sabato 8 novembre 2014

Il Gen. Mini: Clima pazzo? No. Guerra Ambientale!




La Sconvolgente Dichiarazione del
Generale Fabio Mini 

Mai come adesso ci siamo accorti di quanto sia "impazzito" il tempo. Ed ecco la straordinaria rivelazione fornitaci dal generale Mini:

 "È guerra climatica, l'atmosfera viene modificata con agenti chimici".

Riportiamo qualche passo significativo della testimonianza di questa persona, il cui ultimo incarico è stato esercitato al comando delle forze NATO in Kosovo; dunque non si tratta di un generale di "cartone" come vien detto nel gergo di coloro che non hanno mai ricoperto ruoli simili.

Sicuramente, egli conosce l'argomento che menziona ed anche solo per questo, dovrebbe essere ascoltato.

"La guerra ambientale non è più soltanto un'ipotesi: è un accadimento in corso. Ma guai a dirlo, si passa per pazzi. Eppure, "negare l'informazione è già un atto di guerra fondamentale" ‒ denuncia il generale, che conferma tutto: 

"La «bomba climatica» è la nuova arma di distruzione di massa a cui si sta lavorando in gran segreto per acquisire vantaggi inimmaginabili su scala planetaria. Alluvioni, terremoti, tsunami, siccità, cataclismi. Uno scenario che purtroppo non è più fantascienza." (Cfr. anche QUI e QUI; ndr).

Egli racconta che nel lontano 1946, lo scienziato neozelandese Thomas Leech, lavorò in Australia per conto dell'Università di Auckland, con fondi americani e inglesi, per provocare piccoli tsunami.

Il «Progetto Seal» ebbe successo, ma spaventò lo scienziato inducendolo ad interrompere le sperimentazioni, che poi sicuramente sono state riprese e rifinite.




Le forze della natura vengono impiegate come strumento ed arma. E tra l'altro accade ‒ sottolinea Mini ‒ che l'opinione pubblica, alla stregua di qualsiasi altra aberrazione di carattere mostruoso, sia innanzitutto incredula:

"La maggior parte della gente ritiene inconcepibili certi scenari, in quanto non è a conoscenza delle progettazioni in materia di tecnologie militari e quindi delle conseguenti  implicazioni."

"Esiste pure una rassicurante convenzione delle Nazioni Unite del 1977, che proibisce espressamente l'uso militare, o di altra natura ostile, di tecniche di modificazione ambientale con effetti a larga diffusione, di lunga durata o di violenta intensità.

In realtà, al 90% le prescrizioni ONU vengono regolarmente disattese, in particolare dai militari".

"Essi sono già in possesso della capacità di condizionare l'ambiente: tornado, uragani, sismi e maremoti alterati o addirittura indotti dall'uomo sono una possibilità concreta.

Nell'ambito militare è assente quella rettitudine che possa impedire di oltrepassare un certo punto. Basti pensare allo sviluppo e alle applicazioni degli ordigni atomici. Non esiste alcun vincolo morale, ciò che si può fare si fa."

In più, non si tratta soltanto di una mancanza di integrità, ma secondo Mini si va anche oltre: "La bramosia di conseguire un vantaggio spinge ad usare le tecnologie senza eseguire i relativi test a sufficienza.

Soltanto una possibilità viene messa in atto per verificarne il funzionamento, sperimentandone sul campo direttamente gli effetti."

Con l'articolo su Limes, il generale aveva già divulgato il progetto dell'Aeronautica Militare Americana risalente al 1995.

In «Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025» ossia (Meteo come moltiplicatore di Forza: Possedere il Tempo nel 2025; ndr) si delineavano i piani non «di possedere il clima», ma di controllare il meteo, lo spazio atmosferico per condurre operazioni belliche in sicurezza, dice sempre l'alto ufficiale:

"Per esempio, irrorando le nubi con ioduro d'argento, altre sostanze chimiche o polimeri, per dissolverle o spostarle. Si tratta della possibilità di destabilizzare una regione o paese, in qualsiasi parte del mondo. Oggi siamo piuttosto vicini al traguardo del 2025."




Secondo  il  meteorologo  statunitense  Edward  Norton  Lorenz,  padre  della «teoria del caos», mai e poi mai avremo conoscenze sufficienti per verificare le effettive conseguenze di una modificazione climatica.

Se qualcuno trae vantaggio da essa, dal lato opposto ci sarà qualcun altro che ne patirà un danno con conseguenze anche catastrofiche, e non è detto che lo subisca in termini lineari di tempo; una ripercussione che Lorenz chiama «effetto farfalla».




Proprio negli anni suddetti si cominciò a pensare di cambiare il meteo e di creare una situazione permanente trasformando il clima.

"Così qualcuno cominciò a pensare: cosa rende l'Europa prospera e le garantisce un tempo favorevole? La corrente del Golfo del Messico. Bene, allora quel qualcuno si mise a studiare come modificarla.

Non contento, iniziò anche a chiedersi: possiamo provocare un terremoto? La risposta fu «si può fare». (Leggere QUI; ndr) Ma questo qualcuno chi è?"

La domanda, infatti, è particolarmente inquietante: da chi scaturisce questa volontà politica che sta alla base della catena di comando?

Brutte notizie dice Mini: "Gli Stati stanno perdendo il controllo della situazione, che è monopolizzata da ristrettissimi gruppi super-potenti". Il generale le chiama «bande».

Sono costituite da "persone, associazioni ed organismi, coaguli di potere che non hanno nessun vincolo istituzionale, ma conseguono solamente il proprio interesse, e nel nome di esso, sono disposte a mandare in crisi un sistema per modificarlo a proprio vantaggio, utilizzando mezzi sia illeciti che legali".

L'enorme potere di questo super-clan è confermato dalla situazione mondiale di massima emergenza e dalle analisi di carattere strategico a livello militare.

In sintesi: la condizione difficile in cui versa il pianeta è in aumento esponenziale; le risorse della Terra sono in netta diminuzione; l'economia globale è in recessione. Insomma, la coperta è sempre più corta.

E il ruolo delle Nazioni per definire la minaccia è ormai ridotto a zero. Non sono più esse a decidere, ad individuare o a prevedere i pericoli, sottolinea Mini. Sono «altri» che fanno le analisi.

E compiere le valutazioni dei rischi "vuol dire fornire le indicazioni per la politica. Dunque, questa prerogativa non è più nelle mani degli Stati, nemmeno di quelli forti".




"George W. Bush, quando ha avviato la «guerra infinita» innescata dagli attentati dell'11 Settembre, non è stato indirizzato da fonti istituzionali, ma da «qualcuno che lavora fuori da esse, addirittura contro».

La situazione è veramente critica: molti Stati hanno l'acqua alla gola, colpiti dalla crisi e ricattati dalla cupola finanziaria mondiale. La criminalità è in netto aumento, il contrasto verso le mafie si è indebolito e la percezione dell'insicurezza è cresciuta.

Ogni problema viene estremizzato: la favola dello «scontro di civiltà» tra la cultura giudaico-cristiana e quella musulmana resta «il faro politico di tutte le relazioni internazionali». Così, non fa che crescere la militarizzazione del pianeta:

«Le cose che venivano fatte con strumenti civili oggi vengono attuate quasi esclusivamente con mezzi militari, inducendo tali apparati a potenziare sempre più la loro supervisione e il possesso di congegni tecnologici per ottenerla».




L'antagonismo si manifesta in maniera preponderante nello spazio con il controllo delle telecomunicazioni e dei sistemi di difesa, ed ora anche nell'ambiente, «che non è più il luogo ove la guerra si manifesta, ma ne è l'arma», e negli agglomerati urbani, «che sono i luoghi dove si prevede il maggior intervento in termini di mobilitazione delle forze armate».

Lo spazio è definito un «bene comune» e come tale dovrebbe essere salvaguardato. «Ma non succede, e la percezione di scarsa sicurezza alimenta un incremento della militarizzazione».

Come si sfrutta l'ambiente come arma? «Per mezzo delle modifiche meteorologiche, ma soprattutto occultandone le informazioni.

Esiste infatti una pratica militare chiamata «denial of service» (ovvero diniego d'accesso, solitamente doloso; ndr) dove si stabilisce che è necessario non solo negare la realtà o l'evidenza, ma anche i contenuti. E questo è già un vero e proprio atto di belligeranza.

Determinate persone o paesi non devono venire a conoscenza delle informative e ciò può causare catastrofi di proporzioni bibliche, come il devastante tsunami dell'Indonesia.

L'annuncio del suo arrivo era disponibile, ma alcune interferenze nella trasmissione, dovute ad anelli mal funzionanti o volutamente tali, ne ha impedito la tempestiva comunicazione."

Un altro aspetto emblematico è rappresentato dal sistema Haarp. Invece di influire sull'ambiente a carattere soltanto locale, dice Mini, ormai si può intervenire ovunque.

Come? "Andando a creare, artificialmente, dei punti più caldi o più freddi, e quindi modificando il clima interferendo anche sulle correnti".




Lo stesso dicasi per le alterazioni che provocano i terremoti, anche se il generale ricusa che il movimento sismico in Emilia sia stato «indotto».

Ma attenzione: "Nessuno può disconoscere che ci siano state più di 2.000 esplosioni nucleari nel sottosuolo terrestre, nelle profondità degli oceani e persino nello spazio". 

Già negli anni '90, per colpire obbiettivi di interesse militare in Cina, "fu pianificato di causare un terremoto con esplosioni dipartentesi dalla zona di Okinawa".

La dismissione di migliaia di ordigni nucleari, dopo la fine della guerra fredda, ha favorito un mercato di materiali fissili da innesco.

Concludendo, per lasciare spazio alle domande, il generale Mini dice che "Le grandi compagnie petrolifere si offrirono di reimpiegarli e sappiamo che è possibile agire sulle faglie inducendo terremoti tramite congegni nucleari o micro-nucleari". 




E in aggiunta, ecco un magnifico ed esauriente video di Rosario Marcianò (Tanker Enemy) estremamente chiarificatore di quanto sta accadendo oggi nei cieli del pianeta. (I siti di quest'ultimo, QUI e QUI).




Relazione ampliamento e cura: Sebirblu.blogspot.it


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