sabato 20 febbraio 2016

NDE: Descrizione esemplare a conferma della Verità


Josephine Wall

Sebirblu, 20 febbraio 2016

Ripropongo a voi, gentili Lettori, una testimonianza eccezionale di quello che succede realmente quando si lascia il piano fisico e ci si avventura "nell'aldilà"  in stato di pre-morte, in un viaggio astrale o al trapasso.

La mia certezza assoluta è data sia dalle mie personali esperienze extra-corporee che dagli insegnamenti di altissima spiritualità dati dall'Ultrafanìa (Vedere QUI).

È vano dunque che molte persone nel leggere questo tipo di esperienze, come troppo spesso ho constatato nei commenti in altri siti, le mettano in dubbio o addirittura le ridicolizzino perché, a tempo debito, anch'esse si renderanno conto della profonda e maestosa Realtà che ci compenetra tutti.


Nicole Dron

L'Esperienza di pre-morte di Nicole Dron

Mi è stato concesso di vivere, più di 50 anni fa, un'avventura particolare che ha ampliato la mia concezione del mondo e ribaltato tutti i valori della mia vita.

È stata un'esperienza intensa e memorabile che ha toccato ogni aspetto del mio Essere e mi ha dato la certezza che la morte non esiste.

Non la dimenticherò mai perché è dentro di me ed essa mi rammenta la pienezza, lo splendore e la pace immensa di uno stato che supera qualsiasi descrizione comparando il quale le ricerche esclusive delle ricchezze materiali, della rinomanza, del potere e della gloria appaiono risibili e miserabili.

Spero che questa mia vicenda possa asciugare ogni lacrima e demistificare la morte affinché inneggi alla Vita.

Quarantacinque secondi d'Eternità

Tutto accadde nel 1968. Tre settimane dopo la nascita del mio secondo figlio, ho avuto una grave emorragia. Sono stata ricoverata in ospedale e operata d'urgenza.

Nel corso dell'intervento (isterectomia, o ablazione dell'utero) se ne è verificata un'altra molto violenta e il cuore ha smesso di battere per circa 45 secondi con elettrocardiogramma piatto, mi è stato detto poi.

E durante quei 45 secondi ho vissuto un istante d'Eternità! Dapprima mi ricordo d'essermi trovata all'altezza del soffitto. Ero là con tutti i miei pensieri, i turbamenti e le impressioni, con tutto ciò che costituisce la profondità del mio Essere.

Ero consapevole di osservare, in contemporanea, ogni cosa da qualsiasi lato ma soprattutto provavo una sensazione nuova e incredibile: quella di esistere fuori dal mio corpo.

Vi assicuro che è qualcosa di sconvolgente sentire di esistere al di là di sé. Ho preso coscienza di essere l'abitante del mio corpo che era disteso sul tavolo operatorio. L'ho quindi guardato e non l'ho trovato bello.

Ero cadaverica, avevo dei tubi che mi uscivano dal naso e dalla bocca, non ero affatto avvantaggiata. Ma ciò non aveva più importanza perché quel corpo non era realmente me, si trattava soltanto del mio veicolo.

Ho sentito il chirurgo esclamare: «Mi sfugge dalle mani!». Questo mi è stato confermato un mese dopo da un'infermiera presente alla mia operazione.




Non sono rimasta molto in quella sala operatoria, perché ho pensato a mio marito e a mio suocero che aspettavano in sala d'attesa. Pensando ad essi, istantaneamente mi sono ritrovata vicino a loro ed ho constatato di poter attraversare i muri.

Tutto mi è parso naturale, perché subito non vi si pensa, si è soltanto nell'azione. Più tardi mi sono domandata: «Come è stato possibile? In che modo ho potuto attraversare le pareti e raggiungere la sala d'aspetto dal momento che non conoscevo nemmeno dove si trovasse?

In quella stanza non v'erano sedie. Mio marito me ne ha dato la convalida successivamente. I miei congiunti camminavano avanti e indietro mentre cercavo di manifestarmi a loro, invano. Non mi vedevano. Non comprendevo.

Provavo una sorta di disperazione nel non poter comunicare con coloro che amavo. Come ultima risorsa, ho posato la mano (del corpo più sottile nel quale mi trovavo) sulla spalla di mio suocero ed essa vi è passata attraverso!

Quindi, nello stesso tempo, ho realizzato di avere una facoltà nuova, quella di poter oltrepassare qualunque ostacolo. Non ho mai perduto la cognizione di me stessa ma avevo l'impressione di compenetrare ogni cosa tanto che mi sono trovata dentro al cuore di mio marito.

Conoscevo tutti i suoi pensieri ed anche l'essenza del suo Essere, ciò che egli valeva come uomo. La stessa cosa è avvenuta con suo padre. I miei suoceri avevano perso il loro primo figlio all'età di 25 anni: il ragazzo era annegato tentando inutilmente di salvare un amico.

Di conseguenza avevano concentrato tutto l'affetto sul loro secondo e ultimo figlio, che a quell'epoca aveva 14 anni.

Quando in seguito è diventato il mio consorte, ho avuto l'impressione di averli privati di questo unico figliolo rimasto ed ero convinta che non mi amassero per me stessa, ma soltanto in funzione della mia capacità di renderlo felice.

Questo mi faceva soffrire. Ed eccomi nel cuore di mio suocero, dove mi sono resa conto di tutta la compassione e l'affetto che aveva per me essendo in grado di percepire al di là delle mie proiezioni.




Proiettata ad una velocità prodigiosa verso la Luce

In seguito mi trovai in un abisso di tenebre, di silenzio. Ero sola al mondo, in un nulla infinito e avrei dato tutto pur di sentire un rumore e vedere qualcosa. Non so quanto tempo sia durato quello stato. Forse una frazione di secondo? Il tempo non esisteva.

Ho pensato: "Ecco qui, ragazza mia, tu sei morta". E tuttavia non lo ero perché sentivo di esistere. Mi era tornata alla memoria una frase che mi era stata insegnata al catechismo quando ero bambina:

"Si vive fino alla fine dei tempi, fino alla resurrezione finale". In quel contesto, l'idea di vivere in quel nulla e in quelle tenebre mi sembrava insopportabile.

Qualcosa dentro di me ha invocato aiuto e da lontano ho visto una luce. A partire da quel momento non ero più sola al mondo. Sono stata proiettata ad una velocità prodigiosa verso quella Luce e man mano che mi avvicinavo si ingrandiva sempre più fino ad occupare tutto lo spazio.

Le tenebre si andavano rischiarando e avvertivo delle Presenze intorno a me senza vederle distintamente, ma soprattutto sentivo sorgere dal mio cuore una gioia inaudita, una gioia mille volte più grande di tutte quelle che avevo provato su questa Terra.

E sono entrata nella Luce. Là non esistono più parole... Quella Luce era talmente un oceano d'Amore, un Amore così puro, quello che si offre e non domanda nulla, un Amore-Sole, ed io ero l'Amore.

Immersa in questo oceano, totalmente compresa, appagata ed amata per ciò che ero, lontana da tutte le preoccupazioni e le agitazioni della Terra! Non avevo più coscienza del tempo e dello spazio, ma ero consapevole di Essere, di essere sempre stata.

Ho appreso di far parte di quella Luce, di essere eterna. In quella pienezza come in quella pace incommensurabile, ho compenetrato il senso delle parole: «IO SONO». Era come se, pur restando me stessa, fossi identificata con il Tutto e avessi rintracciato la mia Natura reale. Avevo ritrovato la mia Patria.

Ero l'Amore ed ero la Vita. Come condividere, mio Dio, quest'esperienza? Se ognuno di noi potesse viverla, anche per un solo istante, non ci sarebbero più miseria, violenza e guerra su questo Pianeta. Il senso stesso dell'esistenza sarebbe percepito e la bellezza sarebbe il suo compimento.

In quella Luce ho visto un giovane uomo splendente venire verso di me. Il mio cuore ha sobbalzato di gioia perché avevo riconosciuto in lui mio fratello. Quando avevo undici anni, i miei genitori avevano perso un bimbo di sette mesi. Adoravo quel piccolo, ero la sua mammina.




Dopo la sua dipartita, i miei genitori ed io avevamo provato la sofferenza così ben espressa dalle parole di Victor Hugo: "Un solo essere vi manca e tutto è deserto". Ma in quel momento era lì e viveva! Ed io ero felice, tanto felice! Mi sono ritrovata nelle sue braccia. Era come se fosse solido e anch'io lo ero.

Comunicavamo totalmente col pensiero e con i sentimenti e gli ho "detto": "Come sarebbero felici di vederti mamma e papà!" Mi ha risposto che ci aveva sempre seguiti e accompagnati nella nostra vita ed io ho compreso che i legami d'amore non muoiono mai.

Come potevo avere la certezza che fosse proprio mio fratello? Ovviamente, c'è una grande differenza tra le fattezze fisiche di un neonato e quelle di un adolescente. Tuttavia, io so nel modo più assoluto che era lui. Penso che si tratti di un riconoscimento fra anime...

Ho incontrato anche il fratello di mio marito, Jacques, che non avevo mai visto se non soltanto in fotografia. Sono rimasta molto sorpresa nel constatare che mi voleva bene e mi conosceva. Mi ha mostrato le circostanze del suo decesso e quanto i suoi genitori avessero sofferto, in particolare mia suocera.

Mi sono augurata di non dover mai conoscere una tale prova nelle mia vita. Per quanto riguarda certe situazioni difficili, addirittura restrittive, mi ha detto che era possibile trasformare ogni condizione avversa intorno a noi, non essendo necessario accettare tutto, ma ciò avrebbe dovuto compiersi nell'Amore.

Ho anche contattato degli Esseri che non avevo mai veduto sulla Terra e tuttavia li conoscevo e sentivo un'immensa felicità nel rivederli. Esprimevano così tanta nobiltà e rispetto che davanti a loro mi sentivo come una piccola bimba di fronte al suo insegnante verso il quale proverebbe una grande deferenza.

Essi leggevano in me come in un libro aperto e avrei voluto mostrar loro soltanto i lati positivi. Sapevo che mi accompagnano e mi guidano in questa vita.

Tutti questi incontri avvenivano in un ambiente inondato di Luce, di bellezza e di pace. Ero in un bellissimo giardino e la natura era magnifica. Persino l'erba era più verde. C'erano dei fiori diversi, di altre tonalità, i suoni stessi diventavano colori.

E questo creava un'armonia, un'unità tale che comprendevo la sacralità della vita. Tutto viveva, un semplice filo d'erba mi deliziava perché vi scorgevo ogni molecola vitale, la luce interna.

In quella condizione, ho pensato che al di là dell'afflizione e della sofferenza umana che si provano quando trapassano coloro che amiamo, dovremmo gioire di sapere che sono ritornati ai luoghi d'origine o sono in viaggio per ritrovare la Vita.




«Come hai amato e cosa hai fatto per gli altri?»

Ho rivissuto la mia vita a ritroso, dai miei 26 anni di allora fino alla mia nascita. Accanto a me c'era un Essere di Luce, una Creatura che il nostro cuore conosce. Non posso descrivere la radianza e la forza d'Amore che emanava. Mi sono accorta in seguito che aveva anche molto senso dell'humor.

Ho udito la Sua voce che sembrava giungere dal fondo dell'Universo, una voce potente e dolce insieme, ma che non aveva niente a che vedere con il sentimentalismo. È un tono che per la Possanza amorevole e maestosa che sprigiona è in grado di restaurare le forze vive di un individuo.

Questa Voce mi ha domandato: «Come hai amato e cosa hai fatto per gli altri?» Ho compreso immediatamente l'importanza del quesito. Contemporaneamente, ho avuto la visione di una moltitudine di Esseri che imploravano con le braccia tese verso il cielo.

Sapevo che essi doloravano nei loro corpi o nei loro cuori ed io ne percepivo le profonde sofferenze. Cosa avevo fatto per loro? Non ero stata cattiva, ma non avevo nemmeno compiuto qualcosa di particolare.

Quella domanda esigeva da me più fraternità, più apertura, più disponibilità e nel medesimo tempo un maggiore incremento evolutivo della mia esistenza e di quanti mi circondavano rendendola più ardente e vera.

Esigeva, come ha detto Emerson: «di compiere tutto il bene che esiste nell'Individuo», di aiutarlo a crescere sotto tutti gli aspetti del suo Essere e capivo, nel contempo, che questo richiedeva molto Amore, quell'Amore forte e illuminato che libera dai vincoli della vita.

Domandava pure un mio mutamento, un'emersione del meglio di me operando su me stessa, al fine che tale cambiamento potesse contribuire a trasformare gli altri completandosi a loro volta.

Ho percepito allora l'Umanità come una Coscienza unica dove tutti i membri erano interdipendenti per il loro progresso e la reciproca sopravvivenza. Mi stavo risvegliando ad una responsabilità tutta nuova.

La comprensione di questi due piccoli quesiti, così semplici in apparenza, non smette di approfondirsi con il tempo.

Tutta la mia vita era là, tutte le gioie, le aspettative, le speranze e le pene che la costituivano. Ho riprovato le mie emozioni di bambina ed ho ricordato certi episodi dimenticati. Tutte le motivazioni dei miei atti erano allo scoperto. Non si può nascondere nulla. Tutto è scritto nel gran libro della vita.




È stato sconvolgente perché durante lo svolgersi di quel bilancio ero contemporaneamente colei che riviveva ogni situazione con i relativi turbamenti che l'accompagnavano ed ero anche l'Altra parte di me, quella che non viene influenzata da nulla e che è tutta Saggezza, Conoscenza, Amore e Giustizia.

Era questa pura Luce, quest'Altra mia Essenza, che valutava la mia vita e rendeva chiara ogni cosa. Ho compreso tutti i miei processi psicologici, in quale maniera agivo e apprendevo dalla vita; ho scorto ciò che mi limitava, le carenze e tante cose più sottili che non sono ancora riuscita ad esprimere in parole.

Ho preso coscienza del Bene e del Male che avevo fatto senza rendermi conto delle ripercussioni che i miei atti e i miei pensieri avrebbero avuto in me stessa e nelle persone che mi erano vicine.

Quando avevo compiuto un atto di bontà, ero nel cuore della persona a cui avevo fatto del bene e lo ricevevo di ritorno. (Potenziate dall'energia di gratitudine; ndt).

Analogamente avveniva quando ero stata sgradevole e disarmonica verso qualcuno. (In questo caso le energie di rimando sono aggravate da negatività varie come critiche, rancori, collera ecc. - ndt).

Ho percepito le medesime sofferenze che avevo inflitto ad altri ma soprattutto ho realizzato le meschinità che mi avevano condotto a questo.

Come tremiamo quando questa grande Coscienza valuta la nostra vita seguendo i criteri dell'Amore assoluto e della Saggezza!

È in quel momento che focalizziamo le nostre mancanze, le miserie e le nostre debolezze! (È il giudizio individuale che sosterremo tutti davanti al nostro Ego Divino; ndt). Ed è allora che si rimpiange amaramente di non aver vissuto nel «Vero»!

Ma questa presa di coscienza si accompagna anche alla compassione di sé poiché si scopre che l'ignoranza, la paura, i condizionamenti, le debolezze ci hanno allontanati da ciò che siamo in realtà e da quello che avremmo potuto compiere senza di essi nella vita.

Se si riesce a comprendere ciò che ci limita, la trasformazione e il rigore si impongono a noi perché è difficile mutare la paura in fiducia, l'egoismo in altruismo e via dicendo. Ci vuole il tempo ma soprattutto la volontà.

Ma io so che è la cosa più essenziale che noi siamo venuti a realizzare qui sulla Terra ed io sono in marcia su questo cammino, lottando molto spesso, «mourant de ne pas mourir» (sperando di morire ma senza troppe sofferenze; ndt) come ha detto San Giovanni della Croce, ma con la speranza della liberazione nel cuore.

Ormai il desiderio più profondo della mia vita è di ritrovare coscientemente lo stato di libertà e di pienezza che ho gustato quando sono giunta «al cuore di me stessa», in questo spazio interiore dove non ci sono più conflitti, paure, passioni, né condizionamenti, in cui non ero più prigioniera della parte emotiva né delle mie identificazioni.


Mario Duguay

Quale meravigliosa libertà in quest'oasi di pace! È certamente l'aspetto più rilevante di questa esperienza perché, a partire da tale centro di pace, che io so ormai corrispondere alla mia vera natura, ho individuato tutto ciò che in me o fuori di me poteva ostacolare questa completezza.

Comprendevo e rinascevo

Mi è stata mostrata quella che sarebbe stata la mia vita al mio rientro sulla Terra. Ma prima mi era stato chiesto se avessi desiderato restare o ritornare quaggiù. Il mio Spirito avrebbe voluto rimanere ma ho pensato ai miei giovani bambini che necessitavano della loro mamma.

Mi è stato detto che quando sarei rientrata avrei dimenticato molte cose perché così doveva essere. Malgrado il mio desiderio di memorizzare tutte queste conoscenze in me, sono consapevole che molte di esse sono svanite. Non ho potuto portare con me che qualche briciola e me ne dispiace.

Le espressioni «mi è stato mostrato» o «mi è stato detto» indicano che ho ricevuto queste informazioni da un Essere (fratello, ecc.) o semplicemente dalla Grande Luce. Era come se mi trovassi in una classe d'apprendimento senza professori.

Dunque, ho visto i miei bambini crescere ed ero molto fiera di loro. Mi è stato fatto vedere che i miei suoceri e mia nonna avrebbero lasciato la Terra pressoché nello stesso periodo e che due tra loro se ne sarebbero andati a tre settimane di distanza, cosa che mi aveva colpito.

Mio suocero e mia nonna ci hanno lasciati 13 anni dopo quest'esperienza, a tre settimane esatte di intervallo uno dall'altra e mia suocera è trapassata l'anno successivo... Avevo rivelato queste informazioni a mio marito e ai miei genitori, che li avevano fortemente turbati.

Mi rammento anche di essere stata in possesso di una grande Conoscenza. In 45 secondi (ma il tempo non esisteva) ho vissuto dei millenni. Mi ricordo di aver visto dei giganti, dei sacrifici umani. Avevo ogni ragguaglio sulle civiltà scomparse tra cui Atlantide e persino su Giovanna d'Arco.

Sono al corrente di aver saputo, ma ho dimenticato quasi tutto. Mi è stato detto che Dio è la Forza, la Vita e il Movimento, che tutto è vivo nell'Universo, che all'interno del nostro Pianeta ci sono grandi cavità.

So che quando trapasserò non mi si domanderà a quale religione, filosofia o razza particolare appartengo, ma come ho amato e quello che ho fatto per gli altri perché è soltanto il modo di essere di un individuo a contare veramente.

Mi è stato pure insegnato che tutto quanto confluisce verso l'Unità è positivo e che la mia piccola vita rapportata all'eternità corrispondeva ad un battito di ciglia dell'esistenza fisica. Sono riuscita in quello stato a rinunciare ad ogni pretesa, ad ogni condizione o felicità ma solo ad «essere».


Vladimir Kush - La Perla

Mi è stato mostrato anche il futuro dell'Umanità. Ho visto che la nostra Terra sarebbe stata oggetto di enormi sconvolgimenti e che avremmo attraversato dure prove e grandi tribolazioni perché, pur avendo una tecnologia avanzata e molta scienza, siamo carenti di fraternità e saggezza.

Così, si è proseguito a farmi vedere tutto ciò che potrebbe arrivare SE non dovessimo cambiare. Insisto sul «SE» perché è determinante.

Mi è stato precisato che gli Umani si sarebbero trovati ad un bivio e che niente sarebbe stato ineluttabile, tutto sarebbe dipeso dalla nostra capacità di amare e di agire con buon senso.

Ho avvertito comunque l'urgenza estrema di una grande trasformazione individuale e planetaria dell'Umanità e la necessità di instaurare la pace e la tolleranza in noi e intorno a noi per vivere in armonia e nel rispetto di tutto ciò che vive.

Ma è pur vero che 32 anni fa, mentre tutto era fiorente, ho visto la disoccupazione estendersi su tutto il Pianeta, una peste devastare anche la Terra, eruzioni vulcaniche, avversità climatiche e molti altri disastri.

Ma non sono venuta per fare del catastrofismo. Conosco troppo bene il ruolo del pensiero e so che questi accadimenti arriveranno soltanto se continuiamo a vivere calpestando le leggi dell'Amore e della Coscienza.

Ho visto altresì che avevo già vissuto su questa Terra. Mi sono stati mostrati alcuni flash di altre vite e il legame che le univa tutte.

Mi è stato chiarito che si ritorna sulla Terra fintanto che non si abbia acquisito a sufficienza Amore e Saggezza poiché tutto è imperniato su un fattore evolutivo e, in quella condizione, mi era sembrato più che ovvio.

Successivamente, quando sono ritornata nel mio corpo, questo ricordo mi ha turbata parecchio, ma sono intimamente convinta che il concetto di vite «successive» non deve separare nessuno perché l'importante non è aderire ad una credenza o ad una convinzione bensì al fatto di trasformarsi.

Sul piano dell'Assoluto, al di là del tempo e dello spazio, non c'è che la vita, la Grande Vita. Ma nella nostra limitata dimensione in cui questi due fattori vengono ancora calcolati, abbiamo la consapevolezza soltanto di un segmento, di una parte di questa esistenza.

Ed essa si dispiega tra la nascita e la morte e noi pensiamo che un tale piccolo tragitto sia tutto ciò che si debba conoscere. E invece non è così.

Mi è stato pure annunciato che il Cristo sarebbe tornato sulla Terra e che il Ritorno sarebbe stato imminente. Mi ricordo di aver pianto perché avevo compreso che la Sua Venuta sarebbe stata la sola cosa che avrebbe potuto salvarci.




Il Cristo, così come ho imparato nel corso della mia esperienza, rappresenta tutta la pienezza della Vita in Tutto ciò che È. (Infatti, Lui ha detto: «Io Sono la Via, la Verità e la Vita» Gv. 14, 6 - ndt).

Ed è per questo che si manifesta come «Amore» anche in ogni Coscienza totalmente «risvegliata», libera dalle sue miserie umane.

Egli non appartiene ad alcuna religione perché è nel «cuore» di tutti. È la Presenza di Dio nell'uomo. Ho capito che soltanto Lui può salvarci da noi stessi ed evitare ulteriori guerre, sconvolgimenti e calamità.

(Per poter quindi veramente gioire del Suo Ritorno, bisogna prima averLo scoperto nell'intimo della nostra Essenza, allora sarà fugato ogni dubbio sulla Sua Identità Vera! Ndt).

Rammento pure di essermi recata di piano in piano. (Per approfondire i livelli evolutivi o Biotesi, vedere QUIQUI e QUI; ndt).

Avevo l'impressione di penetrare profondamente nella mia coscienza e lo deducevo dalla straordinaria lucidità e comprensione che aumentavano anche all'esterno in splendore e bellezza. Mi sono trovata in una città di luce, d'oro e di pietre preziose. Era la gloria delle glorie.

Mi sentivo trasportata ed elevata al più alto livello. Ho capito ancor più profondamente il senso dei 26 anni che avevo trascorso sulla Terra e come avevo utilizzato questa opportunità.

Poi mi è stato mostrato che avrei avuto molte prove ed afflizioni nel tempo che ancora mi restava da vivere sul nostro Pianeta. Mi sono vista piangere molte volte e ho domandato il motivo di quelle esperienze dolorose.

Mi è stato risposto che le avevo concordate ed accettate prima di nascere, perché grazie ad esse, sarei cresciuta. Ho allora supplicato che mi fossero date tutte le prove necessarie per raggiungere la Meta in una sola vita, perché non avrei voluto più tornare un'altra volta.

Ho realizzato che l'inferno era quaggiù ed ero pronta alle più grandi rinunce e ai maggiori sacrifici pur di non dover ritornare. Ma mi è stato fatto comprendere che non mi si poteva caricare di un peso superiore a quanto le mie spalle avrebbero sopportato.




Può apparire stravagante o contro-natura desiderare una cosa del genere. Grazie a Dio, non sono masochista, amo la vita, ma in quello stato di coscienza sublime non avevo che un solo desiderio: quello di arrivare il più presto possibile all'obiettivo e fondermi in quel fulgore incantevole.

Nel nostro mondo, davanti alle prove, alle ambasce o alle malattie, si insorge, ci si ribella. Dall'«altro lato», se ne comprende il perché e se ne vedono i risultati. E tutto diventa chiaro.

Quando mi è stato fatto vedere un muro composto di pietre preziose, sono stata invitata a diventare come una di esse.

Poi, ho visto venire verso di me un Essere molto bello. Mi è impossibile dire se fosse un uomo o una donna, perché era virile e femminile al tempo stesso. Avevo l'impressione di conoscerlo fin dalla notte dei tempi e desideravo fondermi con lui. Gli ho detto: «Voglio sposarmi con te».

Ed ho preso coscienza che tale Essere era me, me alla fine dei tempi, me totalmente realizzata. (Ha visualizzato infatti sé stessa, riunificata con il suo semi-termine o Anima gemella, nel suo aspetto conclusivo, ad evoluzione raggiunta; vedere QUIQUI; ndt)

È stata una grande lezione di umiltà, perché ho misurato tutto il cammino che mi restava da percorrere per diventare l'Essere che ho visto.

Ho capito che il tempo era solo la distanza che mi separava dalla completezza di me stessa, ed ero già là, nella misura in cui fossi stata capace di vivere in prima linea con la mia Anima.

L'incapacità di manifestare la pienezza di quello che Sono, come Spirito, attira le esperienze che mi sono necessarie per acquisire ciò che mi manca. «È la ferita che guarisce» ha detto giustamente uno sperimentatore svizzero.

Mio fratello ed io ci siamo salutati. Mi ha consigliato di non parlare di questa esperienza al mio risveglio e di aspettare 17 anni a darne testimonianza perché, prima di quel tempo, sarebbe stata considerata come un trauma conseguente allo choc operatorio.

Non mi ricordo dell'uscita dal corpo, ma di esservi rientrata sì, passando per la testa ed essermici infilata come in una calza.

Ogni esperienza si era cancellata. Non ho potuto trattenerla. E per me questo è il dramma dell'esistenza.

La completezza era svanita insieme con la libertà e con la sensazione di sentirsi Uno e Tutto nello stesso tempo. Si rientra nel proprio corpo come se fosse una scatola. Ci si dimentica che gli altri sono noi e ci si fa del male reciprocamente...

Hanno dovuto svegliarmi rapidamente. Al mio risveglio avevo nelle orecchie una musica sublime, una sinfonia di grande respiro e di infinita dolcezza che mi faceva sciogliere d'Amore.


Ben Goosens

Ho provato in seguito a cercare quella musica ascoltando brani sacri e classici ma invano. Dietro quella melodia, in sottofondo, c'era un compimento, una pace maestosa, una pienezza, una Conoscenza che avrei voluto mantenere sempre in me.

Ho portato con me una briciola di Eternità e la sensazione di aver compreso ogni cosa. Tutto era andato bene.

Ma risvegliandomi si era ridestato anche il dolore (avevo un lungo taglio verticale all'addome) e tutta l'esperienza si andava affievolendo. Non riuscivo più a focalizzarla. Ne era rimasta solo una parte infinitesimale.

Questo fatto accadutomi è ormai il centro, il motore della mia vita.

Oggi posso soltanto constatare fino a che punto questa vicenda sia diventata il fulcro del mio cammino vitale. Non c'è giornata, forse nemmeno un'ora, senza che il suo ricordo si manifesti ed io so che la frequenza di queste reminiscenze non è di natura ossessiva.

Questa esperienza fa parte di me, riposa in me. Mi riempie e mi nutre. È come una forza, un ancoraggio intorno al quale tutto gravita. Un punto di riferimento per tutti i miei pensieri, le emozioni e le attività.

La percepisco come una vaga immagine concreta, un livello più sottile nella cavità del torace che mi connette alla Terra e contemporaneamente mi lega al Cielo chiedendomi solo di crescere, ma con un tale impeto che a volte risulta anche doloroso.

Forse il frutto più bello di quanto accadutomi è la sensazione di una «Presenza» che ne è anche la grande rivelazione. È l'impronta di Me stessa ritrovata.

Da allora so che l'Amore è il segreto della vita, il mistero di Dio, e so che è Lui quella Luce splendida e meravigliosa così come Lo è l'Energia che pervade l'Universo.

Io credo in una religione senza frontiere, quella dell'Amore che è nel cuore di ciascun Essere e che, al di là dei dogmi, conduce l'uomo a trasformarsi da bruco in farfalla.

Nicole Dron



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