparente, per riscattare l'Umanità dal vicolo cieco nel quale si era immessa, e riportarla a Casa.

Nonostante tutto ciò... "Nel mondo degli umani – dice l'Entele Maestro – l'eredità del Cristo va scomparendo. Pochi sono quelli che ancora la posseggono; su quei pochi cade la Scintilla animatrice."

Gesù infatti disse: «Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc. 18, 8)

Relazione adattamento e cura: Sebirblu.blogspot.it