domenica 20 novembre 2016

La Sconvolgente NDE di Vicky Noratuk - Nata Cieca!




La Sconvolgente NDE di Vicky Noratuk - Nata Cieca!


Tra il 1947 e il 1952, parecchi bambini sono stati accecati da un eccesso di ossigeno nelle incubatrici, dotate di un erogatore di nuova concezione.

È stata la scoperta della mancata visione periferica, accusata dai piloti che respirano ossigeno attraverso le maschere d'aria, ad indicarne la causa.

«Ero rimasta nel grembo materno 22 settimane, dal dicembre del 1950, quando sono nata all'ospedale San Luca a Pasadena, in California. Non pesavo nemmeno un chilo e mezzo alla nascita, ed era logico che sarei stata messa in una delle nuove incubatrici.

Da allora, per 43 anni, non ho visto alcuna luce né ombra, nulla, dal momento che i nervi ottici dei miei occhi erano stati distrutti. Quando sogno, vivo le medesime sensazioni che provo quando sono sveglia. Non ci sono dati visivi, solo il tatto e il suono.

Ma ho visto come vedete voi. In due episodi sono stata in procinto di morire, e in quelle occasioni, per la prima volta in vita mia ho potuto vedere. Ho lasciato il mio corpo e ho visto. Questo è il resoconto della mia seconda esperienza di premorte.

Il 2 febbraio 1973 lavoravo come cantante e pianista in un ristorante a Seattle, Washington.

Erano le due di notte. Il proprietario, avendo paura di offendere una coppia ubriaca che si era offerta di accompagnarmi a casa ed annullando le mie obbiezioni, aveva insistito che accettassi l'offerta rifiutandosi pure di aprire l'ufficio affinché potessi chiamare un taxi.

Poi se n'era andato e nessun altro avrebbe percorso la mia strada. Ho accettato a malincuore il passaggio. Non appena siamo partiti, il conducente ha detto che stava vedendo doppio. L'auto zigzagava per le strade.

Vicino alla base della collina Queen Anne ho sentito un forte stridìo di gomme e siamo finiti fuori controllo. La moglie del guidatore ha gridato: "Oh mio Dio, ci stiamo schiantando!" Tutto è diventato molto lento. Ho urlato, ed è stata la mia ultima consapevolezza nel corpo fisico.

Stordita e disorientata ho sentito me stessa uscire dalla bocca. Il tempo sembrava ancora rallentare ed estendersi. Mi stavo sollevando in aria, sopra la strada, confusa.




Ho visto il mio corpo brevemente ed ho avuto un momento di incertezza quando una parte di me voleva tornare dentro ed un'altra sentiva che era così bello rimanere fuori! Poi sono rientrata.

È stato come quando si ritorna a casa perché si è dimenticato qualcosa. Non mi ricordo il viaggio all'ospedale di Harborview.

Arrivata al pronto soccorso, ero cosciente di trovarmi vicino al soffitto. Potevo vedere di nuovo! Durante quest'esperienza di premorte ero in uno stato continuo di sbalordimento nel poter guardare ogni cosa.

In realtà, era tutto così estraneo a me che diventava una complicazione costante sostenere i miei sforzi. Proprio come capita di ascoltare una lingua straniera che non si comprende, ma che si desidera capire di più.

Sotto di me c'era un corpo su una lettiga e non ero sicura si trattasse di me. Ero sconvolta ed atterrita. La lunghezza dei capelli era la mia, ed una gran parte di essi era stata rasata!

Questo può essere un non senso, ma mi ci è voluto molto tempo per farli crescere, ed ho amato così tanto i miei capelli! È stato come perdere un lato importante di me.

Nelle vicinanze ho visto distintamente un'esponente femminile dell'equipe medica. Mi sono sentita attratta verso di lei e non riesco a spiegare il perché. Ma avevo un gran bisogno di essere capita.

Poi ho sentito una voce maschile asserire che c'era del sangue sul timpano del mio orecchio sinistro, e che avrei potuto diventare sorda. "Io non sono sorda! Non sono sorda!" Gli urlavo. Forse la donna sarebbe stata in grado di dirglielo. "Non mi senti? Sono proprio qui!"

A questo punto, mentre le impressioni visive mi confondevano, diventavano anche secondarie al mio desiderio di comunicare verbalmente, perché questo era il modo principale che avevo utilizzato attraverso la vita.




Poi la dottoressa ha soggiunto: "Non sappiamo quanti danni cerebrali ci siano... e se potrebbe trovarsi in uno stato vegetativo..." Le ho gridato: "Io non sono in uno stato vegetativo!" Ero così frustrata e stizzita perché stavo urlando con tutta la forza che avevo, ma era come se non esistessi!

Volevo solo uscire da lì. Quasi all'istante, come se fosse una risposta al mio pensiero, ho avuto la percezione di essere attirata verso una sorta di "Vooom!" diritta attraverso il soffitto e l'ospedale, proiettandomi nello spazio.

Ho visto delle luci. Non so da dove venissero. Ma non me ne importava, perché mi sentivo così libera! Ero stordita dalla facilità di movimento, come se mi stessi innalzando. Provavo una sensazione incredibile di euforia e di inebriamento.

Questo potrebbe sembrare stravagante, ma mi ricorda lo stato in cui si può trovare un cucciolo quando si rotola sull'erba non curandosi affatto del dove stia rotolando. Poi, a distanza, ho sentito un suono bellissimo, come di campane tubolari.

Conteneva ogni singola nota che si possa immaginare, dalla più bassa alla più alta, tutte mescolate insieme. Come musicista ero incuriosita. C'erano così tante tonalità diverse che non sapevo fosse possibile! Ero in riverente soggezione.

Risucchiata a capofitto in un tunnel buio, sono stata condotta dal vento verso una luce lontana che si ingrandiva. Avevo una sensazione di arieggiamento, come se dei grandi, enormi ventilatori mi sospingessero. La galleria era confortevolmente ampia.

Di tanto in tanto oltrepassavo quelle che parevano essere aperture o finestre lungo le pareti. Attraverso queste, ho potuto intravvedere altri Esseri, sia davanti a me che dietro, in simili tunnel paralleli. Sembravano esprimere lo stesso stupore che stavo vivendo io.

Percepivo dentro di me un calore diffuso e mentre mi avvicinavo al termine del condotto, la luce diventava brillante.




Poco prima di raggiungerne la fine ho udito della gente cantare. Era come se tutti gli inni che mai si fossero sentiti si esprimessero in una sola volta, fondendosi insieme armoniosamente!

Ho considerato che non c'erano stati dei canti su Gesù morente, o carmi tristi di sangue e di dolore. Quelli che sentivo, al contrario, erano lodi di giubilo.

Nell'ascolto, ho potuto memorizzarne un singolo brano. In ogni modo la loro melodia congiunta era bellissima, non dissonante! Era adeguata per essere là e non avrebbe potuto mai essere qua. L'esultanza mi pervadeva.

La mia uscita dal tunnel può essere meglio descritta come il distendersi sull'erba sotto gli alberi in una soave e luminosa scena estiva, luogo brulicante di migliaia di persone che cantavano, ridevano e parlavano.

Alcuni suonavano degli strumenti a corda. C'erano dei fiori ovunque in diverse varietà, tanto che ricordo ancora un profumo di gelsomino nelle vicinanze.

Ho osservato anche, tra gli alberi, che i fiori e gli uccelli sprigionavano luce intorno ad essi ed ho notato pure che, sebbene appartenenti alla stessa specie, alcuni avevano più radianza rispetto ad altri.

Ad intervalli, delle colonne ornate sostenevano quelle che assomigliavano a tettoie, creando dei ripari nel parco. A distanza brillava un cancello enorme, l'oggetto più luminoso nel mio campo visivo.

Poi ho visto Debby e Diane venirmi incontro dalla destra, e il signore e la signora Zilk avvicinarsi dalla sinistra. Ero stata molto vicina a Debby e a Diane alla Scuola di Stato per i Ciechi in Oregon.




Debby era deceduto per una malattia idrocefalica quando aveva 10 anni, e Diane era annegata quattro anni prima nella vasca da bagno accanto alla mia camera, per uno spasmo muscolare.

Anche i bambini non vedenti possono essere crudeli, e siccome Debby, piuttosto in sovrappeso, si muoveva pesantemente e non parlava molto bene, e poiché Diane malediceva di frequente le persone, venivano entrambi evitati e presi in giro dagli altri bambini.

Ero dispiaciuta per entrambi ed ho teso loro una mano per questo.

La signora Zilk era un'anziana vicina di casa che mi accudiva come baby sitter quando mia nonna doveva lavorare. Era stata una vera dolce donna che ha dedicato moltissimo tempo ai miei giochi ricreativi.

Debby e Diane si sono diretti con grazia verso di me. Tutti e due sembravano essere guariti interiormente, o in qualche modo migliorati. Sentivo che mi raggiungevano con amore, Diane sembrava avere un desiderio quasi disperato di dire qualcosa.

In un luogo dove il tempo non può avere alcun significato, c'è stato un momento in cui ho saputo ogni cosa, dove tutto aveva un senso. In quel posto ho trovato le risposte a tutte le domande sulla vita, sui pianeti, su Dio, su tutto.

All'improvviso, ho capito intuitivamente la matematica e la scienza per le quali non sono mai stata incline, e non avevo domande in merito. All'istante ho compreso che le lingue erano diventate irrilevanti. Le conoscevo.

Anche senza fare domande, le risposte mi venivano impartite su ciò che avevo sempre desiderato di conoscere.

Costantemente turbata dal concetto di Trinità, ero consapevole del fatto che il Padre fosse quello che si potrebbe chiamare l'Essere, la Fonte-Dio, che il Figlio ne contrassegnasse l'Azione, e che lo Spirito Santo fungesse da Trasmettitore, da Portatore di Conoscenza.

Ero cosciente che questi Tre Aspetti, visti separati possono apparire anche singoli, proprio nello stesso modo in cui lo sposo e la sposa pur essendo due, in realtà sono uno, essendo complementari l'uno all'altra.

Nell'attimo in cui Debby e Diane si stavano approssimando ed erano quasi a portata di mano, ho percepito un limite attraverso il quale non avrei potuto andare.

Poi è apparso il Cristo... 




La Sua Luce ha saturato la mia visione. Tenendo la mano destra alzata verso di me, ha detto molto nettamente:

"No!", bloccando me e loro dall'avvicinarci gli uni agli altri. Similmente a qualcuno che ci avesse impedito di andare aldilà di una scogliera, oppure di passare oltre un certo punto, poiché non si avrebbe avuta la possibilità di tornare.

Il Suo volto era forte ed amabile. Portava la barba, e i Suoi capelli erano lunghi. La Sua veste, aperta sul petto, aveva una fascia intorno alla vita. Io sto descrivendo una forma, ma l'incredibile Luce che fuoriusciva da Lui la superava in importanza.

Una parte di me poteva a stento reggere la Sua Presenza e potevo a malapena sostenerLa. Era come se la Luce si proiettasse direttamente fuori dal Suo corpo, e questi fosse stato formato da Essa. Ero anch'io luminescente, ma il mio chiarore non era così intenso come il Suo.

Pure Debby e Diane emanavano luce, ma nel Cristo era tutt'intorno a Lui, soprattutto in prossimità della testa dove era circolare, e nel punto delle braccia dove si estendevano raggi luminosi come quelli che si potrebbero vedere da una stella.

Attorno al resto della Sua figura lo Splendore era più uniforme. I Suoi occhi erano penetranti, ma teneri. Avrei quasi voluto distogliere lo sguardo da essi, ma non potevo. Egli sapeva tutto di me, vedeva chiaramente oltre ogni cosa, molto più di quanto io stessa potessi osservare o conoscere.

È stato piuttosto angoscioso essere così totalmente compenetrata, esposta, e nello stesso tempo accettata ed amata. Eppure non desideravo nulla più che essere parte di Lui.

Un tale stato si può paragonare a quelle canzoni che parlano di persone innamorate, dove da un lato vorrebbero fuggire e dall'altro non lo fanno perché attratte.

"Ebbene, ciao," mi ha detto abbracciandomi. Ed io non volevo più stare lontana da Lui, mai e poi mai. Desideravo che mi avviluppasse in qualche modo, per non esserne divisa.




Ero così emozionata per la Conoscenza che avevo appena acquisito, che mi sentivo gorgogliante e leggera mentre cercavo di comunicarglieLo per mezzo di una sorta di trasferimento di pensiero. Ed egli disse: "Non è meraviglioso? Tutto è bello qui, ed armonizza insieme.

Ti accorgerai di ciò, ma ora non puoi starvi. Non è ancora il tuo tempo. Devi tornare indietro". Poi aggiunse: "Guarda qua". E subito dopo, ho visto l'intera mia vita, dalla nascita fino a quel momento.

Sapevo che Egli era con me, ma la consapevolezza di qualsiasi altra cosa mi circondasse era scomparsa. In quel processo ho osservato la realtà di me stessa, così come sono stata cosciente dei miei pensieri e sentimenti e di tutti gli altri Esseri coinvolti in ogni avvenimento della mia vita.

Il Cristo ha lasciato che fossi solo io a valutare le cose, per trarne le dovute conclusioni. Mi sono resa conto di essere molto più intransigente di quanto non lo sarebbe stato Lui.

In un episodio, quando avevo nove o dieci anni, Sharon, la mia compagna di camera presso la scuola dei non vedenti, mi ha presentato un nuovo vestito che sua madre le aveva appena fatturato.

Quando ha lasciato la stanza, gli ho strappato tutti i bottoni e il bordo di pizzo. Ero arrabbiata perché desideravo essere curata nella maniera in cui sua madre si occupava di lei.

Perciò, quando insieme abbiamo osservato il mio comportamento nella revisione della vita, il Cristo mi ha detto:

"Già, questo non è molto bello. Ma poi hai fatto la cosa giusta comunque." E rideva osservando che in seguito mi ero scusata ed avevo abbracciato Sharon. Durante tutto questo incontro con Lui, ha utilizzato il mio gergo dialettale in maniera da rapportarsi meglio a me.

Il suo ridere era cordiale e sostenitore. Il pensare alla Sua reazione in tale circostanza mi è stato d'aiuto ad essere meno cupa e tesa riguardo alle cose che i miei bambini hanno fatto di non giusto.



Greg Olsen

Dopo mi ha chiesto: "Cos'hai imparato dalla tua vita?" Ho risposto che ho appreso quanto fosse importante essere onesti.

Poi il Signore mi ha precisato: "Devi imparare ed insegnare maggiormente ad amare e a perdonare. Se la gente lo merita o meno, non è questo il punto. Non si dovrebbe cercare di selezionare quelli che pensi siano degni d'essere perdonati dai non meritevoli".

Si riferiva ad una tendenza, nel mio passato, a perdonare soltanto coloro che mi avevano chiesto scusa. Mi ha inoltre confidato prima del mio ritorno che sarebbe stato difficile, ma di ricordare quello che avevo appreso. In seguito, non c'è stato che il nulla assoluto, per quanto tempo non saprei dirlo.

Improvvisamente mi sono sentita pesante e colma di dolore. Alla fine mi sono svegliata in ospedale per scoprire che avevo una frattura al cranio, una commozione cerebrale, una lesione al collo e alla schiena ed una ferita alla gamba.

Gli eventi che ho vissuto dalla mia seconda esperienza di premorte sono stati incredibilmente duri. Ma ho appreso molto da essi. Ho imparato a separare il peccato dal peccatore ma anche quello di giudicare meno e liberarmi di alcuni dei miei passati sensi di compiacimento e di superiorità.

Infine, sto tentando di prendermi cura di me stessa nel non permettere più ai pensieri negativi degli altri di trascinarmi in basso. Come ha detto il Cristo, il cammino è stato arduo, ma nel percorrerlo sento di essere cresciuta.»



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