giovedì 13 novembre 2014

La NDE di un Prete Fucilato e Miracolato da P. Pio




Sebirblu, 12 novembre 2014

Il personaggio che vi presento oggi, cari Lettori, è degno di nota in quanto si tratta di un sacerdote protagonista di un'eccezionale esperienza fuori dal corpo, dopo essere stato "fucilato" come cappellano militare in Algeria.

Ma quello che è davvero sorprendente è il fatto che sia stato miracolato da Padre Pio di cui era "figlio spirituale".

L'accaduto è stato anche raccontato da lui stesso, invitato alla trasmissione televisiva "Porta a Porta" un po' di anni fa e di cui vi riporto il video.

In aggiunta, oltre ad una breve sua biografia, vi sottopongo un curioso aneddoto che lo riguarda, nel momento in cui, ancora giovane studente di teologia a Roma, decise di recarsi a San Giovanni Rotondo per conoscere il famoso frate cappuccino.


Mario Duguay

La NDE di Padre Jean Derobert

Ecco la sua testimonianza sull'evidente protezione di cui fu oggetto da parte del Cielo, grazie all'intervento di Padre Pio da Pietrelcina (oggi Santo).

Caro Padre,

Lei mi ha domandato una relazione scritta a proposito dell'evidente protezione di cui sono stato oggetto nell'agosto 1958 durante la guerra d'Algeria.

In quell'epoca, ero al servizio del Corpo Sanitario delle Forze Armate e avevo notato come ad ogni momento importante della mia vita, Padre Pio, che mi aveva accettato nel 1955 come figlio spirituale, mi facesse pervenire una cartolina che assicurava la sua preghiera e il suo sostegno.

Uno di questi casi fu prima del mio esame all'università Gregoriana di Roma, così come al tempo della mia partenza per l'esercito, oppure quando dovetti raggiungere i combattenti in Algeria.

Una sera, un commando del F.L.N. (Fronte di Liberazione Nazionale Algerino) attaccò il nostro villaggio e fui ben presto fatto prigioniero, messo davanti ad un portone con cinque altri militari e là fummo fucilati.

Mi ricordo che non ho pensato né a mio padre, né a mia madre di cui ero, tra l'altro, figlio unico, ma provavo solamente una grande gioia perché «andavo a vedere ciò che esisteva dall'altro lato».

Avevo ricevuto, la mattina stessa, una cartolina da Padre Pio con due righe manoscritte: «La vita è una lotta, ma porta alla Luce» (sottolineato due o tre volte).

Immediatamente, feci l'esperienza dell'uscita dal corpo, e lo vidi accanto a me riverso e sanguinante in mezzo ai miei compagni, anch'essi uccisi. Ho allora iniziato ad ascendere e ad entrare stranamente in una sorta di tunnel. (Per approfondimenti QUI e QUI; ndt)




Dalla densa nube che mi circondava, emergevano dei visi conosciuti e non. All'inizio, questi volti erano tenebrosi; si trattava di persone poco raccomandabili, peccatori con poche virtù. Però, man mano che salivo, ne incontravo altri sempre più luminosi.

Ero sorpreso di come potessi camminare... e mi dicevo esser fuori dal tempo, dunque già resuscitato... Mi stupivo di poter osservare tutt'intorno alla mia testa senza voltarmi indietro.

Ero sbalordito di non aver sentito nulla per le ferite riportate dalle pallottole dei fucili e compresi che erano entrate nel mio corpo così velocemente da neutralizzare qualsiasi dolore.

Subito, il mio pensiero andò ai miei genitori... E in un lampo mi sono ritrovato ad Annecy, a casa mia, e li ho visti dormire nella loro camera. Ho provato a parlare loro, ma senza successo.

Ho visitato l'appartamento notando il cambio di posizione di un mobile. Molti giorni dopo, scrivendo a mia madre, le ho domandato perché lo aveva spostato. Nella risposta che mi inviò mi chiese: «Come fai a saperlo tu?»

Ho pensato pure a Papa Pio XII, che conoscevo bene (ero stato studente a Roma), e immediatamente sono arrivato nella sua stanza. Si era appena messo a letto. Abbiamo comunicato per mezzo dei pensieri (telepatia; ndt), perché era un grande spiritualista.

Ho proseguito la mia ascensione fino a trovarmi circondato da un paesaggio meraviglioso soffuso di una luce azzurrognola molto delicata... Non c'era tuttavia il sole «perché il Signore è la loro Luce...» come dice l'Apocalisse.

Ho visto là migliaia di persone, tutte con un'età approssimativa di trent' anni, e ne ho incontrate alcune che conoscevo mentre erano in vita... La tale era morta a 80 anni... e sembrava averne 30... La tal altra era morta a 2... ed entrambe apparivano coetanee...

Ho lasciato questo «paradiso» costellato di fiori straordinari e sconosciuti quaggiù. Sono salito ancora più in alto... Là, ho perso la mia natura umana e sono diventato una «goccia di Luce».




Ho veduto molte altre Scintille luminose e sapevo che una era San Pietro, un'altra Paolo oppure Giovanni, o un apostolo, o quel tal Santo... Poi ho visto Maria, meravigliosamente bella nel suo mantello di Luce, che mi accoglieva con un sorriso indicibile...

Dietro di Lei c'era Gesù, di una bellezza indescrivibile, e alle Sue spalle splendeva una zona di Radianza, che sapevo essere il Padre, e in cui mi sono immerso...

Ho sperimentato, così, l'appagamento totale di tutto ciò che potevo desiderare. Ho conosciuto la felicità perfetta... e, bruscamente, mi sono ritrovato sulla Terra, il viso nella polvere, in mezzo ai corpi insanguinati dei miei compagni.

Ho preso contezza che il portone davanti al quale mi trovavo era crivellato dai colpi che avevano attraversato il mio corpo; che il mio abito era perforato e intriso di sangue; che il mio petto e il dorso erano macchiati anch'essi di sangue a metà coagulato, un po' vischioso... ma io ero incolume!

Sono andato allora dal Comandante così com'ero. Mi venne incontro gridando al miracolo. Era il comandante Cazelle, oggi deceduto.

Quest'esperienza mi ha segnato molto, senza alcun dubbio. Ma quando, affrancato dall'Esercito, mi recai da Padre Pio, egli mi scorse da lontano nel salone San Francesco. Mi fece segno di avvicinarmi e mi diede, come sempre, un piccolo buffetto affettuoso.

Poi mi disse queste semplici parole: «Oh! Come mi hai fatto correre! Ma quello che hai visto, era talmente bello!» E chiuse lì la sua osservazione.

Si può capire, ora, il motivo per cui io non abbia più paura della morte... poiché SO cosa c'è dall'altra parte!

Padre Jean Derobert




Questo documento fa parte degli atti del processo per la canonizzazione di Padre Pio. La relazione scritta ci è stata concessa a condizione di non renderla pubblica prima della canonizzazione stessa.

Suor Benjamine




Breve biografia di Padre Derobert

Jean Derobert è nato il 25 ottobre 1934 ad Annecy; ha ricevuto l'Ordinazione sacerdotale il 30 giugno 1962 a Notre-Dame de Paris.

Ha compiuto i suoi studi ecclesiastici al seminario francese di Roma e nominato vicario alla parrocchia Sainte Louise di Marillac di Drancy nel 1993; ha rivestito, l'anno dopo, il ruolo di Direttore agli Studi nel collegio Albert de Mun de Nogent-sur-Marne.

Successivamente è diventato Cappellano alla basilica del Sacro Cuore di Montmartre e responsabile dei pellegrinaggi in Terra Santa.

Poi, spostatosi a Marsiglia nel 1996, Padre Derobert ha esercitato il suo ministero alla casa di riposo delle religiose del Buon Pastore.

Dal 2011 ha risieduto presso le Piccole Suore dei Poveri, dell'Ordine dei Certosini, da dove ha raggiunto la Casa dell'Altissimo, il venerdì 24 maggio 2013.

Ecco dunque il piccolo aneddoto che lo riguarda:


Padre Jean Derobert e San Pio da Pietrelcina

Padre Pio e l'Angelo di Jean Derobert

L'Angelo custode costituisce una realtà costante nella vita di Padre Pio e un mezzo insostituibile del suo apostolato. Una presenza invisibile, che per lui era visibilissima, tanto che si meravigliava come qualcuno non scorgesse quello che vedeva lui.

«Se hai bisogno di me, mandami il tuo Angelo custode»: era il ritornello che ripeteva ai suoi innumerevoli "figli spirituali" sparsi in tutto il mondo.

Ma cominciamo con un episodio riferito dal protagonista stesso, Padre Jean Derobert, cappellano della basilica del Sacro Cuore di Parigi.

Anno 1955. Jean Derobert è studente di teologia a Roma. Avendo sentito parlare di Padre Pio, decide ad un certo punto, con una discreta dose di ingenuità, di prendere il treno e andarlo ad incontrare, in modo da farsene un'idea precisa e verificare l'esattezza delle voci che circolano su di lui.

Arriva a San Giovanni Rotondo il 2 ottobre. In preparazione della festa di San Francesco, si svolge nella piccola Chiesa una cerimonia pomeridiana con predica, canti e recita del rosario.

Quella particolare espressione di fede popolare, in versione meridionale, provoca una certa irritazione, quasi un'idiosincrasia insopportabile nel giovane con la mente satura di testi scolastici.

Non c'è da stupirsi. L'impatto con un devozionalismo bigotto, spinto fino alle sue manifestazioni parossistiche, chiassoso, disordinato, scomposto, estroverso, spesso travalicante nella superstizione, deve essere risultato particolarmente sgradevole ed ostico ad un futuro sacerdote alquanto esigente con vezzi intellettualistici.

Comunque, approfittando del lasciapassare rappresentato dalla veste clericale, riesce a guadagnare una posizione strategica in una specie di tribuna. Ma eccone il racconto proprio dallo stesso:

«Scorsi un posto libero in prima fila e mi ci sistemai. Il mio vicino di sinistra tossiva, espettorava, si soffiava il naso in continuazione, e ciò mi infastidiva non poco. Lo guardai di sottecchi. Mi venne da pensare: "Ma questo viso non mi è nuovo, debbo averlo già visto da qualche parte…"

All'improvviso, il cappuccino sconosciuto posò bruscamente una mano sulla mia testa, con un gesto che doveva essergli familiare.

Quella mano era guantata… Mi ritrovai in ginocchio ai piedi del personaggio il cui incontro, al solo pensarci, mi incuteva tanta paura: si trattava di Padre Pio in persona!




Il fatto mi provocò un'impressione terribile, qualcosa di analogo ad un pugno sullo stomaco. Non riuscivo più a rimanere in quella posizione prona. Dovetti sedermi, perché le gambe cedevano e non avevo più forze.

Continuavo a fissarlo, affascinato da quel volto proteso verso un "aldilà" che a me rimaneva sconosciuto.

Assistevo, nel mio intimo, al sorgere di un sentimento d'affetto per quest'uomo che, in maniera evidente, soffriva molto.

Sentimento che, d'altra parte, era stranamente in contrasto col disprezzo che nutrivo per la folla che ascoltava un frate denunciare il comunismo, parlare della Madonna e di altro ancora che non saprei dire…»

Ma è il seguito quello che ci interessa più da vicino.

Come premessa, va detto che i sacerdoti erano esenti dalla lunga trafila a cui veniva assoggettata la gente comune, ossia, non dovevano munirsi del fatidico numerino ed aspettare pazientemente due o tre giorni prima di essere confessati da Padre Pio.

Derobert, intellettuale in erba, non era certo il tipo da rinunciare ai privilegi derivanti dall'appartenenza alla casta sacerdotale. Così era andato in sacrestia alle sette del mattino e si era posizionato al quinto posto di una lunga fila. Ma sentiamo da lui:

«Mi trovavo in attesa con una certa ansietà e mi perveniva, a tratti, la voce robusta del Padre che iniziava a gridare: "Quante volte?" – ed ogni tanto scacciava un penitente – "Via, via! Vai a cercare un altro confessore!", incurante delle suppliche: "No, no, Padre…"

Al mio turno, presi posto al confessionale.

"Padre, sono francese".

"Bene, e che cosa hai fatto?" mi domandò in latino.

"Parli pure italiano Padre, perché la capisco".

"Bene, che cosa hai fatto?"

"Non so!"

Poi, cominciando a confondermi, iniziai ad infastidirmi. Mi sentivo ridicolo, dal momento che non sapevo cosa dire. Il vuoto. Soltanto dopo venni a sapere che Padre Pio metteva a nudo l'Anima. (Per i suoi carismi leggere QUI; ndt). Durante tutto questo tempo, sorrideva.




"Padre, ho fatto questo… e questo…"

"Sì, è vero", mi disse, "ma ti è già stato perdonato venerdì scorso"

Ed era verissimo. Lui proseguì:

"Ma tu dimentichi questa cosa e quest'altra… Due anni fa, in quel posto. Perché hai fatto ciò? E quell'altro? È vero o no?"

Con le lacrime agli occhi, mi mostrò la gravità di certe azioni, una gravità alla quale, devo riconoscere, non avevo mai pensato. Ma proprio nel momento in cui ascoltavo le spiegazioni che uscivano dalla sua bocca, quelle mancanze assumevano per me le loro vere dimensioni.

"È una cosa grave… molto grave…". E si metteva a piangere e a soffrire.

Mi trovavo parecchio a disagio, tanto più che i fatti menzionati da lui corrispondevano a verità. Vi aveva aggiunto anche dei dettagli che io stesso avevo totalmente dimenticato. Succede a volte che si agisca per riflesso, senza avere il senso di una qualsiasi colpevolezza.

Mi impartì l'assoluzione, e mi domandò:

"Credi all'Angelo custode?"

"Beh! Non l'ho mai visto..."

Fissandomi con uno sguardo penetrante, mi rifilò un paio di ceffoni, scandendo gravemente queste parole:

"Guarda bene! È là ed è bellissimo!"

Mi voltai, ma ovviamente non vidi nulla. Ciò nondimeno, lui, il Padre, aveva negli occhi l'espressione di qualcuno che invece vede qualcosa. Non guardava nel vago, ma in un punto preciso.

"Il tuo Angelo custode è là e ti protegge! Pregalo molto… Pregalo molto!"

Gli occhi di Padre Pio erano luminosi. Riflettevano la Luce della mia Guida celeste».

A conclusione di questo fatto, restano da aggiungere soltanto alcuni particolari. 

Innanzitutto la testa del giovane penitente, chino sull'inginocchiatoio, si trovava così vicina al Santo confessore, che era seduto sulla tradizionale sedia di paglia, da sfiorargli quasi la fronte.




In secondo luogo, lo studente era dotato di una corporatura che lo faceva rassomigliare ad un giocatore di rugby, quindi non dev'essere stata un'impresa facile, per Padre Pio, assestargli quei due sonori ceffoni, considerando lo stato dolente delle mani segnate da stigmate.

Possiamo dedurre, con una punta di ironia, che Padre Pio sebbene "angelico" fosse anche un po' manesco e che l'uso delle mani "alla don Camillo" probabilmente gli procurava anche delle fitte acutissime. (Ma come diceva Trilussa: "Quanno ce vò, ce vò..."; ndr).

Dal libro "Padre Pio mistero glorioso" di Alessandro Pronzato

Traduzione, relazione e cura di: Sebirblu.blogspot.it


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