sabato 5 maggio 2012

Pietro Ubaldi: "Venite ad me Omnes..."























"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza"

 Sebirblu, 5 Maggio 2012

Questa frase che Ulisse rivolge ai compagni con i quali s'imbarca, in quello che Dante nel XXVI canto dell'inferno della Divina commedia definisce il folle volo, è un capolavoro di eloquenza retorica tutta tesa a sminuire il senso del pericolo agli occhi dei suoi rematori.

Nell'immaginario dell'uomo moderno la figura di Ulisse è il simbolo della ricerca del Sapere, di colui che instancabilmente cerca nuove strade e sposta in continuazione i traguardi di quel suo inarrestabile e metaforico viaggio verso ciò che è ancora sconosciuto.

Il canto 26mo dell'inferno è un vero inno alla "importanza della Conoscenza". Attraverso le parole di Ulisse si percepisce che essa non ha né età né limiti. Lui e i suoi compagni sono ormai vecchi, ma vale la pena di ripartire. SEMPRE!

Il desiderio di conoscere di Ulisse è forse il segreto della sua fama ma soprattutto è l'ESEMPIO più grande che l'intera Umanità dovrebbe seguire. Nella sua Odissea ha conosciuto cose che gli altri umani (poco disposti ad intraprendere un viaggio pieno di incognite verso la Conoscenza) non hanno saputo e voluto assaporare.

Nemmeno gli affetti più grandi, e intensi, sono riusciti a trattenerlo perchè nel suo animo, questo desiderio, spinto dall'esigenza evolutiva spirituale, era troppo imperioso.

Questo anelito irresistibile dell'Anima giunge quando il dolore ha macerato l'individuo nella sua vita in corso o in altre precedenti e lo porta ineluttabilmente a voler soddisfare le classiche domande sostanziali: "Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?


Pietro Ubaldi a 30 anni



















Pietro Ubaldi nel suo datato ma attualissimo "Messaggio della Resurrezione" della Pasqua 1932 presenta molto bene, e non potrebbe essere diversamente perchè di Fonte Divina, la funzione fondamentale del dolore che plasma e forgia gli Esseri riconducendoli alla loro stessa Casa dalla quale sono partiti.

Alimentatevi dunque di sublimità dal momento che urge ogni tanto staccarci dal vortice quotidiano per respirare l'aria limpida dei Cieli. Buona lettura!




















"Venite ad Me, omnes qui laboratis et onerati estis, et Ego reficiam vos".
"Venite a Me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, ed Io vi ristorerò". Mt. 11,28

Messaggio della Resurrezione

La Mia voce giunge da oltre il tempo e lo spazio; è voce universale che parla a tutto il mondo e resta vera in ogni tempo. Perché la Verità non può mutare se guardata da una nazione o da un’altra, da una razza o da un'altra; perché l'anima umana è ovunque la stessa, se guardata nella sua profondità.

Io vengo a voi, oggi, nella Pasqua, soprattutto per illuminare e per confortare, poiché voi siete immersi in un'ondata di dolore.

Voi la chiamate crisi e la giudicate crisi economica; ma Io vi dico che essa è crisi universale, crisi di tutti i vostri valori morali, di tutte le vostre grandezze; Io vi dico che è crollo di tutto un mondo millenario e che la crisi è soprattutto nelle vostre anime, crisi di fede, di orientamenti, di speranze. Vertiginoso momento di grandi maturazioni.

Io vi porto speranza, orientamento, pace. Io parlo oggi ad ognuno la parola della Verità e dell'Amore, parola che voi più non conoscete, per ricondurvi alle origini millenarie della fede con l'intelletto nuovo della vostra scienza.

Nel giorno della resurrezione Io vi ripeto la parola della resurrezione, perché voi comprendiate il dolore e superiate gli angusti confini della vostra vita.

Ad ognuno Io parlo con voce commossa nel silenzio sacro della sua coscienza.
Tu, che leggi, appartati un momento dall'inutile fragore del mondo ed ascolta.
La Mia voce non ti giungerà attraverso i sensi, ma da questa lettura la sentirai nella lingua della tua personalità affiorare dentro di te.

La Mia voce non giunge come tutte le cose dall’esterno, ma sorgerà in te, per vie inusitate, come cosa tua, dalla divina profondità che è in te e in cui Io sono.

L'universo è infinito e Io vengo di lontano, attratto dal tuo dolore. Nessuna cosa tanto mi attrae come il dolore, perché solo nel dolore l'uomo è grande e si purga e si redime, avviandosi verso più alti destini. È triste colpirvi così, ma solo soffrendo potete capire la realtà della vita. Esulta, perché questo è lo sforzo della tua resurrezione.

A chi soffre Io dico: "Coraggio! Tu sei un decaduto che nell'ombra riacquisti la perduta grandezza".

Giusta reazione della Legge da voi liberamente violata, che impone il ritorno all’equilibrio, e strumento di ascensione, il dolore vi indica la via smarrita, vi impone di riaprire l'anima, chiusa dalle facili gioie che purtroppo vi accecano, a gioie più alte e più vere, è forza che v'impone di riflettere e di ritrovare in voi stessi la Verità dimenticata, è imposizione di nuovo progresso.

Abbraccia con gioia questo grande lavoro che ti chiama a realizzazioni più vaste. Se non vi fosse il dolore, che vi forzerebbe ad evolvere verso forme di vita e di felicità più complete? Non ribellarti, ma ama il dolore. Esso non è vendetta di un Dio, ma è fatica impostavi per una conquista vostra.

Non maledire ma affrettati a pagare il debito voluto dall’abuso di questa libertà che Dio ti dette perché fossi cosciente. Benedici questa forza salutare che superando le barriere umane, senza distinzione varca tutte le soglie, nel segreto penetra e colpisce e comanda e dispone e da tutti sa farsi comprendere.

Abbraccialo, amalo il dolore, ed esso perderà la sua forza. Accetta la necessaria scuola di ascensioni. Se ti rivolterai, la tua forza nulla potrà contro un nemico invisibile e la violenza ricadrà su di te più violenta di ritorno.

Coraggio! Ama, perdona e risorgi. Non cercar negli altri la causa del tuo dolore ma in te stesso, e battiti il petto. Ricordati che il dolore non è eterno, ma è solo una prova che dura finché non è esaurita la causa che lo ha generato.

Il tuo dolore è pesato e non andrà "mai" oltre le tue forze. Il mondo è creato per la gioia e alla gioia tornerà. Dall'altra sponda altre forze ti vegliano e ti tendono le braccia, più ansiose di te della tua felicità.

Ho parlato con cuore all'uomo di cuore. Parlerò ora all'intelligenza.

Voi uomini siete liberi nelle vostre azioni, ma non nelle conseguenze loro. Padroni di seminare gioia o dolore sul vostro cammino, non padroni di alterare l'ordine della vita. Potete abusare, ma se abuserete il dolore reprimerà l'abuso. Di ogni vostro male voi seminaste le cause.

Il più grande errore dei vostri tempi è di ignorare il fatto morale, intimo orientamento della personalità, che è il fondamento della vita sociale.

L'uomo di oggi si accosta al suo simile per prendere non per beneficare. La vostra, che è civiltà economica, si basa sul principio del  "do ut des" che è la psicologia dell'egoismo. È la forza economica, sempre la forza che regge il mondo. La psicologia collettiva non è che la somma organica di tali psicologie individuali.

La ricchezza si accumula dove la forza la attrae, non dove il bisogno e superiori esigenze la richiedono. Non è mezzo per una vita di giustizia e di bene ma strumento di potere e fine a se stessa. La legge di equilibrio è continuamente violata e impone reazioni. Voi non dominate la ricchezza per fini più alti, ma la ricchezza domina voi.

Lavorate, ma lo scopo del vostro lavoro non sia il vostro vantaggio isolato ed egoista ma quello di dare un frutto nell'organismo sociale; allora solo si formerà quella psicologia collettiva che è la sola base stabile della società umana.

Beneficate ma ricordate che il povero non vuole tanto il superfluo delle vostre ricchezze, quanto vuole che scendiate fino a lui, con lui dividiate il suo dolore e magari lo prendiate voi invece di lui. Venerate il povero; egli è il ricco di domani.

E compiangete il ricco; egli è il povero di domani. Tutte le posizioni tendono ad invertirsi perché l’equilibrio resti costante. La ricchezza tende verso la povertà e la povertà verso la ricchezza. Guai a chi gode e beati coloro che soffrono. Questa è la Legge.

Non vi fidate del mondo che riderà con voi finché avete forza e benessere, ma credete in Me che vengo quando soffrite per darvi aiuto e conforto. Oggi vedete che il dolore esiste e che non basta scetticismo o umano potere per allontanarlo.

Questo è il radicale cambiamento che deve avvenire nella società umana: che la vita cioè non sia un atto di conquista, dove trionfa il più forte o il più scaltro, ma un atto di bontà e di saggezza ove trionfa il più giusto.

Voi, scrutando con la vostra scienza, troverete in fondo alle cose questa suprema Legge di equilibrio che vi governa, e imparerete che la bravura della vita non sta nel violare quella Legge seminando per voi reazioni di dolore, ma sta nel seguirla seminando effetti di bene; voi dovete imparare finalmente a capire che il vincitore non è il più forte - esso è un violatore - ma è chi segue cosciente il corso delle leggi e si equilibra senza violenza in seno alle forze della vita.

Le religioni hanno rivelato e non avete creduto, la scienza dimostrerà e non vorrete vedere. Il momento è maturo. Guai a voi se, in tal trionfo di civiltà materiale, vorrete ancora restare al livello del bruto.

Il mondo è maturo. Ma è stanco di tentativi e di esperimenti e dell'insolubile groviglio dei vostri espedienti; è stanco di vivere del momento, di fronte a un domani pieno di incognite; ma vuole seriamente prevedere e risolvere i grandi problemi della vita, vuole francamente guardare all'avvenire anche se ciò richieda molto coraggio.

Il mondo ha bisogno non di nuove astuzie per le vecchie vie, ma della parola semplice e forte della Verità. Il mondo la attende con avidità, la attende il momento storico.

La psicologia collettiva ha il presentimento confuso di un grande mutamento di direzione; sente che la mente umana, non più bambina, sta per prendere le redini della vita del pianeta, che all'equilibrio istintivo e cieco delle leggi biologiche l'uomo sta per sostituire un equilibrio cosciente e voluto.

Cerca quindi la luce perché la sua potenza non naufraghi nel caos. Presto finirà la vostra psicologia sperimentale e sarà sostituita dalla psicologia intuitiva che porterà la vostra scienza immensamente più lontano.

Uomini nuovi divulgheranno la Verità, non più martiri sanguinanti, non anacoreti come una volta, ma uomini di concetto e di fede, che lanceranno il pensiero con i modernissimi mezzi, uomini che daranno l'esempio in mezzo al turbine della vostra vita.

Spezzate la ferrea gabbia che il passato vi ha fatto e in cui più non vi è spazio per voi; osate, uscendo dai vecchi sentieri, ma non osate pazzamente, dove non c'è nulla da osare; osate verso l'alto e non oserete mai troppo. Dal gran mare delle forze latenti, che voi non vedete, una grande ondata solleverà il mondo.

Intanto abbiate fede. La vostra crisi, se è crisi profonda e dolorosa, partorirà l'uomo nuovo del terzo millennio. Per curarla intanto ricordate che essa è male di sostanza, che non si cura, come cercate, correggendo la forma.

Per risolverla è necessario affrontare il problema nella sostanza e la sostanza è l'uomo, la sua psicologia, la sua anima, là dove è la motivazione delle sue azioni, la sorgente prima degli eventi umani. Qui è la chiave dell'avvenire.

Il vostro ciclo più volte millenario di civiltà sta per esaurirsi; voi lo dovete riprendere ad un livello più alto, viverlo più profondamente non solo credendo ma anche "vedendo ".

Guai a voi se, assurti al dominio del pianeta, non dominerete la macchina, la ricchezza, le vostre passioni con uno spirito puro.

Siete liberi e potete anche retrocedere. In questo scorcio di secolo si decide del terzo millennio. O vincere o morire: e la morte questa volta è la morte peggiore perché è morte di spirito.

A tutti Io dico: "Risorgete con la Mia risurrezione".


Grazie Signore!


Fonte: Pietro Ubaldi - Messaggio della Resurrezione- Pasqua 1932
www.ilsoffioultrafanico.net

Post Scriptum: Il termine Pasqua vuol dire "passaggio", quale miglior augurio per noi, in tempo di Ascensione, poteva arrivarci?

Come si è visto, questo messaggio è attualissimo e sta a dimostrare che è vano ricercare sempre quelli più recenti perché, come sappiamo, nei piani più elevati non esiste il computo del tempo come da noi.

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