sabato 30 gennaio 2016

Salvati da misteriose presenze di cani fantasma




Sebirblu, 29 gennaio 2016

Questo articolo è dedicato in modo speciale a tutti coloro che hanno condiviso la vita con il migliore degli "amici" che essere umano possa avere: un cane.

E visto che anch'io ne ho avuto uno, posso comprendere la nostalgia e i dolci ricordi che affiorano alla mente nel ripercorrere i momenti vissuti con lui; gli sguardi e le tenerezze di cui ci ha fatto dono, tanto da rientrare a pieno titolo nel novero dei nostri familiari.

Che questa lettura riaccenda in voi la speranza di rincontrarlo un giorno... perché l'amore, quello vero, non si esaurisce con il cessare della vita fisica ma prosegue oltre... negli spazi infiniti.




L'uomo salvato dai fulmini

Frank Talbert, un agente immobiliare di Denver, nel Colorado, era sempre felice quando poteva trascorrere qualche giorno nella casetta di tre stanze che si era costruito sulle Montagne Rocciose. Quella volta avrebbe dovuto restare lì per dieci giorni, da solo, a lavorare nella sua proprietà.

La prima giornata era volata via rapidissima, e Frank decise di andare a letto presto. Prima di addormentarsi attizzò il fuoco che aveva acceso nel camino. Quella sera, poi, faceva particolarmente fresco perché si era già ai primi di ottobre e cominciava a piovere.

Così, si lasciò cullare dagli scrosci di pioggia, senza badare troppo ai tuoni che scuotevano il suo rifugio e ai lampi che rischiaravano il paesaggio. Non sapeva quanto avesse dormito, quando fu svegliato da un rumore fastidioso: fuori c'era un cane che abbaiava.

Egli si sedette sul letto, ascoltando attentamente. Lo udì ancora, e questa volta in lontananza. Stava per rimettersi a dormire quando i latrati sembrarono vicinissimi, proprio davanti all'ingresso.

Talbert pensò che l'animale si trovasse in difficoltà e che chiedesse aiuto, o molto semplicemente un ricovero per la notte. Aprì la porta, ma riuscì a vedere ben poco a causa della pioggia fittissima. Chiamò, ma non vi fu risposta alcuna.




Stava per chiudere nuovamente la porta quando un lampo gli fece intravedere il cane a circa cento metri da lui. Lo chiamò, ma invece di appressarsi, quello se ne andò pian piano, ululando pietosamente.

L'uomo arguì chiaramente che l'animale desiderava che lo seguisse e si chiese se non potesse essere una madre i cui cuccioli fossero esposti alla pioggia. Si infilò gli stivali e indossò il parka (giaccone impermeabile, foderato di pelliccia, con cappuccio; ndr), mentre il cane lo aspettava.

Frank riuscì ad avvicinarglisi fino a pochi passi prima che questo si allontanasse, evidentemente aspettandosi di essere seguito. Lo aveva intravisto abbastanza bene al lume della torcia per constatare che si trattava di un Setter rosso, con petto e collo bianchi.

Talbert gli si era accodato solo per pochi metri, quando all'improvviso ogni cosa intorno a lui rosseggiò ed una tremenda esplosione, assordante, scosse l'aria. Un fulmine aveva colpito il rifugio e la camera da letto si era incendiata.

Riuscì unicamente a salvare alcuni averi ma fu un lavoro faticoso a causa della pioggia e dell'oscurità, con la sola luce di qualche lampo occasionale. La maggior parte della piccola dimora era stata distrutta e non poté far altro che osservarne le fiamme dal suo camioncino.




Soltanto quando si preparò a partire per recarsi nel luogo abitato più prossimo, Frank si ricordò del cane. La pioggia era cessata, il cielo si era alquanto schiarito e la luna illuminava parzialmente la scena.

Egli cercò il Setter, ma era scomparso. E mentre lo cercava gli venne in mente che la folgore aveva colpito la camera da letto provocando l'incendio del materasso e delle coperte ed era questa la ragione per cui il fuoco era divampato così prepotentemente.

Se il cane non lo avesse svegliato e attirato fuori di casa, molto probabilmente sarebbe deceduto in quella stanza.

Quando raccontò la storia al vicino, l'uomo rimase perplesso: «Il cane che tu descrivi sembra Sandy», disse, scuotendo lentamente la testa. «Era una femmina di Setter con petto e collo bianchi...» «Si tratta certamente di lei... senza alcun dubbio.»

Mio Dio, dov'è? Le debbo la vita!», esclamò il sopravvissuto. Il confinante non disse nulla per parecchi minuti. Fissò Talbert e poi si lasciò cadere su una sedia. La sua voce era un sussurro mentre diceva: «Non è possibile Frank... Sandy è morta più di due mesi fa».

Ma allora, come poteva essere ancora fisicamente viva tanto da allontanare Frank Talbert dal pericolo? No, non ci si poteva sbagliare sul suo decesso; era stata sepolta nei pressi dell'abitazione del padrone.

Avrebbe potuto trattarsi di un altro Setter identico? Ciò era possibile, naturalmente, ma che abitasse nella stessa zona e che avesse le medesime caratteristiche di Sandy rendeva questa evenienza molto remota.

Ed anche la probabilità che si trattasse di un cane appartenente ad una sua cucciolata era da scartarsi perché Sandy era nata nel Texas ed era stata portata in Colorado quando aveva otto anni. Non aveva mai dato alla luce dei piccoli perché aveva subìto un'operazione atta ad impedirglielo.

Perciò, Talbert e noi non lo sapremo mai. Ma egli si ricordò del suo salvatore per lungo tempo. Il vicino gli diede una foto di Sandy. Frank la fece incorniciare e adesso la tiene sulla scrivania, a casa.




La gratitudine di Jeff verso il suo padrone.

Anche Robin Deland è certo di essere vivo grazie al provvidenziale ritorno sulla terra del suo affezionato amico a quattro zampe.

Stava guidando su una strada non asfaltata, stretta e piena di curve. Aveva appena imboccato un ripido pendio vicino alla cittadina di Gunnison quando, ad un tratto, scorse un cane in mezzo alla via.

L'animale rimase fermo, costringendolo a fermarsi a sua volta. Un istante più tardi, Robin restò raggelato perché aveva riconosciuto in esso il suo Collie, Jeff, che era deceduto sei mesi prima.

Egli sentiva di non sbagliare. Lo aveva trovato su un'autostrada ferito a morte, portato in ospedale e curato fino a quando non fu totalmente ristabilito; poi lo tenne con sé dodici anni.

L'uomo, perciò, rimase così turbato e sbalordito dalla presenza di Jeff da non ricordare di essere uscito dall'auto. Rammenta però di essergli andato incontro e di aver allungato la mano chiamandolo per nome.

Era in procinto di toccarlo... ma l'animale improvvisamente si volse e muovendosi lentamente andò verso l'apice della salita. Robin lo seguì, cercando ancora di avvicinarglisi per accarezzarlo.

E con sua grande sorpresa, arrivando in cima, si avvide che la strada terminava proprio in quel punto. Se fosse arrivato fin lassù, Robin Deland sarebbe sicuramente piombato nel vuoto con la sua auto.

Oggi, ripensando all'episodio, egli resta sempre più nella convinzione che il suo amico Jeff sia tornato dall'aldilà per salvargli la vita, riscattando il debito di gratitudine verso di lui, che l'aveva raccolto sull'autostrada strappandolo a morte sicura e tenuto così amorevolmente con sé.




Mac, il cane pompiere.

Vi furono parecchi testimoni agli eventi che strapparono la famiglia Peters da una sicura trappola mortale in una notte di dicembre di poco tempo fa.

Raymond e sua moglie Suzanne rientrarono presto a casa, perché stanchissimi. Ma erano rimasti svegli per l'intera nottata perché uno dei loro figli aveva male allo stomaco. Anche nelle due notti precedenti avevano fatto le ore piccole per calcolare le proprie imposte sul reddito.

Sognavano il letto e rammentano che quando si coricarono erano già quasi addormentati. Ma era scritto che pure in quella notte avrebbero dormito ancor meno.

Infatti, dopo circa quattro ore, i due coniugi sentirono un cane abbaiare. Raymond, ancora assonnato, ricorda di aver ordinato a Mac, il suo Scottie, di stare zitto mentre la moglie esclamava:

«Cosa diavolo ha?». Ma il cane insisteva. Raymond riferisce che non poté in alcun modo tornare a dormire perché un attimo dopo aver chiuso gli occhi il suo Mac aveva ripreso freneticamente ad abbaiare e proprio vicino al suo orecchio.

Allora si sedette sul letto ed esclamò:

«Dannazione, Mac... », pensando che il cane avesse la necessità urgente di uscire. Ma poi percepì odor di fumo...

Si svegliò completamente e saltò giù dal letto. La camera era chiusa e quando l'aprì, il fumo aveva già saturato il corridoio. Sentirono il calore dell'incendio sul soffitto; l'estremità dell'anticamera era già in fiamme, ma non aveva ancora raggiunto la stanza dove dormivano i bambini.

Allora li afferrarono mentre erano ancora nel sonno e fuggirono fuori all'aperto; fecero appena in tempo, perché alcuni minuti dopo la vecchia casa era avvolta dal fuoco.




Il vicino aveva prontamente chiamato i pompieri: anche lui era stato svegliato dai latrati del cane, perché in un primo tempo non aveva visto né fiamme, né fumo, uscire dall'abitazione.

L'animale abbaiava cosi forte, dichiarò, che all'inizio gli venne il pensiero che fosse dentro casa sua, ed è stato poi che, guardando fuori dalla finestra, aveva visto bruciare tutto.

Quando arrivarono i vigili del fuoco, l'edificio era quasi completamente distrutto ed essi cercarono, nondimeno, di circoscrivere l'incendio. Raymond e Suzanne persero ogni cosa, ma la loro famiglia si salvò.

Solo quando il confinante disse loro:

"Mio Dio, non ce l'avreste mai fatta se non fosse stato per il vostro cane. Non sapevo che ne aveste preso un altro dopo la scomparsa di Mac... Dov'è, Ray? È riuscito a scappare dalla casa?». I Peters si guardarono senza parole per qualche minuto.

Raymond non era molto sicuro di cosa avesse detto in quel momento, ma si ricordava di aver sentito il cuore fermarsi e la testa girargli.

Udì Suzanne mormorare: «Raymond... oh, Raymond», come se fosse sconvolta e lui stesso poi si era ricordato di aver aggiunto: «È stato Mac... conosco il suo modo di abbaiare...» E rispondendo all'uomo precisò: «No, non abbiamo avuto più nessun altro cane».




Quindi, non c'era necessità di cercarlo, perché se ne era andato tre mesi prima...

Relazione adattamento e cura di:


Brani scelti e tratti da:

"Anche gli animali vanno in Paradiso, storie di cani e di gatti oltre la vita" Ed. Mediterranee 

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