venerdì 30 novembre 2012

L'Equivoco dell'Amare Se Stessi.


 
L'Equivoco dell'Amare Se Stessi.

Sebirblu, 30 novembre 2012

Sempre più spesso e dalle fonti più diverse, comprese varie canalizzazioni, ci sentiamo ripetere quasi ossessivamente la indispensabilità di amare noi stessi per essere in grado, in un secondo tempo, di amare gli altri.

Sono parecchi anni che questo concetto si è diffuso soprattutto nell'ambito New Age, prendendo a "vessillo" quello che il Cristo ha detto nel Vangelo: "Ama il prossimo tuo come ami te stesso!".

In poche parole, sembra che si possa amare  e soccorrere il prossimo, compiutamente, solo se prima abbiamo imparato ad amarci.

Questo modo di pensare è oltremodo pericoloso e porta sovente a dei fraintedimenti   disastrosi  per   l'evoluzione  delle  Anime.

Necessita dunque un approfondimento chiarificatore che conduca ad una visione più limpida onde non si rischi di cementare maggiormente l'egoismo, ìnsito negli Esseri umani, giustificandolo con un simile asserto non seguìto da una circostanziata spiegazione.

Da millenni l'uomo per ovvi motivi, come l'istinto di conservazione e quello di sopravvivenza, è stato costretto a considerare se stesso in modo egocentrico e di conseguenza ad amarsi per soddisfare tutte le sue necessità.

Per questo motivo, dal Periodo Adamitico (involuzione e condensazione dell'Umanità in 3D) esiste il simbolo della prima coppia, affinché l'Essere "caduto" (vedere QUI e QUI) potesse sentirsi attratto verso l'altro termine del binomio e dare inizio,  sebbene soltanto come espressione fisica, alla riconquista dell'Amore.

Amore che si sarebbe espanso poi alla prole, all'ambito familiare, agli amici, alla comunità e via dicendo ma sempre difeso strenuamente in modo chiuso ed egoistico da qualsiasi minaccia esterna che ne avrebbe messo a rischio la stabilità.

 
Walter Rane 1949
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
È proprio in questo contesto sociale che l'Eterno ha avviato il Suo Disegno di riconquista dei Figli ribelli dando a Mosé, il Legislatore, la Legge morale dei dieci Comandamenti che possono essere compendiati soltanto in due:

1°: "Ama il Signore Iddio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua Anima e con tutto il tuo pensiero" (Deuteronomio 6,5).

2°: "Ama il prossimo tuo come te stesso" (Levitico 19,18).

Ora, dal momento che la Legge Mosaica è stata promulgata in un periodo molto tumultuoso quando le masse ancora erano ad un livello assai brutale di vita, senza regole e dove prevalevano gli istinti primordiali dell'esistenza, tali ordinamenti servivano per dare una svolta iniziale alle coscienze.

Ecco l'incanalamento morale per l'evoluzione: prima di tutto, dai al tuo Dio la precedenza e l'onore dovutoGli, visto che provieni da Lui; in secondo luogo, tratta il tuo simile con quel riguardo che usi per te stesso e per la tua famiglia.

Passarono i secoli e giunse il tempo della SECONDA FASE, successiva a quella dei profeti, quella che avrebbe spalancato all'Umanità la Via del Ritorno alla Casa del Padre che fino a quel momento era rimasta chiusa.

Questa possibilità UNICA l'ha portata il Cristo, MANIFESTAZIONE dell'AMORE che con il Suo "Porgi l'altra guancia ed ama il tuo nemico" si sarebbe imposto sulla Legge Mosaica del Taglione, assolutamente umana, "Occhio per occhio, dente per dente" perfezionandola e superandola per importanza.

Infatti in Mt. 5, 38-45 leggiamo:

"Avete inteso che fu detto: «Occhio per occhio e dente per dente» ma Io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lasciagli anche il mantello.
 
E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. Dà a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

Avete inteso che fu detto: «Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico» ma Io vi dico: «Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro Celeste che fa sorgere il Suo sole sopra i cattivi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti»."

Per ritornare ai due punti-perno della Legge Mosaica, essi indicano ancora oggi come il Divino Genitore e il prossimo devono essere amati.

Con tutto il nostro cuore, quindi in Amore, in quanto umani aventi il cardiaco; con tutta l'Anima perché Scintilla del Padre e parte di Lui e con tutto il nostro pensiero e forza, cioè con la piena potenzialità dell'intelletto, della volontà.

 
Narciso ed Eco di John Everett Millais 1829 - 1896
 
Inoltre veniva ingiunto di amare il prossimo così come si amava se stessi. Il significato sostanziale, per noi, visto lo stato retrogrado in cui versavano allora le masse è: "Ama il tuo prossimo ALMENO come ami te stesso! È un MINIMO! Di fronte alla Legge dell'Amore non possiamo mettere al primo posto noi stessi!

Tant'è che il Cristo, ed è questo che è stato equivocato, viene messo alla prova da un dottore della Legge che gli domanda:

"Qual è il primo di tutti i Comandamenti?" e Gesù gli risponde:

"Il primo è: «Ascolta, Israele, il Signore nostro Dio è l’unico Signore, ama dunque il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza».

Il secondo è questo: «Ama il tuo prossimo come te stesso». Non v’è alcun altro comandamento maggiore di questi."

E lo scriba gli dice:

"Maestro, hai detto bene secondo verità che c’è un solo Dio e non vi è nessun altro al di fuori di Lui e che, amarlo con tutto il cuore, con tutto l’intelletto, con tutta la forza e amare il prossimo come te stesso vale molto di più che tutti gli olocausti e i sacrifici."

E Gesù, vedendo che questi aveva risposto avvedutamente, gli dice: "Tu non sei lontano dal Regno di Dio". E nessuno ardiva più interrogarlo. (Mc. 12, 29-34).

Come vediamo, non è stato il Cristo a dettare questa regola, Egli ne ha riportato solamente la citazione inerente al Vecchio Testamento per soddisfare la curiosità e dare conferma al suo interlocutore.

Ma c'è di più e molto più importante per noi! Egli, come dicevo poc'anzi, è venuto per perfezionare la Legge e durante l'ultima cena senza rivolgersi al Padre come ha fatto sempre per dare l'Esempio all'Umanità, annuncia in Prima Persona con estrema SOLENNITÀ DIVINA:

"Vi dò un Nuovo Comandamento: che vi amiate gli uni gli altri; come Io vi ho amato, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete Miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". (Gv. 13, 34-35).


L'Ultima Cena di Walter Rane 1949



















Ecco cari Lettori qual è la sostanza delle cose! Dobbiamo riflettere e pensare in quale modo ci ha amati il Cristo. Forse anteponendo Se stesso, amandosi, per poter poi amare gli altri? Non ha forse detto: "Non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici?" (Gv. 15,13) E ancora: "Chi ama la sua vita la perderà?" (Gv. 12,25).

Certo, è naturale che il "risvegliato" ami se stesso in quanto spiritualmente è Scintilla Divina, particella dell'Eterno e, di conseguenza, ami anche l'involucro che la contiene come Tempio Sacro dello Spirito. In questa maniera vedrà in ogni altro Essere la stessa Essenza che alberga in lui.

Come è altrettanto ovvio che prima di dedicarsi all'Opera cerchi di "pulirsi" il più possibile dalle scorie per servire il prossimo in purezza e in umiltà affinché la stessa Opera sia proficua per potenzialità ed esempio donato.

Ma come dice la Voce Ultrafànica (Vedere QUI), per compenetrare quanto si è detto è necessaria la rinuncia del proprio Io di fronte all'altrui Io. Si deve sorpassare il concetto egoistico, annientarsi, astrarsi e concepire la creazione al di fuori di noi, operando per gli altri, non per noi stessi.

Questo è l'insegnamento della Legge Cristica! Contro questo movimento cosa insegna la Chiesa del Tempo? La Chiesa del Rito? "Ama il tuo prossimo come te stesso" e ciò è bestemmia perché la materia ha in sé la tendenza umana dell'egoismo ed allora si viene invitati ad amare il nostro prossimo egoisticamente.

Non si deve dunque amare gli altri così ma come gettito, come parto dell'Eterno vedendo in ognuno non solamente un fratello perché figlio dello stesso Padre ma un "alter Cristus" dal momento che è proprio Lui che risiede in ogni altra Individualità.

La Sua frase, infatti, ce lo ricorda molto bene: "Tutto quello che avrete fatto al più piccolo dei Miei fratelli l'avrete fatto a Me." (Mt. 25,40).

L'Entele Guida ci dice ancora:

"Congiungetevi in un unico abbraccio, staccatevi voi e l'Umanità tutta dalla materia, lasciate vibrare solo il vostro Sé sostanziale e vedrete che queste energie, monde dalla densificazione, si fonderanno fulmineamente formando un'Unità.

Da questa scaturisce, luminoso, lo stesso Fuoco di Amore che vi ha generato."

Sebirblu.blogspot.it

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