domenica 31 maggio 2015

La Guida di C.Xavier narra la sua Vita da Senatore



Chico Xavier

Sebirblu, 30 maggio 2015

Dedico questo post, cari Lettori, a due brani molto significativi dell'opera «Duemila anni fa...» scritta dal famosissimo medium Chico Xavier (QUI), e che è possibile "download-are" QUI.

È il suo Spirito Guida, Emmanuel, il protagonista di questo libro, che descrive la propria esperienza straordinaria come senatore dell'Impero Romano in Palestina al tempo di Gesù, con il nome di Publio Lentulo, e che è stato rappresentato anche nel film "Nosso Lar".

Publio, inviato da Roma con ampi poteri, aveva una piccola figlia lebbrosa che era stata guarita da Gesù di Nazareth per via della fede e delle preghiere di sua moglie Livia.

Spinto anche dalla richiesta della sua figlioletta di affidarsi al famoso "Profeta", che molti malati miracolava, si avviò riluttante ed orgoglioso per incontrarlo... e vi riuscì... ottenendo alla fine, per i meriti di Livia, il completo risanamento delle piaghe che la devastavano.



Del Parson

Ecco il "magico" incontro...

[...] Dalle acque calme del lago di Genezareth gli sembrava provenissero soavissimi profumi, che si univano deliziosamente all'aroma agreste delle fronde.

Fu in quel momento, mentre il suo spirito era come sotto il comando di uno strano e lieve magnetismo, che udì i passi delicati di Qualcuno che si dirigeva verso quel luogo.

Davanti ai suoi occhi ansiosi, si distingueva una personalità inconfondibile ed unica. Si trattava di un Uomo ancora giovane, che lasciava trasparire dagli occhi, profondamente misericordiosi, una bellezza soave e indefinibile.

Lunghi e morbidi capelli gli incorniciavano il volto compassionevole, come se fossero fili castani, lievemente dorati da una luce sconosciuta.

Con un sorriso divino, che rivelava immensa bontà e allo stesso tempo straordinaria energia, Egli irradiava dalla Sua melanconica e maestosa figura un fascino irresistibile.

Publio Lentulo, non ebbe difficoltà a riconoscere quella Creatura impressionante, ma nel suo cuore si agitavano ondate di sentimenti che fino a quel momento gli erano del tutto ignoti.

Nemmeno la sua presentazione a Tiberio, nella magnificenza di Capri, gli aveva provocato una simile commozione al cuore.

Lacrime cocenti gli scesero dagli occhi, che rare volte avevano pianto, e una forza misteriosa e invincibile lo fece inginocchiare sull'erba inondata dal chiaro di luna. Avrebbe desiderato parlare, ma aveva il petto soffocato ed oppresso.

Fu allora che, in un gesto di dolce e sovrana bontà, il semplice Nazareno camminò verso di lui, quale visione concretizzata di uno degli dei di sue antiche credenze e, appoggiando affettuosamente la destra sulla sua fronte, esclamò in un linguaggio carismatico, che Publio intese perfettamente, come se stesse ascoltando la sua lingua patria, dandogli l'indimenticabile impressione che la parola era da spirito a spirito, da cuore a cuore:




"Senatore, perché Mi stai cercando?" ed estendendo lo sguardo profondo sul paesaggio, come se desiderasse che la Sua Voce fosse ascoltata da tutti gli uomini del pianeta, concluse con serena nobiltà:

"Sarebbe stato meglio che Mi avessi cercato pubblicamente e nell'ora più chiara del giorno, perché tu potessi acquisire, in una sola volta e per tutta la vita, la lezione sublime della fede e dell'umiltà... Ma Io non sono venuto al mondo per violare le leggi supreme della natura e vengo incontro al tuo cuore triste!"

Publio Lentulo non riuscì ad esprimere nulla, oltre alle sue copiose lacrime, pensando amaramente alla figlia; ma il Profeta, come se non considerasse le sue parole appena pronunziate, continuò:

"Sì... non vengo a cercare l'uomo di Stato, superficiale e orgoglioso, che solo i secoli di sofferenza possono guidare verso le braccia di mio Padre; vengo per attendere alle suppliche di un cuore infelice e oppresso.

Ma anche così, amico mio, non è il tuo sentimento che salva la figlia lebbrosa e senza speranza per la scienza del mondo, poiché tu hai ancora una razionalità egoistica e umana, bensì è la fede e l'amore di tua moglie, poiché la Fede è divina... Basta un raggio solo delle sue energie poderose perché si polverizzino tutti i monumenti delle vanità della Terra..."

Commosso e rapito, il senatore pensò intimamente che il suo spirito si stesse librando in un'atmosfera da sogno, tali e tante erano le commozioni sconosciute e impreviste che gli si accumulavano nel cuore, e volendo egli credere che i suoi sensi reali si trovassero immersi in un gioco incomprensibile e di completa illusione.

"No amico mio, tu non stai sognando..." esclamò dolce ed energico il Maestro, percependo i suoi pensieri. "Dopo lunghi anni di deviamento dal buon cammino, attraverso un sentiero di errori clamorosi, tu incontri oggi un punto di riferimento per la rigenerazione di tutta la tua vita.

Dipende però dalla tua volontà approfittarne ora, o da qui ad alcuni millenni... Se lo sviluppo della vita umana è subordinato alle circostanze, tu sei costretto a considerare che ne esistono di tutti i tipi, poiché spetta alle creature l'obbligo di esercitare il potere della volontà e del sentimento, cercando di avvicinare i destini delle correnti del Bene e dell'Amore ai loro simili.

Suona per il tuo Spirito in questo istante un momento glorioso, se riesci ad utilizzare la tua libertà perché diventi nel tuo cuore, da questo momento, un cantico d'amore, di umiltà e di fede, nell'ora indeterminabile della redenzione, dentro l'eternità...

Ma nessuno potrà agire contro la tua coscienza, se tu vuoi disprezzare illimitatamente  questo   minuto  prezioso!

Pastore delle anime umane, fin dalla formazione di questo pianeta, da molte migliaia d'anni vengo per riunire le pecore smarrite, per tentare di portare nei loro cuori le gioie eterne del Regno di Dio e della Sua Giustizia!..."



Simon Dewey

Publio fissò quell'Uomo straordinario, la cui franchezza provocava ammirazione e timore.

Umiltà? Quali credenziali gli presentava il Profeta per parlargli così? A lui, senatore dell'Impero, investito di tutti i poteri davanti ad un vassallo?

In un attimo ricordò la Città dei Cesari, ricoperta di trionfi e glorie, i cui monumenti e potenzialità egli credeva in quel momento immortali.

"Tutti i poteri del tuo Impero sono ben fragili e tutte le sue ricchezze ben miserabili... Le magnificenze dei Cesari sono illusioni effimere di un giorno, perché tutti i savi, come pure tutti i guerrieri, sono chiamati al momento opportuno davanti ai tribunali della Giustizia del Padre Mio che sta in Cielo.

Un giorno cesseranno di esistere le sue poderose aquile sotto un pugno di miserabilissime ceneri. Le sue scienze si trasformeranno al soffio degli sforzi di altri operai più degni del progresso, le sue leggi inique saranno inghiottite dall'abisso tenebroso di questi secoli di empietà.

Poiché solo una Legge esiste e sopravvivrà alle rovine dell'inquietudine dell'uomo: la Legge dell'Amore istituita dal Padre Mio fin dal Principio della Creazione...

Ora, torna a casa, consapevole della responsabilità del tuo destino... Se la fede ha portato nella tua magione ciò che ritieni sia la gioia per la guarigione di tua figlia, non dimenticarti che questo rappresenta un aumento di doveri per il tuo cuore, davanti al Padre Nostro Onnipotente!..."

Il senatore avrebbe voluto parlare, ma la voce gli si ruppe in gola per la commozione e per i profondi sentimenti. Desiderò ritirarsi. Però, in quel momento, notò che il Profeta di Nazareth si trasfigurava, gli occhi rivolti al Cielo...

Quel luogo doveva essere un santuario delle Sue meditazioni e delle Sue preghiere, nel cuore profumato della Natura, perché Publio intuì che Egli pregava intensamente, osservando che lacrime copiose gli bagnavano il viso illuminato da una tenue luce che evidenziava la Sua bellezza serena e la Sua indefinibile melanconia...

Tuttavia, in quel momento, un soave torpore paralizzò le facoltà di osservazione del patrizio, che si acquietò impaurito. [...]




L'estratto che segue, invece, narra la partecipazione in incognito di Livia, travestita da semplice donna del popolo, ad uno dei raduni più celebri descritti nel Vangelo: il Monte delle Beatitudini e la Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci, onde ringraziare di persona, il "Grande Taumaturgo"...

[...] Il crepuscolo di un giorno caldo e sereno dava un riflesso di luce dorata a tutte le cose e a tutti i dolci profili del paesaggio.

Le placide acque del lago di Tiberiade si increspavano al soffio lieve degli zefiri delle ultime ore del pomeriggio, che erano impregnate del profumo dei fiori e degli alberi.

Le brezze fresche vincevano il caldo, spandendo gradevoli sensazioni di vita libera, nel grembo rigoglioso della natura.

Finalmente, tutti gli occhi si volsero verso un punto scuro che appariva sullo specchio trasparente delle acque, molto lontano, all'orizzonte.

Era la barca di Simone, che traghettava il Maestro per i suoi discorsi abituali. Un sorriso di ansietà e di speranza illuminò, allora, tutti quei volti che lo aspettavano nello sconforto delle loro sofferenze.

Livia osservò quella folla che, a sua volta, aveva notato la sua presenza estranea. Semplici operai, umili pescatori, molte madri nei cui visi sofferenti si potevano leggere le storie amare dei patimenti più incredibili, creature del popolo, anonime e doloranti, mogli adultere, pubblicani gaudenti, infermi disperati e numerosi bambini che portavano in sé i segni del più penoso abbandono.

Ella si manteneva a fianco del vecchio Simeone, la cui espressione di forza e dolcezza ispirava il più profondo rispetto a coloro che gli si avvicinavano; e quanti scorgevano il delicato profilo romano della donna, infilata nel semplice abito galileo, pensavano d'intravedere nella sua figura una qualche giovane di Samaria della Giudea, che fosse comunque venuta da lontano, attratta dalla fama del Messia.

La barca di Simone si era accostata dolcemente alla riva, permettendo che il Maestro si dirigesse verso il luogo solito per i suoi discorsi divini.



Del Parson

Il Suo volto appariva trasfigurato da una splendente bellezza. I capelli, come sempre, gli ricadevano sulle spalle, secondo il costume dei nazareni, agitandosi lievemente al bacio carezzevole dei soavi venti della sera.

La moglie del senatore non poté più distogliere gli occhi abbagliati da quella figura semplice e meravigliosa.

Il Maestro aveva dato inizio ad un discorso di inconfondibile bellezza; le sue parole sembravano toccare gli spiriti più insensibili, e pareva che i suoi insegnamenti echeggiassero nelle valli di tutta la Galilea, risuonando per il mondo intero, previamente curati per diffondersi ovunque, per l'eternità.

"Beati gli umili di spirito, perché loro sarà il Regno del Padre Mio che sta nei Cieli...

Beati i pacifici, perché erediteranno la Terra!...

Beati coloro che soffrono e piangono, perché saranno consolati con le gioie eterne del Regno di Dio!..."

E la Sua parola energica e soave disse della Misericordia del Padre, dei beni terreni e celesti, del valore delle inquietudini e angosce umane, aggiungendo che era venuto al mondo non per i più ricchi e i più felici, ma per consolare i più poveri e i diseredati dalla sorte.

La folla eterogenea Lo ascoltava estasiata nei suoi entusiasmi di speranza e gioia spirituale.

Una luce serena e carezzevole sembrava scendere dal monte Hebron, illuminando il paesaggio con tonalità celestiali d'opale e zaffiri.

Era già tardi ed alcuni apostoli del Signore avevano deciso di portare alcuni pani per i più bisognosi di cibo. Furono portate due grandi ceste di frugali merende, ma gli astanti erano molto più numerosi.

Gesù però benedisse il contenuto dei panieri e, per divino miracolo, la scarsa provvista si moltiplicò in innumerevoli pezzi che furono religiosamente distribuiti a centinaia di persone.




Anche Livia ricevette la sua parte e, mangiandola, sentì un sapore differente, come se avesse ingoiato una medicina capace di curarle tutti i mali dell'Anima e del corpo, perché sentì una specie di tranquillità che le anestetizzava il cuore flagellato e deluso.

Commossa fino alle lacrime, vide che il Maestro ascoltava caritatevolmente numerose donne, fra le quali molte, secondo quello che il popolo di Cafarnao diceva, erano di vita dissoluta e scellerata.

Il vecchio Simeone volle anche lui avvicinarsi al Signore, in quell'ora memorabile del Suo passaggio sulla Terra. Livia lo accompagnò automaticamente e, in pochi minuti, si trovarono tutt'e due davanti al Maestro che li accolse col Suo generoso e profondo sorriso.

"Signore", esclamò con rispetto il vecchio di Samaria, "Che cosa dovrò fare per entrare un giorno nel Vostro Regno?"

"In Verità ti dico, ‒ gli rispose Gesù amorosamente ‒ che molti verranno dall'Occidente e dall'Oriente, cercando le porte del Cielo, ma incontreranno il Regno di Dio e della Sua Giustizia solamente coloro che ameranno profondamente, sopra tutte le cose della Terra, il Padre nostro che sta nei Cieli, amando il prossimo come se stessi".

E facendo spaziare lo sguardo compassionevole e misericordioso su quella grande folla, continuò dolcemente:

"Molti, inoltre, di quelli che sono stati chiamati qui, saranno scelti per il grande sacrificio che si avvicina! (La persecuzione dei primi Cristiani e... degli ultimi, dico io, come sta succedendo adesso purtroppo! Ndr).

Questi Mi incontreranno nel Regno Celeste, perché le loro rinunce dovranno essere il sale della Terra e il sole di un Nuovo Giorno!"



Dale Terbush

"Signore, ‒ osò l'anziano con gli occhi pieni di lacrime ‒ tutto farei per essere uno dei Vostri prescelti".

Ma Gesù, fissando diritto negli occhi il patriarca di Samaria, mormorò con infinita dolcezza:

"Simeone, vai in pace e non aver fretta perché, in Verità, accetterò il tuo sacrificio al momento opportuno..."

Ed estendendo il raggio di luce dei Suoi occhi fino alla persona di Livia, che beveva le Sue parole con la sete ardente della sua attenzione, esclamò con la chiarezza profetica delle Sue esortazioni:

"Quanto a te, rallegrati col Padre Nostro, perché le Mie parole e i Miei insegnamenti ti hanno toccato il cuore per sempre. Vai e non perdere la fede, perché tempo verrà in cui saprai accettare i tuoi sacrifici santificanti".

Queste parole furono pronunciate con una tale espressione, che la sposa del senatore non ebbe difficoltà a comprenderne il significato profondo, per un lontano futuro.

Lentamente il grande assembramento di poveri, di infermi e di afflitti si disperse. [...]

Relazione, adattamento e cura di: Sebirblu.blogspot.it

Estratti dai capitoli: "Il Messia di Nazareth" e  
                                     "Le Prediche del Lago di Tiberiade"
                                 

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